«Ci hanno rinchiuso per quello che rappresentavamo»

 di FRANCESCA PEDACE
«Non ci hanno arrestato per quello che abbiamo fatto. Ci hanno rinchiuso per quello che rappresentavamo». Quando nell’articolo precedente affermavamo che il caso dell’Arctic Sunrise non era ancora concluso, non sbagliavamo, nonostante quanto dichiarato dal governo russo dopo la sentenza del 22 novembre 2013. Quando, su 21 magistrati del Tribunale internazionale del diritto del mare (Itlos), solo due hanno votato contro: Vladimir Golitsyn e Markiyan Kulyk, l’uno russo e l’altro ucraino.
Il giudizio era stato promosso dai Paesi Bassi per la liberazione dell’equipaggio della nave e il dissequestro del mezzo da parte delle autorità russe. Cristian D’Alessandro, uno dei 30 attivisti arrestati nell’Artico per l’essersi arrampicati sopra una la piattaforma petrolifera della Gazprom, la giustizia russa ha notificato la chiusura del procedimento pendente su di lui in seguito all’amnistia approvata la settimana prima dal Parlamento in occasione del ventesimo anniversario della costituzione. Con lo stesso decreto sono tornate in libertà anche le Pussy Riot(il che si spiega col fatto che in entrambi i casi si trattava di un’accusa di vandalismo, precisamente «hooliganismo»).
L’Olanda ha comunque dovuto consegnare alle autorità russe una garanzia dal valore di 4,8 milioni di dollari (circa 3,6 milioni di euro). A tal proposito il giornale The Moscow Times riporta una dichiarazione del ministro degli Esteri olandese Frans Timmermans, il quale afferma che Greenpeace compenserà il governo olandese se il tribunale arbitrale imporrà all’Olanda, in una data successiva, di pagare un risarcimento alla Federazione Russa.
Un problema non irrilevante, come ha fatto notare Matteo Tacconi nel suo articolo sul sito del quotidiano Europa: lo scontro Russia-Greenpeace riguarda il fatto che potrebbero esserci, in futuro, altri casi analoghi a questo o comunque altre proteste volte a fronteggiare la corsa all’energia nascosta sotto i fondali dei mari artici. Lo scioglimento dei ghiacci favorirebbe infatti l’estrazione da riserve di petrolio e gas finora irraggiungibili. E un’altra conseguenza, infine, sarebbe l’apertura di una rotta marittima che – collegando Russia e Norvegia – farebbe risparmiare su costi e tempi di trasporto di merci dall’Asia all’Europa.

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