E se diventasse azzurro anche il cielo sopra Rio?

Con l’avvicinarsi del fischio d’inizio dei Mondiali brasiliani, 
ripubblichiamo l’articolo sull’argomento 
già uscito nell’edizione cartacea di aprile-maggio. 
BUONA LETTURA!
 
Maracanã, Maracanã, siamo venuti fino a qua! Chi, tra i tifosi, non ha mai sentito questo coro? E chi, pensando al Maracanã, non ha un brivido nell’immaginare la propria squadra giocare nel celebre stadio di Rio? Eppure è lì che il 13 luglio – con tutti gli scongiuri di rito per i più superstiziosi – la nostra nazionale scenderebbe in campo se arrivasse in finale a Brasile 2014. Ristrutturare per l’occasione quello che è stato un tempio del calcio, però, è costato oltre 404 milioni di euro: che, sommati alle spese per decine e decine di mezzi di trasporto, aeroporti, edifici all’avanguardia e quattro nuovi stadi costruiti da zero, arrivano a 14 miliardi di euro. Mai così tanto da quando si disputano i Mondiali di calcio. Troppo.
Le proteste violente dei cittadini nei confronti di tali costi spropositati – che in un primo momento avevano fatto aleggiare il fantasma della guerriglia urbana – sembrano essere sopite, avendo lasciato il posto a una febbricitante attesa per quello che si prospetta un campionato ricco di colpi di scena, capace di offrire un enorme contributo all’economia della nazione. D’altronde per un mondiale con Messi, Ronaldo, Neymar, Ribéry e Iniesta non potrebbe essere altrimenti.
E – formazioni alla mano – sembrano proprio Spagna, Brasile, Germania e Argentina ad avere una marcia in più sulle altre contendenti al titolo. Occhio però alle sorprese: il Belgio, con Hazard e i suoi gioielli emergenti, desta non poche curiosità; la Colombia dei vari Cuadrado e Guarín preoccupa i molti; l’Olanda e i transalpini di Benzema sono pur semprequadre insidiose e temibili.
E l’Italia? Dopo la rovinosa figuraccia del 2010 (fummo eliminati in un girone con Slovacchia, Paraguay e Nuova Zelanda), la voglia di riscatto è grande. Prandelli potrà contare su giocatori di esperienza internazionale come Pirlo, De Rossi, Balotelli e Buffon; ma dovrà subito fare i conti con un girone eliminatorio di ferro, comprendente Uruguay e Inghilterra. Non va dimenticato, però, che nei match di cartello gli azzurri hanno sempre mostrato carattere; e lì dove venivano dati per spacciati sono riusciti a ribaltare ogni tipo di pronostico, conquistando risultati insperati: pensiamo agli Europei di due anni fa. La nostra nazionale potrebbe donare quindi emozioni inaspettate, ridando lustro a un’Italia calcistica che a livello di club – nell’ultimo periodo – è sembrata decisamente un gradino sotto agli altri Paesi.
Appuntamento al 12 giugno alle 18 per la gara inaugurale tra i verdeoro – padroni di casa – e la Croazia. Per l’occasione le spiagge di Copacabana si svuoteranno e quel bambino brasiliano – che da sempre gioca per strada nella povertà con un vecchio pallone di cuoio – correrà allo stadio, sognando per 90 minuti di diventare un giorno come i suoi idoli in mezzo al campo. E il popolo italiano sognerà di tingere d’azzurro il cielo sopra Rio, come a Berlino otto anni fa.

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