Se nel Paese dei mulini cambia il vento

di GIANLUCA VIGLIOTTI


Ultima vittima della crisi economica, l’Olanda si appresta ad allontanarsi dal gruppo delle virtuose d’Europa, ovvero quelle nazioni che presentano la più alta valutazione dalle agenzie di Rating (tripla A). Tra cui annoveriamo l’Austria, la Finlandia e ovviamente la Germania.


E mentre l’Eurozona ha mostrato segni di ripresa – seppur fin troppo timidi per assumere degna rilevanza – il Paese dei mulini a vento si è ritrovato con un Pil in calo dell’1% rispetto allo scorso anno, una disoccupazione che sta sfiorando i massimi storici (8,7%) nonché un vero e proprio crollo degli investimenti, attorno al 9,4%. Numeri tutt’altro che incoraggianti, insomma.

Quello che preoccupa maggiormente, però, risulta essere il settore immobiliare. Il motivo?  Sempre lo stesso: l’eccessiva assenza di velleità da parte delle banche nel concedere mutui a tasso variabile alle famiglie sino al 2008. Ragionando in questi termini, è curioso evidenziare un debito pubblico del 71% rispetto al PIL da un lato (parecchio al di sotto della media europea), ma dall’altro un deficit afferente all’economia privata olandese tra i più alti del mondo.

Il governo olandese ha recentemente introdotto una manovra che porterà ulteriori tagli alla spesa pubblica per un valore stimato di circa 6 miliardi di euro. La forte contraddizione all’interno di questo Paese è testimoniata dalla difficoltà con cui hanno agito ultimamente consumatori e aziende olandesi, abituati ad uno dei welfare State più efficienti al mondo, e pertanto ritrovatisi con l’acqua alla gola. Le necessarie misure cautelative sono giustificate anche da una previsione del rapporto deficit/Pil al 3,9%. 

I mulini continuano a girare. Ma anche in Olanda il vento sta cambiando.

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