«Quasi quasi prendo un taxi!»

taxiDI VICKY DE FRANCESCO

Si sa, tutti amano viaggiare. C’è a chi piace lanciarsi in «viaggi-avventura» ed esplorare terre quasi sconosciute attraverso interrail, campeggi o lunghe navigate. C’è chi preferisce il break rilassante, semplicemente all’insegna di mare e sole, piuttosto che lunghe sciate in montagna.

Esiste poi, la categoria di persone che opta per la vacanza culturale, improntata alla visita in lungo e in largo delle principali città nel mondo. Questa tipologia di turisti spesso non considera alcuni particolari fondamentali, che potrebbero influire nel trascorrere la tanto ambita «vacanza perfetta».

Viaggiare significa innanzitutto avere spirito di adattamento. Uno dei principali topic su cui essere preparati, durante la vacanza culturale, riguarda la familiarità con i differenti mezzi di trasporto. Moltissimi turisti, però, amano la comodità e l’efficacia. Cosa fare, quindi, per evitare di rimanere intrappolati nei super affollati mezzi pubblici? La risposta è semplice: prendere un taxi.

Chi non ha mai sognato di salire su un taxi e dire «Presto! Insegua quella macchina!»? Bene, se siete appassionati di film d’azione, in alcuni Stati del mondo non dovrete nemmeno sprecare fiato per pronunciare la fatidica frase.

Senza dubbio, l’Egitto e la Turchia detengono il primato dei peggiori drivers del mondo: niente cintura di sicurezza, niente limiti di velocità, ma soprattutto nessuna paura di guidare controsenso. La cultura influenza di gran lunga i comportamenti e la visione d’insieme delle diverse popolazioni.

Egiziani e turchi, infatti, riescono ad attrarre per la loro gentilezza e disponibilità verso il prossimo, ma sono anche molto sicuri di sé; pertanto, la loro cordialità potrebbe essere quasi un’arma a doppio taglio.

Questi atteggiamenti si riflettono nella guida: una volta a bordo di un taxi – con una visione quasi cinica dell’argomento – si potrebbe affermare che non si sa quando si arriverà a destinazione, ma soprattutto se la si raggiungerà!

Non è però necessario avventurarsi nei Paesi asiatici, per incontrare i peggiori guidatori del mondo.

Sarebbe bello poter affermare il contrario, ma gli italiani non sono di certo degli esperti di sicurezza stradale. L’italiano è costantemente «di fretta», non sopporta le perdite di tempo e ama la comodità.

Tuttavia, le Norme del Codice della Strada sono quasi sempre rispettate: sì alla cintura di sicurezza, un po’ incerto il rispetto dei limiti di velocità. Salire su un taxi italiano potrebbe essere davvero dispendioso: molti non si fanno problemi ad allungare il percorso richiesto, imboccando strade alternative; però il tragitto sarà sicuramente allietato da lunghe chiacchierate.

Vicini – sia come posizione geografica che nella guida – vi sono francesi e tedeschi: letteralmente concentrati su sé stessi. Rispettosi delle regole, ma totalmente scontrosi. Non si tratta di preoccuparsi troppo della propria sicurezza, ma piuttosto di limitarsi con le chiacchiere!

In molti Stati europei è possibile accomodarsi all’interno di un taxi e godersi la città in auto. Ė il caso della magica città di Londra. Il londinese è cordiale, onesto e preciso. Insomma, nonostante la rinomata eccellenza dei mezzi pubblici, un giro in taxi è quasi d’obbligo ed è di certo piacevole.

Cosa dire, invece, di New York? Ė la città dei taxi per eccellenza. Negli Usa il taxi è un vero e proprio costume. L’automobile gialla è senz’altro il simbolo della Grande Mela; ed essendo una prassi, nella «città che non dorme mai», è fuori questione non provarlo almeno una volta. Prudenza e padronanza della vettura sono le parole d’ordine.

Allora, mettetevi comodi o tenetevi forte: in qualunque città del mondo, prendere un taxi è il modo migliore per scoprire nuove prospettive e sentirsi quasi un residente, più che un turista.

Vicky De Francesco

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