BRICS Focus 1 – Brasile

di GIANLUCA VIGLIOTTI

  
Quante volte li abbiamo sentiti nominare, negli ultimi anni! Veri e propri modelli di crescita in un periodo in cui tale locuzione in Italia ha del fantascientifico. Sono le cinque nazioni che presentano un’economia emergente e pertanto – secondo le previsioni – destinate, un giorno, a diventare superpotenze. Stiamo parlando – nell’ordine dell’acronimo «Brics» – di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica.
Cinque nazioni in quattro continenti, la cui somma delle popolazioni copre quasi per metà (42%) quella mondiale. Ma quali sono i lori punti di forza? Quali le loro difficoltà? Dove possono effettivamente arrivare questi Paesi?
Da oggi cominciamo un’inchiesta alla scoperta di chi, durante il periodo della peggior crisi da quella del 1929, è riuscito a far di necessità virtù, facendo leva sul cosiddetto effetto catch-up: un Paese meno sviluppato può facilmente recuperare terreno rispetto a quelli economicamente più avanzati.
BRASILE
Con un territorio ricco di materie prime, il Brasile si presenta ancora oggi con forti contraddizioni interne, a cominciare da una distribuzione della ricchezza ben lontana dall’omogeneità. Un Paese in cui vige la logica del tertium non datur, insomma. I censimenti della nazione indicano che un brasiliano su 6 vive al di sotto della soglia di povertà. La maggior parte di questi ultimi la si può ritrovare nelle celebri favelas, vere e proprie baracche di legno situate in metropoli – come Rio de Janeiro, San Paolo e Belo Horizonte – il cui panorama sociale è dominato da criminalità e corruzione. Tuttavia, il paese del samba è riuscito – soprattutto nell’ultimo decennio – a ritagliarsi una posizione di rilievo tra le economie in via di sviluppo. Come? Attraverso una serie di punti di forza, di seguito elencati.
Innanzitutto, una delle ragioni più importanti deriva dal territorio stesso: il Brasile gode infatti – come accennato prima – di abnormi giacimenti di oro, argento, acciaio, ferro e petrolio, oltre che di risorse agricole e zootecniche esclusive: si pensi a caffè, cacao, soia, mais e via discorrendo.
La moneta brasiliana, il real, ha recentemente incrementato il suo valore: si pensi che nel maggio 2011 si è rivalutato del 40% rispetto al dollaro. Numeri incoraggianti, che hanno permesso un aumento degli investimenti stranieri: autentici toccasana per la crescita del Paese.
La storia economica recente evidenzia un irrisorio periodo di indecisione (2003-2006), che ha visto crescere la nazione verdeoro di soli 3 punti percentuali rispetto a previsioni che si aggiravano attorno all’8%. Dal 2007, invece,  l’economia ha il suo sviluppo internazionale con rinnovato vigore (tra il 7 e l’8%) anche grazie al nuovo progetto di accelerazione della crescita economica, il Pac. Nell’industria petrolifera, Petrobras (assimilabile alla nostra Agip) è in forte espansione, anche alla luce delle recenti scoperte di giacimenti sottomarini pre-salt(valutati dai 60 ai 100 miliardi di barili petroliferi nella piattaforma sottomarina al largo del litorale nazionale) che potrebbero fare del Brasile la quarta o quinta potenza esportatrice di gas e greggio nell’arco di un solo decennio.
L’assegnazione dei Mondiali di calcio e della trentunesima edizione delle Olimpiadiestive – che si svolgeranno rispettivamente nel 2014 e nel 2016 – rappresentano delle occasioni fondamentali per la definitiva consacrazione per un Paese che, nonostante tuttora sia pedissequamente caratterizzato da oggettive difficoltà sociali, potrà ulteriormente legittimare la propria credibilità a livello internazionale. Sebbene non tutti siano dello stesso parere (si pensi ai numerosi, recenti focolai di protesta), la possibilità per il Brasile sembra essere molto più che ghiotta.

I brasiliani avranno così l’opportunità di dimostrare la loro passione nei confronti della propria nazione, tanto contraddittoria quanto permeata di patriottismo. 

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