Addio ad Oscar de la Renta, couturier dell’eleganza e dell’ottimismo.

Di Valentina Femminilli

“Be the designer of your own destiny”. Questa frase sembra la trasposizione inglese della massima “Homo faber ipsius fortunae” ed evoca un noto e rivoluzionario concetto di derivazione umanistico-rinascimentale: la capacità dell’uomo di plasmare autonomamente il proprio destino, fuggendo da convinzioni di tipo fatalista. Energia, fiducia ed ottimismo colorano le parole di Oscar de la Renta, morto 82enne il 20 Ottobre scorso, dopo una lunga battaglia contro il cancro.

Nasce nel 1932 a Santo Domingo, da padre portoricano e madre dominicana. All’età di 18 anni si trasferisce a Madrid, dove frequenta i corsi di pittura presso l’Accademia di San Ferdinando. Si avvicina progressivamente al mondo della moda: prima affianca Cristopher Balenciaga, dopo –trasferitosi a Parigi- inizia a lavorare per Lanvin. Nel ‘63 vola a New York, dove collabora con Elizabeth Arden. Di lì a due anni entra nella Maison Derby e -alla morte della fondatrice- ne cambia il nome con il suo, dando inizio alla propria couture ed entrando ben presto nelle grazie della temibile Anna Wintour, direttrice di Vogue America.

Se dell’eleganza si deve fare una disciplina di vita, de la Renta ne è stato il maestro: la scelta di colori insoliti e ricercati è in sintonia con le forme degli abiti -pulite e, nella maggior parte dei casi, essenziali- e con i ricorrenti motivi floreali. La chiave del successo? Non solo questa sapiente combinazione di elementi, ma anche l’abilità di realizzare capi che consentano alla cliente di sentirsi bella ed estremamente femminile. Non è casuale il fatto che le sue creazioni costituiscano sempre la prima scelta in occasione di eventi mondani e di pubbliche apparizioni: memorabili –solo per citarne alcune- sono quelle indossate da Audrey Hepburn e Grace Kelly, Laura Bush e Hilary Clinton, fino a Michelle Obama e Amal Alamuddin.

Tuttavia l’attività sartoriale non esaurisce gli impegni dello stilista: la vocazione filantropica lo spinge ad aprire una scuola e un centro ospedaliero per bambini a Santo Domingo e ad adottarne uno, Moses, che poi lo affiancherà nel business della moda.

L’estro di de la Renta non è mai eccessivo e mai sacrifica la funzionalità dell’abito; al contrario si concretizza in capi che sono una sofisticata e semplice effusione di romanticismo e di ottimismo. L’auspicio è che chiunque subentri nella direzione della Maison –custodendone l’immagine impressale dal suo fondatore- non lasci che si dileguino tutti quegli elementi che hanno fatto la fortuna del marchio.

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