Brasile 2014: tra miti e fenomeni, un’altra pagina di storia


di  RICCARDO SETTH

Per i Mondiali più attesi degli ultimi vent’anni, il conto alla rovescia è ormai terminato. Tanto si è scritto, tanto si è discusso; eppure, molto spesso il lato sportivo della competizione è stato messo da parte per raccontare e descrivere scandali e proteste che nell’ultimo anno si sono accompagnate alla manifestazione iridata.
Eppure tra sette giorni – alle ore 17 locali (le 22 in Italia) – si accenderanno i riflettori dello stadio «Corinthians» di San Paolo, dove verrà fischiato il calcio d’inizio della partita inaugurale tra i padroni di casa e la Croazia, che spera di non avere il ruolo di vittima sacrificale.
Trentadue sono le squadre che prenderanno parte al Mondiale e in questa edizione – come non mai – i padroni di casa del Brasile sono dati da tutti come i favoriti assoluti.

La Seleçaodi Neymar e compagni vorrà riportare a casa la coppa dopo 12 anni dall’ultima vittoria mondiale. Eppure – come spesso è successo – le squadre favorite rischiano di specchiarsi nella loro bellezza e sciogliersi sotto il peso della pressione.
Pressione aumentata dal «fattore campo», in grado di portarti alle stelle ma anche farti precipitare nell’oblio degli sconfitti se nelle prime partite non arrivassero i risultati sperati.
Infine, il grande incubo che tutti i brasiliani sperano di non rivivere: il Maracanazo. Fin dal 30 ottobre 2007 – data in cui la Fifa ha assegnato i Mondiali al loro Paese – a tutti i brasiliani, anche ai più giovani, è tornato in mente quel maledetto 16 luglio 1950, quando gli 11 fenomeni persero la finale per 2-1 contro gli uruguayani, pronti a tutto per la gloria della loro patria.
Quello era il Brasile dei fantasisti e del calcio bailado, con una formazione che definire offensiva era dir poco (basti vedere il 2-3-4-1 con il quale i brasiliani hanno affrontato quella finale). 
Anche quest’anno il Brasile schiererà la sua solita lista milionaria di fantasisti ma la vera chiave sarà la difesa, coi due pilastri Thiago Silva e David Luiz che rappresentano una tra le coppie difensive più forti di questo Mondiale.
Il primo posto del Gruppo A non dovrebbe essere in discussione, con Croazia, Camerun e Messico a lottare per accaparrarsi l’ultimo posto utile per superare la fase a gironi.
Nel girone B la Spagna campione del mondo si troverà di fronte l’Olanda nel re-match della finale della scorsa edizione (quando gli spagnoli si imposero con un gol di Iniesta ai tempi supplementari sugli Orange). Le Furie rosse non sono i primissimi favoriti solo perché il Brasile gioca in casa, ma i maestri del possesso palla ipnotico sono sempre lì: e questa volta con un centravanti in più come Diego Costa, che per poco non portava la Madrid «proletaria» (quella dell’Atletico) sul trono d’Europa.
In questo gruppo il Cile avrà il ruolo di outsider con i vari Vidal e Alexis Sanchez, pronto ad approfittare di eventuali (poco probabili) passi falsi delle due europee.
Il Gruppo Csembra il più aperto: Giappone (del nostro Zaccheroni), Costa d’Avorio, Grecia e Colombia potrebbero fare da mina vagante nel tabellone nei turni successivi.
Da seguire con particolare attenzione i sudamericani – che anche senza il bomber Falcao si giocano le loro carte  con i “nostri” Cuadrado e Guarín, pronti a far impazzire le difese avversarie – e gli africani: i quali, oltre all’apporto di un attaccante come Drogba (avrà 36 anni, ma ha pur sempre segnato 176 gol in carriera di cui 48 in Champions League; inoltre è primatista di reti con la maglia del Chelsea nelle competizioni Uefa: diciamo uno che a Stamford Bridge qualche ricordo lo ha lasciato), avranno anche la freccia nera Gervinho – che quest’anno, in Serie A, ha fatto saltare il banco in molte parti –  e poi c’è lui: Yaya Touré.
Forse cacciato troppo in fretta da un Barcellona tutto tiki taka, attratto dai petrodollari degli sceicchi del Manchester al City, cui ha fatto vincere la Premier quest’anno con i suoi 20 gol (sic!). Un uomo che fa reparto da solo, forse anche di più: chiedetegli il ruolo e lui neanche vi risponderà; nel corso della partita gioca ovunque, al punto che nel panorama moderno non c’è nessuno cui paragonarlo per duttilità, fisicità e potenza.
Il Gruppo Dè quello dell’Italia, che ad ogni Mondiale sembra arrivare sottotono ma a fari spenti ha conquistato le più grandi soddisfazioni (forse qualcuno ricorda il lontano 2006?). Come ad ogni Mondiale, le scelte del ct di turno vengono criticate da milioni di allenatori da divano che tutto sanno ma che niente capiscono.
È vero, non abbiamo i fenomeni di altre nazionali; ma – in fondo – è il gruppo coeso che ci ha sempre portato a vincere le sfide più difficili: nessuno avrebbe scommesso sulla finale agli Europei di due anni fa. Prandelli porta con sé i suoi fedelissimi della difesa, il blocco juventino: Barzagli Bonucci e Chiellini con l’immancabile Buffon; sulle fasce i due terzini Abate e De Sciglio del Milan, che cercheranno di dare quella spinta (tanto mancata ai rossoneri quest’anno) al centrocampo, forse il reparto più fornito: Pirlo, De Rossi, Verratti e Thiago Motta cercheranno di nascondere la palla agli avversari. Infine, in attacco, l’estro di Cassano la grande vena realizzativa nazionale di Balotelli.
Tanto si è discusso sulla decisione di lasciare a casa Giuseppe Rossi: i precedenti non danno ragione al ct. Nell’82 Bearzot convocò «Pablito», che nonostante i due anni di squalifica appena scontati partecipò a quel Mondiale: dopo le prime partite del girone incolore, segnò tre volte nella storica partita contro il Brasile conclusasi 3-2, in semifinale ne aggiunse due alla Polonia e in finale segnò il primo gol nel 3-1 alla Germania Ovest.
E poi ricordiamo il Mondiale del 2006, quando Lippi si affidò a Totti nonostante il brutto infortunio alla caviglia che lo aveva tenuto fuori per tutto il girone di ritorno del campionato: il capitano della Roma fu decisivo, segnando il rigore nella partita contro l’Australia.
Insomma, che dire: speriamo che Prandelli abbia fatto la scelta giusta. Ma la strada non è delle più facili, con Uruguay e Inghilterra nel girone.
La favola dei sudamericani è unica: un Paese con soli 3 milioni di abitanti in grado di vincere due campionati del mondo, la cui enorme tradizione calcistica ripone le sue speranze negli scarpini di Forlán, Cavani e Suarez (il giocatore del Liverpool è reduce da un infortunio, ma 31 gol in Premier League hanno convinto il ct Tabarez a portarlo in Brasile), e nel fantasma del Maracanazo che ancora aleggia tra i seggiolini del Maracanã.
I padri fondatori del calcio dell’Inghilterra, invece, si affacciano alla finestra mondiale con grandi speranze di gloria; ma – pur avendo inventato questo sport – solo una volta sono riusciti a vincere la coppa dorata. Quest’anno i «tre leoni» avranno in rosa un mix di giovani ed esperti (i soliti due «generali» a centrocampo, Gerrard e Lampard) che potrebbe rappresentare la via giusta per arrivare sino in fondo.
Nel Gruppo Ei cugini francesi sono i favoriti, anche grazie a un miracoloso quanto oscuro sorteggio che ha messo loro di fronte Svizzera ed Ecuador, oltre all’Honduras.
Per i transalpini le porte per la fase finale sono spianate, ma i problemi potrebbero arrivare dall’interno, visti i numerosi attriti all’interno dello spogliatoio.
Nel Gruppo Fla grande favorita è l’Argentina, che ha il giocatore più forte di tutti i tempi: Messi, arrivato ormai all’appuntamento decisivo con la laurea. Nessun numero dieci è riuscito a vincere un Mondiale superata l’età di 30 anni: la «Pulce», arrivata a 27, o vince quest’anno o sfata il tabù (ci ha provato Zidane nel 2006, ma non gli è andata bene!). Oltre che su di lui, l’Albiceleste può contare sul Aguero, Higuaín e Di Maria (niente male come comprimari!).
Il posto restante se lo giocano Bosnia (l’unica esordiente del mondiale) e Nigeria, con l’Iran a fare da squadra-materasso.
Nel Gruppo GGermania e Portogallo sono le favorite, coi tedeschi che rincorrono l’iride da Italia ’90 e i lusitani che cercano di scrollarsi di dosso l’appellativo di rivelazione, entrando a far parte – permanentemente, ormai – del gotha mondiale. E poi in rosa hanno un certo Cristiano Ronaldo, vincitore dell’ultimo pallone d’oro e l’unico ad avere una media realizzativa inferiore ai 90 minuti.
Attenzione però al Ghana, che già in Sudafrica è stato a undici metri dalle semifinali.
Nel Girone Hregna l’incertezza: Russia e Belgio sembrano essere le favorite, ma la Corea del Sud ( i Mondiali 2002 sono ancora una ferita aperta in Italia) e l’Algeria cercheranno di ritagliarsi il loro spazio nella competizione.
Una settimana e si parte: solo sette giorni e le critiche, le incertezze e le proteste svaniranno. La parola spetta solo a quei 22 giocatori che il 13 luglio, al Maracanã di Rio de Janeiro, scriveranno un’altra pagina indimenticabile di questo sport.

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