Brasile: quando gli esclusi diventano l’ago della bilancia

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Il 5 ottobre, in Brasile circa 140 milioni di elettori si sono recati nei seggi davanti ad un touch-screen per decidere del loro futuro. Il risultato ha decretato l’ammissione al secondo turno (26 ottobre) della Presidentessa uscente Dilma Rousseff, candidata del Partito dei Lavoratori ed erede designata di Ignacio Lula, e Aécio Neves, candidato del Partito Socialdemocratico e notissimo esponente della Sinistra Tradizionale; la sorpresa più grande è stata peró vedere la candidata del Partito Socialista Marina Silva fuori dai giochi.

Lo scenario elettorale è dei più imprevedibili, visto che l’ago della bilancia pare essere proprio colei che -citando Pirandello- è “L’Esclusa”, a seconda della scelta di quest’ultima di appoggiare o no Neves-con cui è idealmente lontana- per arrestare il governo del Partito dei Lavoratori.

La storia di Marina è tutta da raccontare: nasce in povertà in villaggio in Amazzonia 56 anni fa e rimane totalmente analfabeta fino all’età di 16 anni, quando entra in una scuola cattolica per diventare suora. Un giorno la vita, già scritta, della giovane studentessa cambia quando lei assiste ad un discorso di Chico Mendes, il leader dei siringueiros, il sinadacato dei raccoglitori di gomma, storica prima linea dell’esercito per la conquista dei diritti in un Brasile soffocato dalla dittatura militare; il carisma del leader fa capire alla Silva che la vita tranquilla del convento non fa per lei, quindi scende in politica, facendo attivismo agguerrito ed eredita le redini del movimento dopo l’assassinio di Chico Mendes. Per tradizione ambientalista, Marina passa al Partito Verde brasiliano e si batte contro il disboscamento nella sua Amazzonia, per poi entrare nel Partito dei Lavoratori con Lula e diventando per breve tempo Ministro dell’Ambiente nel 2002, dopo prima grande vittoria di Lula. Il posto tanto ambito però verrà poi lasciato dopo pochi mesi per attriti con i vertici del partito, tra cui la sua “eterna” rivale Dilma Rousseff.

A riportare la agguerritissima donna sulla scena politica è una tragica svolta: il 13 agosto 2014, a meno di 2 mesi dal voto, il candidato presidente del Partito Socialista Eduardo Campos muore in un incidente aereo ed apre la strada alla sua candidatura; nonostante le più nere previsioni il suo partito in poco più di 40 giorni passa da una posizione marginale ad una decisamente più prominente, venendo definito dalla stampa il “vero rivale dei Lavoratori”.

La ricetta proposta da Marina è semplice ma singolare: porre alla base dell’economia le immense risorse naturali del quinto stato più popolo del pianeta, ma preservandole e non sfruttandole in maniera intensiva, e poi investire in capitale umano per creare il Brasile di domani raddoppiando gli investimenti nell’Istruzione (al momento il 5% del Pil, oltre ai proventi dai pozzi petroliferi statali). Nonostante sia una esponente di Sinistra, la candidata strizza l’occhio ad una economia brasiliana completamente liberista affinché il sogno non si arresti.

Dopo 12 anni di crescita senza freno, di indiscutibilità dei programmi di investimento sociale noti come “Bolsa Social”, dopo i Mondiali del 2014 ed i lavori a rilento per le Olimpiadi del 2016, l’incatesimo pare essersi infranto alla luce di un calo del Pil, delle proteste popolari-purché ingigantite, nel complesso- e la corruzione che diliana e ritarda le grandi opere; il Brasile ha bisogno di continuare ad evolversi per non fermarsi adesso. Cosa sceglierà il popolo brasiliano? Continuare sul sentiero tracciato negli ultimi 12 anni da Lula -che sembra non bastare più- oppure iniziare una nuova avventura? Come si suol dire nella terra verde dell’Amazzonia ed dell’oro della spiaggia di Copacabana “Boa Sorte”

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