La fusione Fiat costa 416 milioni: saranno finanziati con l’indebitamento

FCA_logo_lowresCi eravamo lasciati con l’annuncio dell’approvata fusione di Fiat S.p.A., cui sarebbe anche conseguito il tanto chiacchierato trasferimento delle sede legale e fiscale rispettivamente ad Amsterdam e a Londra. Per essere definitiva, però, la fusione doveva resistere a un clausola sospensiva prevista nel progetto stesso ovvero: che l’intero procedimento non venisse a costare una cifra superiore ai 500 milioni di euro in termini di rimborso agli azionisti recedenti e ai creditori.

Oggi – numeri alla mano – possiamo decretare effettiva la fusione, anche se la Fiat dovrà comunque sostenerne un ingente peso. Vediamo meglio perché. Il diritto di recesso, come consente le legge, è stato esercitato su 60 milioni di azioni le quali sono subito state offerte in opzione agli azionisti; questi, però, ne hanno sottoscritto solo il 10%. La Fiat dovrà quindi rimborsare a un prezzo superiore ai sette euro (7,727) la restante parte, per un totale di circa 416,6 milioni di euro.

Come ha spiegato Marchionne, inoltre, le azioni non sono state offerte in Borsa onde evitare una minusvalenza di circa 35 milioni di euro dovuta al fatto che la quotazione attuale è inferiore al valore di rimborso, quindi andranno a incrementare le azioni proprie già possedute. Il valore elargito ai recedenti andrà ad aumentare il debito netto della società torinese, non recuperandolo immediatamente dal mercato azionario. L’amministratore delegato ha anche spiegato come queste azioni saranno utilizzate per un’attività strategica, ovvero saranno vendute nel mercato americano così da incrementare gli scambi e la presenza oltreoceano dove la società è stata quotata il 13 ottobre.

I tempi in cui però cedere i pacchetti azionari non sono certi, ma anzi si confida soprattutto nelle forti aspettative di Marchionne di vedere un rialzo con l’attuazione del piano 2014-2018, al termine del quale l’amministratore lascerà la guida del gruppo. Piano che prevedere di triplicare le vendite arrivando a circa 8 milioni di vetture all’anno, che porterebbero il Lingotto tra i primi tre gruppi automobilistici mondiali.

Da queste notizie sorgono spontanee numerose domande. Una su tutte se è la seguente: è veramente necessario aumentare il debito netto di 400 milioni – anche in vista della decisione di ricapitalizzazione prevista per fine ottobre – confidando in un rialzo delle quotazioni Fiat, atteso ormai da tempo, che potrebbe effettivamente tardare? Considerando anche la particolare fase ciclica che l’economia sta attraversando, rischiare di dover sopportare un ingente indebitamento per uno spessore temporale che potrebbe anche essere ampio può rivelarsi una scelta azzardata. Ma quando il rischio è elevato, anche il guadagno può esserlo.

Michele Manerchia Masarà

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