Macchinazioni e truffe: quando l’ingegno viene usato male

di ANTONELLA GUGLIERSI

  

Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta negli Stati Uniti d’America era stata condotta un’operazione conosciuta col nome di «ABSCAM», volta a smascherare politici corrotti – uomini del Congresso e Senatori – che accettavano tangenti in cambio di asilo politico negli Stati Uniti e di aiuto per trasferire denaro fuori dal paese. L’Fbi assunse Melvin Weinberg, un artista della truffa, per creare uno schema ideale per smascherare tutti i corrotti.
American Hustle – L’apparenza inganna inizia assumendo che alcuni di quei fatti sono davvero accaduti: Irvine Rosenfeld è il proprietario di una catena di lavanderie e vetrerie, sebbene l’attività da cui trae maggior profitto sia la truffa; deruba la gente povera di cinquemila dollari, promettendo loro in cambio una cifra tra trentamila e cinquantamila dollari, che in realtà non ha e non restituirà. Ha un giro di quadri contraffatti o rubati, che vende privatamente: la sua vita cambia letteralmente quando conosce Sydney Prosser, una donna di cui si innamora ma che, come lui, farebbe di tutto per cambiare la sua situazione.
Con lei come socio d’affari – Sydney finge di essere una lady inglese che ha contatti con banche europee – guadagnano molto di più senza catturare troppo l’attenzione della polizia, poiché hanno solo clienti di basso profilo: fin quando non si ritrovano un poliziotto sotto copertura, Richie Di Maso, come cliente. In cambio della libertà, Di Maso chiede loro la possibilità di avere prove e catturare almeno quattro altri delinquenti del loro giro di opere contraffatte e rubate, poiché sono tra i migliori truffatori dell’epoca.
I due accettano – sebbene Sydney sia visibilmente contraria e voglia scappare, ma Irvine non vuole per amore del figlio adottivo cui vuole davvero bene – e si ritrovano invischiati in qualcosa di molto più grande: Di Maso, infatti, non appena scopre della partecipazione a quel giro del sindaco di Camden Carmine Polito, del quale ha sempre sospettato, spinge l’operazione anche oltre. Sfruttano il presunto sceicco degli Emirati Arabi (in realtà un agente dell’Fbi travestito da emirato che avevano precedentemente utilizzato per interessare un amico delinquente di Irvine), intenzionato ad investire nei Casinò di Atlantic City, e lo fanno uscire allo scoperto ad una festa organizzata nel suddetto casinò, dove viene presentato ai futuri manager (perlopiù mafiosi). Purtroppo è interessato alla faccenda anche un noto mafioso dell’epoca, Victor Tellegio, la cui partecipazione fa superare il limite a Di Maso, poiché vuole portare a termine la missione a tutti i costi.
Gli stessi Irvine e Sydney iniziano a temere: per l’interessamento di Tellegio e per la vastità dell’operazione. Inoltre, Irvine inizia davvero ad essere amico di Carmine Polito e non vuole far parte dell’operazione che lo vede chiaramente finire in galera, mentre Sydney è turbata dall’aggiunta della moglie di Irvine nella missione, che già poco sopporta per ovvi motivi, ma soprattutto per via del fatto che è imprevedibile.
Sarà proprio lei a far inasprire la situazione, che porterà Irvine e Sydney ad ideare un piano per far sì arrestare i cinque politici coinvolti nelle tangenti ma salvare Tellegio e far avere una pena ridotta a Polito, che aveva fatto tutto nelle migliori intenzioni e per il suo popolo.
Un film con tanto potenziale, dall’argomento interessante, non solo perché tratto da una storia in parte vera, ma soprattutto per la visione della vita, dove tutto non è solo bianco o nero, ma grigio: Irvine Rosenfeld è contemporaneamente un truffatore ma anche un buon padre di famiglia; dall’altra parte, Richie Di Maso inizia quell’operazione con degli ottimi ideali, vuole estirpare la corruzione dal mondo, specialmente dai piani alti della politica statunitense, ma utilizza dei metodi poco ortodossi e spesso al limite della legalità.
Irvine e Sydney la passano liscia nonostante tutto, e sebbene il film sia narrato dal loro punto di vista non si può non pensare che i due truffatori, pur avendo cambiato vita, siano stati ingiustamente lasciati in libertà.
Nonostante il cast d’eccezione – Christian Bale, Amy Adams, Bradley Cooper, Jeremy Renner – una menzione particolare va a Jennifer Lawrence, che nei film del regista David O. Russell riesce sempre a dare il meglio di sé e rappresentare sulla scena ruoli di donne dal dubbio equilibrio mentale impeccabilmente.
Le aspettative sono state leggermente deluse, sebbene non sia un film del tutto cattivo. È una storia interessante, dà diversi spunti per riflettere, ma sarebbe potuto essere di più. Più thriller, più drammatico, più emozionante: invece è rimasto piuttosto piatto.

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