Tra arte e scienza: quando gli zombie sono gli esseri umani

 

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“Come puoi aver vissuto così tanto tempo e ancora non averlo capito? Questo egocentrismo… è uno spreco di vita che potrebbe essere utilizzata per far crescere cose, apprezzare la natura, coltivare la gentilezza e l’amicizia. E la danza.”

– Eve (Only Lovers Left Alive)

Cosa fareste se foste potenzialmente immortali e viveste da secoli e secoli, vedendo passare davanti a voi – e aiutare, ammirare, ispirare – esseri umani dal calibro di Nikola Tesla, Charles Darwin, Franz Schubert, Isaac Newton, George Gordon Byron? In “Only Lovers Left Alive”, l’ultima pellicola scritta e diretta da Jim Jarmusch, i protagonisti Adam e Eve – sì, il riferimento ad Adamo ed Eva è intenzionale – interpretati dai magistrali Tom Hiddleston e Tilda Swinton, l’hanno provato sulla loro pelle. Hanno vissuto per secoli e secoli – Eve anche più di Adam – viaggiando per il mondo, tra gli “zombie” – si riferiscono agli umani così, gli zombie che non apprezzano il mondo e lo rovinano, lo distruggono e si distruggono – nascondendosi e osservando la bellezza che li circonda: l’arte, la natura, la musica. Sono due anime profondamente romantiche e attente a guardare tutto da lontano, con un occhio critico – soprattutto nei confronti degli esseri umani – ma capaci di stupirsi e di trovare e restare ammaliati dal bello nonostante tutto.

Il film si apre con Adam a Detroit, che dà il benvenuto in casa – in stile vittoriano, rigorosamente in mezzo al nulla – all’unico essere umano suo amico, Ian: quest’ultimo l’ha raggiunto per consegnargli diverse chitarre, delle piccole opere d’arte completamente originali, partendo dalla Supro del 1959, passando per la Hagstrom del 1960 e la Gretsch Chet Atkins, fino ad arrivare alla Silvertone dei primi anni ’60. Ian è l’unica persona con la quale si rapporta – eccetto il suo fornitore di sangue 0 negativo modificato e non contaminato, il Dottor Watson – nonché colui il quale gli procura qualsiasi cosa di cui lui abbia bisogno, dagli strumenti musicali ai proiettili di legno: Adam, sconfortato dal genere umano, ha istinti suicidi, e le poche cose che ama sono la sua musica e Eve, sua moglie, dalla quale è però separato.

 

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Non appena arriva a Detroit e si ricongiunge con l’amato e da lungo tempo marito Adam, scopre che anche lui ha sognato la sorella: nonostante tutto, i due riescono a passare qualche giorno in tranquillità, osservando le bellezze dimenticate e nascoste di una città che le ha volutamente messe da parte, per esempio trasformando sontuosi teatri degli anni ’20 in infimi parcheggi. Ma la calma svanisce non appena Eve scopre il proiettile di legno nella pistola che il marito teneva sotto il letto, e lo confronta al riguardo, sapendo di aver avuto ragione sulle sue manie suicide: dopotutto lui ha sempre incolpato gli esseri umani nei suoi momenti particolarmente tristi.

Eve, invece, vive a Tangeri, immersa nelle edizioni in lingua originale dei suoi libri e nell’osservazione del genere umano: a differenza di Adam, però, esce spesso, soprattutto per dirigersi nel bar “Le mille e una notte”, il cui proprietario ha un maestro, vampiro anche lui, suo vecchio amico; solo dopo la loro prima interazione si scopre che in realtà, il “maestro” non è altri che lo scrittore Christopher Marlowe (John Hurt), che ha finto la sua morte nel 1593 e vive sotto la protezione di Bilal (Slimane Dazi), proprietario del locale. Tornata a casa, Eve si mette in contatto con Adam e lo videochiama – sebbene lui si ostini a utilizzare una vecchia TV collegata in qualche modo al suo vecchissimo telefono per vederla – e, accorgendosi della sua stanchezza e del suo stato d’animo particolarmente labile e rovinoso, decide di andare a trovarlo a Detroit. Prima di partire si rivede con Christopher, a cui si rivolge chiamandolo affettuosamente “Kit”, che le dice di aver sognato la sorella.

Eve sembra averlo convinto a non prendere drastiche decisioni in merito alla sua lunghissima vita e tutto sembra tornare normale per loro, fin quando non irrompe in casa di Adam Ava (Mia Wasikowska), la sorella di Eve. L’avevano sognata tutti e tre proprio perché lei stava mandando loro messaggi: sarebbe andata a trovarli, voleva passare del tempo con loro. Non appena arriva nella casa vittoriana inizia a causare scompiglio: beve troppo delle loro scorte di 0 negativo puro, infastidisce volutamente Adam – che non la ama particolarmente, si limita a sopportarla giusto per amore di Eve – con la TV e i suoi spettacoli tremendamente ridicoli e li costringe ad uscire per frequentare un posto pieno di persone. Lì conosce Ian, che è particolarmente contento e stupito dal fatto che finalmente qualcuno sia riuscito a trascinare Adam fuori dalla sua caverna. Ma l’esuberante Ava non sa regolarsi, e, tornati a casa, uccide Ian bevendone tutto il sangue – e rischiando una grossa infezione, nonché uccidendo l’unico quasi – amico umano di Adam.

Eve e Adam sono entrambi d’accordo: Ava deve andarsene. Non appena lei li lascia e loro si liberano del corpo dell’umano, decidono di prenotare un volo per Tangeri: non ha più senso rimanere a Detroit, con il rischio di essere collegati all’omicidio di Ian.

 

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Arrivati a Tangeri, si rendono conto di aver bisogno di 0 negativo puro, ma Kit non si fa vedere con il sangue: allora vanno a cercarlo presso “Le mille e una notte”, scoprendo da Bilal che lui è molto malato. Marlowe ha contratto un’infezione per colpa dell’ospedale della città, che l’aveva rifornito di sangue infetto, e le sue condizioni già deboli non hanno fatto altro che peggiorare. L’uomo, caro a tutti i presenti nella stanza, dà ai due amanti l’ultima fiaschetta con qualche goccia di sangue puro, per poi morire davanti a tutti, circondato dai suoi più cari amici, che si struggono per lui.

Costretti a partire all’improvviso, Adam non si era portato dietro nessuno dei suoi preziosi strumenti: ma Eve gli aveva promesso uno strumento fantastico, solo per lui. Allora lo porta con sé per le strade di Tangeri, lasciandolo in un angolo per andare a recuperare la sorpresa: ma lui viene attirato in un locale, emozionato dalla melodia di una canzone che stavano suonando là dentro. La voce della cantante è così bella e particolare che rapisce entrambi, sia lui che Eve, che l’aveva raggiunto poco dopo, facendo entrambi render conto che c’è effettivamente qualcosa di bello che viene ogni tanto prodotto dagli esseri umani.

La pellicola è stata presentata al Festival di Cannes nel Maggio 2013 e rispecchia perfettamente il tipo di film che sono in concorso o vengono mostrati in anteprima lì: è un po’ lento, ma ha un’ottima sceneggiatura, a tratti ilare – soprattutto nei momenti in cui Adam si ritrova giustamente a mal giudicare il genere umano – ma anche profonda, una fotografia non da meno, musica scelta egregiamente e accuratamente e un cast eccezionale.

Non è un film di vampiri convenzionale, e proprio per questo risulta migliore: loro non sono degli squartatori, non sono delle creature che agiscono nell’ombra per adescare esseri umani, anzi, loro li tengono lontani e non vogliono il loro sangue contaminato. Sono degli esseri che, dopo aver vissuto secoli e secoli vedendo le più disparate cose e i peggiori errori umani, sono saggi, amanti dell’arte, della natura, della scienza. E sono ancora, dopo tutti questi anni, affascinati e in un certo senso anche distaccati da ciò che li circonda. Gli esseri umani dovrebbero decisamente e assolutamente imparare da questi vampiri messi in scena dal genio di Jim Jarmusch.

Di ANTONELLA GUGLIERSI

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