Un nuovo modello di gestione dei beni pubblici a Villa Ada


di ROBERTO ZAMBIASI
Nell’ambito delle attività dell’associazione LabGov, nata dalla collaborazione tra la nostra Università e l’associazione LabSus, «Laboratorio per la Sussidiarietà», si è tenuto lo scorso 26 giugno l’evento «ReinventAda+», a sei mesi di distanza dal primo grande successo ottenuto da «ReinventAda».
La manifestazione, svoltasi presso il Tempio di Flora all’interno del parco, ha coinvolto studenti dell’Università e volontari provenienti da varie istituzioni (come il Touring Club Italiano), nonché il professor Cristian Iaione, ordinario di diritto pubblico presso il Dipartimento di Scienze Politiche, il quale è stato tra i principali fautori della creazione di LabGov.
Lo scopo della giornata, come già lo scorso 26 ottobre, era quello di riportare all’antico splendore un sito architettonico di grande pregio quale il Tempio di Flora – voluto dal conte Pallavicini, allora proprietario della tenuta – nel Settecento, ma caduto purtroppo in uno stato di precario abbandono, mitigato ma non risolto dagli interventi di restauro promossi dall’amministrazione cittadina.
La volontà di “rigenerare” il Tempio ha dato agli studenti un’occasione per mettere in pratica il percorso seguito in Università durante tutto l’anno, presso il Dipartimento di Scienze Politiche, che si è articolato in un ciclo di lezioni legate alla gestione dei beni comuni.
A partire dal primo pomeriggio, armati di scope e palette, i volontari (o, come amano orgogliosamente farsi chiamare, i «LabGovers») hanno spazzato tutta l’area interna e circostante al Tempio, lavorando con allegria e con il gusto di chi sta facendo qualcosa in cui crede.
Durante il pomeriggio, poi, sono apparse alcune importanti personalità universitarie per partecipare all’iniziativa, molto apprezzata dal nostro ateneo.
Tra gli altri figura il DG, dottor Giovanni Lo Storto, che – armatosi di pettorina – non ha esitato a mettersi al lavoro insieme ai ragazzi, e, alle domande degli studenti sulla promozione della cittadinanza attiva, ha ricordato che la nostra Università è all’avanguardia nel tentativo di formare studenti con una forte coscienza critica, e aperti al mondo. Tutto ciò, ovviamente, richiede un impegno forte del singolo, che parte anche dalle cose piccole,  come riportare le tazzine al bancone del bar o evitare di gettare a terra i mozziconi di sigaretta.
In tutt’altra prospettiva, lo stesso tema è stato ripreso dal professor Sebastiano Maffettone, il quale, durante la sua lecture, ha portato l’esempio di Gandhi e Kant, ricordando che se si vogliono cambiare gli altri, la prima cosa da fare è cambiare se stessi.
Non sono mancati anche i rappresentanti delle istituzioni cittadine, in particolare il presidente del II di Municipio Roma, Giuseppe Gerace, e l’assessore alla Cultura dello stesso Municipio, Agnese Micozzi, oltre ad Alberta Campitelli, responsabile delle Ville e dei Parchi Storici romani.
La presenza delle autorità ha avuto non solo un ruolo di evidente riconoscimento del valore dell’attività svolta, ma anche di volontà di collaborazione per il futuro.
Al termine dell’iniziativa, infatti, è stato presentato un «Patto di collaborazione per la cura e la governance condivisa dei beni comuni cittadini», il cui scopo è quello di permettere ai cittadini di intervenire nella riqualificazione di molti siti storici e artistici romani che oggi non versano in ottime condizioni, e dei quali il Tempio di Flora rappresenta solo un piccolo esempio.
Per celebrare al meglio la riuscita dell’evento, il centro culturale «La Calzoleria» ha partecipato alle attività tramite un iniziativa, «Intimismi», che ha coinvolto due gruppi musicali, «Marcello e il mio amico Tommaso» e Luca Bertelli.
Quest’ultimo ha affascinato il pubblico suonando uno strumento a percussione di recentissima invenzione, lo hang, il quale si è anche adattato molto bene alla cornice del Tempio.
Protagonista silenzioso dell’iniziativa è stato poi Lorenzo Properzi, membro del collettivo «Urban Decorations», che ha realizzato un’esibizione di “Live painting” durata tutto il pomeriggio.
Forse davvero la bellezza dell’evento è dipesa anche dal forte coinvolgimento che ha riscontrato, e dal fatto che ogni partecipante, chi più, chi meno, ha cercato di mettere del suo nella riuscita della giornata.
Qualcosa si sta muovendo, dunque, e l’associazione «LabGov» è solo uno dei gruppi di cittadini volenterosi (giovani e meno giovani) che in tutta Italia hanno deciso di impegnarsi per migliorare il luogo in cui vivono.
A questo proposito, va ricordato che proprio per cercare di unire le forze e soprattutto per conoscersi a vicenda, le associazioni italiane coinvolte nella governance dei beni comuni si sono dati quest’anno appuntamento al primo «Festival delle comunità del cambiamento», che si è tenuto a Palazzo Re Enzo, a Bologna, il 14 giugno.
Forse è arrivato il momento di ricordarci che la democrazia, per essere davvero al servizio di tutti, ha bisogno dell’impegno di ciascuno nei confronti degli altri.

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