Ucraina, i diritti dei popoli e gli interessi in gioco

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Di Luca Laureti

Vi starete chiedendo perché a distanza di più di sette mesi dalla vicenda di Majdan e da quelli che sono stati i principali fatti della crisi in Ucraina e dei relativi sviluppi si scriva un articolo proprio riguardo a questo conflitto. Innanzitutto preme ricordare che la guerra di Crimea è tutt’altro che conclusa: sebbene i media non ne parlino più con regolarità, nelle regioni del Donbass e della Crimea ancora oggi vi sono scontri a fuoco tra ribelli filorussi e esercito ucraino. Ancora oggi, nella stessa capitale Kiev, il popolo ucraino non può condurre una vita normale, dovendo vivere in stato di guerra, sopportando tutto ciò che esso comporta (e il resto del mondo inerme a guardare). Ancora oggi in alcune regioni ucraine uomini, donne e bambini uscendo di casa rischiano che un missile o una bomba cada sulle loro teste.
Altro motivo per cui ritengo opportuno scrivere un articolo del genere sono le ragioni e le cause che hanno portato allo scoppio del conflitto, che ha provocato la morte di 2500 ucraini e la perdita della casa per innumerevoli altri di loro, ragioni e cause che per quanto mi riguarda sono troppo futili per poter giustificare una guerra. Tutto ebbe inizio quando nel novembre del 2013 a Kiev scoppiò una rivolta, anche nota come «Euromajdan», dovuta al fatto che l’allora presidente ucraino Yanukovich rifiutò un accordo per una maggiore integrazione dell’Ucraina con l’Ue. Dopo diversi mesi di agitazione popolare il presidente (fido alleato di Putin) viene deposto; per tutta risposta la Russia invade la regione ucraina della Crimea affermando di «dover difendere gli interessi dei cittadini russofoni che abitano la regione».
È noto a tutti come la Crimea fosse una regione in prevalenza abitata da cittadini russofoni (circa il 75% della popolazione), ma siamo sicuri che basti questo per permettere ad una superpotenza di entrare negli affari interni di una nazione e addirittura occuparne militarmente una porzione? Sappiamo come la Crimea avesse anche un’importanza strategica fondamentale per la Russia, visti i porti e gli agganci sul Mar Nero. Successivamente in Crimea ha avuto luogo il referendum per l’indipendenza di quest’ultima e la proclamazione della Nuova Repubblica di Crimea. La consultazione ha avuto risultati impressionanti: il 97% della popolazione infatti ha votato per l’opzione autonomista. Curioso come tale referendum venga considerato illegittimo da Ue, Usa e moltissimi altri Stati che quindi non riconoscono la Nuova Repubblica di Crimea, in quanto esso è avvenuto in maniera molto rapida e senza la supervisione dei competenti organi ucraini.
Attualmente la situazione vede la Crimea in mano ai separatisti e il conflitto si è spostato nella regione del Donbass, in cui ogni giorno esercito ucraino e ribelli filorussi combattono per la conquista di posti strategici quali aeroporti o stabilimenti industriali. È grave che i ribelli siano finanziati, foraggiati, incoraggiati ed equipaggiati da Mosca, che tuttavia ancora nega un diretto coinvolgimento nella vicenda. Ancor più grave è che nonostante ciò sia pubblicamente noto a tutti (e ci sono prove come le immagini della Nato a testimoniare il coinvolgimento russo), non sia stato fatto altro che infliggere sanzioni economiche e commerciali alla Russia (che tra l’altro hanno avuto ripercussioni non indifferenti per i Paesi esportatori), del tutto inefficaci a fermare il conflitto o perlomeno l’intervento russo.
E allora mi chiedo: perché uomini, donne e civili innocenti devono morire per il semplice fatto che a Putin non sta bene che l’Ucraina si accosti all’Europa? Perché un popolo indipendente deve sopportare gli orrori di una guerra solo perché la Russia non vuole rinunciare alla propria centralità nel Mar Nero? Perché il gas deve valere più della vita delle persone, a tal punto che nessuno muova un dito per fermare l’invasione? Siamo davvero arrivati a un mondo in cui gli interessi economici hanno la meglio sui diritti degli individui e sulla libertà umana? Perché di questo si parla: nel momento in cui si nega a un popolo la possibilità di autogestirsi, gli si sta negando la libertà.

One thought on “Ucraina, i diritti dei popoli e gli interessi in gioco

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    3 ottobre 2014 at 9:14
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    Sintesi chiarissima di un problema che si riaffaccia sempre nele pagine della storia. Perche’ l’ essere umano nell’operare le sue scelte non mette mai al primo posto il rispetto per la vita e la dignita’ degli altri esseri umani?
    Quando riusciremo a cambiare questo punto e’ indubbio che vivremo in un mondo migliore.

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