I cretini cercateli altrove

di GIOVANNI ALVARO

Si è avuta l’impressione che la volgare campagna contro gli studenti Luiss – messa in atto da grandi organi di informazione nazionali – sia stato frutto di un percorso concordato. È giusto e necessario, quindi, spendere qualche parola per fare chiarezza sulla partecipazione dei luissini all’incontro svoltosi martedì 12 novembre alle ore 21, presso la sede ufficiale di Forza Italia a piazza San Lorenzo in Lucina con l’onorevole Daniela Santanchè.
All’incontro ha anche partecipato, con grande sorpresa dei più, il cavaliere del lavoro Silvio Berlusconi. L’oggetto era «l’attuale situazione politica ed economica del Paese». Gli invitati, tutti rigorosamente under 25, erano studenti universitari, perlopiù simpatizzanti e curiosi. Studenti, come il sottoscritto, che seguono la politica – anche se dall’esterno – con tanta passione e interesse, perché è la politica che può e deve risolvere i problemi del Paese.
All’ingresso della sede erano posizionati sia giornalisti di importanti testate nazionali sia, naturalmente, quelli di diverse tv che spacciano i loro servizi per «approfondimento culturale». Tutti comunque impegnati a cogliere momenti curiosi da utilizzare nei propri servizi, intervistando i partecipanti all’evento: incluso il sottoscritto, che insieme a un collega più giovane è stato ripreso dall’inviata della trasmissione televisiva La gabbiasu La 7. L’intervista – nonostante l’intento della giornalista di mettere in difficoltà gli intervistati con domande provocatorie – è stata fortemente apprezzata dalla giovane telecronista, che si è complimentata per il livello degli argomenti messi a fuoco e per le argomentazioni usate a sostegno. Si è spaziato, infatti, dalla crisi che attraversa il Paese al giudizio sull’ultimo ventennio (meglio conosciuto come «Seconda Repubblica») alle riforme costituzionali come urgente necessità per allineare l’Italia agli altri Paesi occidentali e garantire realmente la stabilità di chi viene chiamato a dirigere il nostro Paese.
Di tali interviste non è rimasto quasi niente sulla carta stampata, né nelle tv e neppure online. Si è invece voluto presentare un’immagine negativa dei partecipanti all’incontro, scegliendo in maniera certosina le risposte vuote o quelle frutto di emozione per la presenza delle telecamere, e censurando quelle che avrebbero dimostrato preparazione, interessamento e consapevolezza della stragrande maggioranza degli universitari avvicinati dai microfoni o dai taccuini. Gli spunti di riflessione più interessanti sono letteralmente scomparsi.
In qualche trasmissione televisiva, addirittura, si è preferito soffermarsi sull’abbigliamento dei giovani: come se indossare una giacca o un cappello – in una serata importante – fosse disdicevole, e mettendo in evidenza l’università di provenienza. Dipingendo quei ragazzi come una gioventù «di plastica» e la LUISS Guido Carli – un ateneo che sforna talenti ed eccellenze, e che solo pochi giorni fa è stato ancora una volta posto dal Censis ai vertici della classifica nazionale per quanto riguarda la ricerca – come una università frequentata da studenti incapaci di maturare un proprio valido e autonomo pensiero, quando basterebbe un giro in una delle sue sedi per maturare l’idea completamente opposta. Anche il termine «falchetti» (a indicare giovani arrabbiati, schierati e spinti più dalla “pancia” che dal “cervello”) aveva un connotazione negativa e volgare quando lo si è voluto accostare alla nostra università.

La volgarità con cui è stata distorta la realtà dei fatti, nonché il modo in cui i media (o almeno parte di essi) lo hanno fatto di concerto, offendono i partecipanti all’evento. Dimostrano una insensibilità nei confronti di giovani che, pur se in parte impreparati, erano interessati ad ascoltare l’analisi sulla situazione attuale a differenza di tanti loro coetanei che invece preferiscono passare le serate in discoteca. Già Piero Sansonetti, nel suo libro La sinistra è di destra, ebbe a denunciare un sodalizio stretto tra le maggiori testate giornalistiche italiane che si mettevano d’accordo tra loro, nei terribili anni di Tangentopoli, facendo indebite pressioni per condizionare la vita politica di quegli anni e screditare le figure non gradite. C’è da supporre che tra certi organi d’informazione questo sodalizio sia ancora in atto, e che l’informazione continui ad essere pilotata per far passare i messaggi che si considerano utili per una causa precisa: quella dell’antipolitica. Che in questo modo, però, rischia di distruggere la democrazia.

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