UNO SGUARDO… “INSIDE THE EMBASSY”

10447624_10152464451471872_1190206097828126770_n (1)

Il festival della diplomazia è giunto alla sua V edizione: dal 22 al 31 ottobre Roma è stata la sede di una serie di eventi che hanno visto come protagonisti i rappresentanti delle Diplomazie internazionali e che hanno affrontato tematiche di portata globale. In un mondo che tende sempre più alla globalizzazione e in una cultura sempre più aperta alla tolleranza e al confronto, si comprende come il ruolo della diplomazia risulti essere di fondamentale importanza. Un tentativo di mediazione tra culture differenti ma tese ad interagire sempre di più per garantire lo sviluppo economico e l’innovazione è infatti indispensabile, anche se di non semplice attuazione.

L’obiettivo di questi dieci giorni, in più occasioni ribadito dal fondatore del festival, Giorgio Bartolomucci, è stato quello di capire la vera essenza della diplomazia e di comprendere come <<prevenire conflitti ed elaborare soluzioni>>.

A tal fine sono stati organizzati conferenze, visite guidate, incontri con aziende, studenti e cultori delle scienze politiche, in grandi locations simbolo dell’internazionalità.

Fra i tanti proposti, l’evento più atteso dai giovani è stato sicuramente “Inside The Embassy”, una visita guidata all’ambasciata degli Stati Uniti d’America in Italia, svoltasi mercoledì 22 ottobre. L’imponente Palazzo Margherita, sede dell’Ambasciata statunitense in Italia dal 1931, non poteva che essere il luogo ideale per accogliere circa cento studenti provenienti dalle facoltà di Giurisprudenza, Scienze politiche e Relazioni Internazionali.

Ai giovani aspiranti ambasciatori è stata così offerta un’irripetibile occasione di avvicinarsi al mondo della diplomazia assistendo e partecipando interattivamente ad una conversazione con i rappresentanti di cinque dipartimenti della Missione statunitense in Italia tra cui il Ministro Consigliere per gli Affari Pubblici Elizabeth McKey e il Ministro Consigliere per gli Affari Politici Paul Berg. Questi illustri personaggi hanno raccontato la loro esperienza di vita e di lavoro facendo emergere un concetto di diplomazia che non riguarda solo la cura delle relazioni nazionali e internazionali di uno Stato, ma anche la necessità di saper interpretare culture di altri Paesi e di imparare a conoscere nuovi posti, nuove persone, nuove lingue, nuove tradizioni oltre che “new food and new smell” come ha ironicamente affermato Paul Berg.

Se ne evince che la mediazione, sia negli affari politici ed economici che in quelli culturali e ideologici, è sinonimo di tolleranza e rispetto, di accettazione dell’altro e di non-imposizione del proprio. Il segreto della risoluzione dei grandi conflitti internazionali e locali sta nel saper “essere diplomatici”. Diplomazia è intelligenza nell’elaborare nuove soluzioni, è coraggio nel proporle; non è solo educazione agli studi diplomatici e conoscenza del proprio ordinamento e di quelli esteri, ma anche educazione alla responsabilità e conoscenza profonda di popoli e tradizioni.

Inutile soffermarsi sul fatto che nel corso della conversazione è stata spesso sottolineata l’importanza dello sviluppo di relazioni sempre più forti tra Stati Uniti ed Italia.

-<< Per una studentessa di Relazioni internazionali, aver partecipato a questo evento significa aver avuto l’opportunità di rapportarsi a quella realtà che sarà il suo futuro, fatto di dialogo e confronto, elementi essenziali che animano le relazioni tra gli attori della scena internazionale>> – dice soddisfatta Sara. -<< E’ stata un’esperienza emozionante per noi giovani che sogniamo di intraprendere una carriera internazionale; ci ha aiutato a comprendere i benefici e le responsabilità che si celano dietro la figura del diplomatico->> aggiunge Martina, studentessa di Giurisprudenza.

Le relazioni internazionali moderne si stanno aprendo a nuove prospettive che sempre più si avvicinano al concetto americano di “open diplomacy”; tale espressione prevede che il diplomatico non funga solo da mediatore tra Stati o tra Stato e organizzazioni internazionali, ma anche da figura istituzionale il cui il compito è quello di informare i cittadini, entro certi limiti, riguardo trattative e questioni di politica estera e dunque interagire con loro e rappresentarli. In sintesi il diplomatico d’oggi non è il semplice rappresentante di uno Stato ma colui che porta con sé il “profumo” del suo popolo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *