Donna e carriera, una sfida possibile

di FRANCESCA PEDACE

«La parità tra uomo e donna ci sarà solo quando una donna mediocre occuperà un posto di comando».  Così Flaminia Festuccia, laureata LUISS ora giornalista di Sky Tg24, apre Leadership, un gioco da ragazze, conferenza incentrata sul ruolo della donna in ambito lavorativo e soprattutto manageriale.

Oltre a lei, protagoniste dell’incontro di venerdì 4 ottobre – tenutosi presso la sede di viale Romania – sono state Antonella Crescenzi (economista, rappresentante del comitato Libere Se Non Ora Quando), Emiliana De Blasio (docente e  coordinatrice scientifica CMCS «Massimo Baldini» LUISS Guido Carli), Elena Previtera (executive partner gruppo Reply) e Donatella Visconti (presidente Banca Impresa Lazio). A seguire erano presenti Bruno Manca, nel ruolo di moderatore, e tutte le quindici studentesse vincitrici del contest Donna e managerlanciato da LUISS University Press l’estate scorsa.
Non è un caso la presenza della giornalista Festuccia all’evento considerando l’ultimo dei suoi libri, L’altra metà del CdA, saggio  che tratta proprio la vita del management femminile, ancora soggetto a pregiudizi e discriminazioni sia nel trattamento economico che nell’accesso ai vertici delle aziende pubbliche e private. Sull’esempio delle dirette protagoniste della scena italiana, l’autrice dimostra come women mean business sottolineando che il più delle volte l’ostacolo maggiore per una donna in carriera non è tanto il retaggio culturale della società prettamente maschilista da cui proveniamo, quanto ella stessa e ciò che durante l’incontro è stato definito il “soffitto di cristallo” che le donne pongono sovente a loro stesse. Infatti la necessità di mostrarsi sempre efficienti, il voler apparire totalmente indipendenti, la massima capacità d’organizzazione e la ricerca costante della perfezione sono caratteristiche comuni a tutte le moderne manager ma anche sintomi della cosiddetta “sindrome di Wonder Woman”.
Lo prova il fatto che tre donne su quattro sono disposte a rinunciare alla maternità per la carriera. È quanto emerge da un’indagine condotta da Adecco, azienda leader nei servizi di gestione delle risorse umane. Su un campione di 2.580 lavoratrici intervistate, alla domanda «Nella vita, cosa vuoi prima di tutto?» il 42,8% ha detto di voler conciliare carriera e famiglia, ma – in realtà – poche riescono a farlo. Secondo il 63,21% delle intervistate, infatti, sul lavoro primeggiano ancora i colleghi maschi perché le donne devono spesso rinunciare alla scalata al successo per la famiglia.
Risultato? Chi sta investendo tutto sulla propria professione è disposta a rinunciare ai figli, mentre appaiono molto importanti la vita di coppia – cui non rinuncia il 43,15% del campione – e il tempo libero (15,69%).  La frase di apertura di Festuccia, in effetti, si riferisce anche a questo: quando una donna al vertice della sua azienda non avrà più bisogno di dimostrare che quel posto le è stato dato unicamente per i suoi meriti e che riesce a conciliare perfettamente lavoro e famiglia, allora avremo finalmente una condizione paritaria.  Dello stesso avviso anche Antonella Crescenzi, con la sua proposta di un sistema più meritocratico, e Donatella Visconti, che ha evidenziato la mancanza nella nostra società di un modello di donna al vertice da prendere come riferimento. Anche perché, nell’immaginario collettivo, questa appare una donna con tratti caratteriali molto mascolini,  e che nonostante tutto – per quanto sia indispensabile in azienda come “braccio destro” della direzione – risulta implicitamente inferiore ai colleghi nella scala di potere.
Infine, come ha sottolineato la dottoressa Privitera, altro ostacolo da superare è essere proprio la competizione fra donne, che arrivano ad ostacolarsi a vicenda pur di emergere. «È un conflitto che difficilmente si ritrova negli uomini per via del loro essere distaccati», ha detto, aggiungendo che «I gruppi migliori infatti sono quelli misti, in cui l’eccessiva diligenza femminile e la freddezza maschile si stemperano». Proprio a questo obiettivo mira la legge 120/2012 sulle «quote rosa» negli organi di comando delle società quotate – pubbliche o controllate da enti locali – approvata in ultima lettura con 438 sì, 27 no e 6 astenuti. Il provvedimento stabilisce che tali organi dovranno essere composti da donne prima per un quinto (dal 2012) e poi per un terzo (dal 2013). Grazie alla legge, in poco più di un anno (dall’agosto 2012) sono stati rinnovati 80 organi tra CdA e collegi sindacali, con un aumento al 17% della presenza femminile nei ruoli di comando delle società quotate.

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