Gli “Stati Uniti d’Europa” secondo Jean Tirole

PHOTOGRAPH BY LYDIE LECARPENTIER/REA/REDUX
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di PIERFRANCESCO BENCIVENGA – Se ci si fosse affannati nella ricerca di un personaggio di notevole rilevanza accademica differente da Jean Tirole, probabilmente vi sarebbe stato quello che si può definire “buco nell’acqua”.
Il conferimento della laurea honoris causa al francese Premio Nobel per l’economia è stato un successo dal punto di vista culturale. Per un’Università che ambisce a formare la classe dirigente di questo paese e si fregia nella denominazione del termine “internazionale”, l’anno accademico non poteva essere inaugurato nel modo migliore: nel segno dell’Europa e dell’europeismo. Ovviamente il mio parere è estremamente di parte essendo io un sostenitore c

onvinto del progetto europeo. Lo dico senza timore nonostante stiamo vivendo il periodo dell’antieuropeismo piegato ai fini della propaganda elettorale e della colpevolizzazione delle istituzioni europee per le responsabilità di danni che sono stati in realtà causati dalle nefandezze delle classi dirigenti scellerate del passato. Eh già! Dobbiamo essere chiari e intellettualmente onesti. Non è colpa dell’Europa se la Salerno-Reggio Calabria finora ha avuto costi 5 volte superiori a quello che gli USA hanno avuto per andare su Marte con la missione NASA Curiosity; non è colpa dell’Europa se il Quirinale costa il doppio di Buckingham Palace; non è colpa dell’Europa se al comune di Roma Capitale si istituisce un assessorato alla legalità come se la stessa fosse straordinaria mentre l’ordinarietà trovasse la sua essenza nell’illegalità.
Purtroppo il nostro paese paga il prezzo di anni di clientelismo e malgoverno, talvolta cosciente e talvolta causato dall’ignoranza; e non vi possono essere attenuanti per quest’ultima. Bisogna avere il coraggio di riconoscere che l’ignoranza è una colpa. Una colpa molto grave di cui noi giovani universitari non possiamo macchiarci.
Dobbiamo cercare di capire che l’unico futuro roseo di prosperità e pace che possiamo avere noi giovani, i nostri figli e i figli dei nostri figli a seguire, è quello all’interno degli “Stati Uniti d’Europa”. Da un punto di vista di stabilità geopolitica non si può non prendere atto dell’evidente garanzia di pace data dall’Unione Europea e della necessità che essa si erga a difesa dei popoli europei e della loro cultura comune che rileva ben più delle piccole differenze. Dal punto di vista economico è opportuno aprire gli occhi di fronte ad una realtà attuale di un mondo globale dove per la piccola grande Italia è difficile competere con i paesi emergenti o macro potenze come la Cina, gli USA; la soluzione è un’Unione Europea forte. Lo ha capito Mario Draghi che ad Agosto 2014 faceva impazzire le agenzie di stampa dichiarando che era <<giunto il tempo di iniziare a condividere la sovranità a livello europeo anche per quanto riguarda le riforme strutturali>>.
Il meccanismo dell’Europa “à la carte”, a più velocità, non basta più.
Ormai la politica monetaria draghiana, particolarmente aggressiva, non può più far nulla per sopperire ai ritardi dei governi.
In quest’ottica, come si può quindi non porre l’accento sul messaggio importante della Lectio Magistralis del premio Nobel Jean Tirole?
Il Professore francese ha sottolineato come la crescita dell’Europa debba passare anche dalla capacità dei suoi membri di «accettare la perdita di sovranità che va di pari passo con l’esigenza di vivere assieme sotto lo stesso tetto. E, per far questo, noi dobbiamo recuperare e rappresentare innanzitutto l’ideale Europeo».
L’ideale europeo. Esattamente!
Se la LUISS vuole completare con successo la propria missione di internazionalizzazione, nella formazione degli universitari e nella ricerca, deve concentrarsi proprio sull’ideale europeo, attraendo a sè ed investendo sulle migliori menti accademiche europee nonché approfondendo gli studi e lanciando proposte di development & regulation che consentano all’ateneo italiano di Confindustria di giocare un ruolo chiave nella costruzione degli Stati Uniti d’Europa.
Lo ha detto il Ministro Padoan nella sua “Laudatio”: con regole inadeguate, l’UE rischia il fallimento delle proprie istituzioni. È vero! Lo ha ripetuto anche Matteo Renzi nel suo intervento alla School of government, ma appunto l’Europa non si cambia con insulti e facendo volare le sedie del tavolo, bensì ponendosi alla guida di quello che è stato il sogno di Jean Monnet e portandolo ad effettiva realizzazione.
Non si può nascondere che il periodo è estremamente difficile. Le fibrillazioni greche pongono l’intera impalcatura comunitaria in serio pericolo. Un giorno, il governo ellenico di Alexis Tsipras e del Ministro Varoufakis promette di fare i “compiti a casa” e di avviare quella stagione di riforme necessaria affinché la Grecia possa ritornare a vivere bene e crescere insieme alle altre nazioni dell’UE, e il giorno dopo chiede il risarcimento danni della Seconda Guerra Mondiale con un atteggiamento che, oltre ad esasperare gli interlocutori, lascia pensare ad un prendersi gioco dell’intelligenza altrui. Si sa, tirando troppo la corda, si rischia di spezzarla e Tsipras probabilmente è consapevole che presto l’Europa intera rischia di rendersi conto che la minacciata uscita dall’Europa della Grecia potrebbe rivelarsi utile per rafforzare l’Europa stessa. L’UE è al limite; ora possono essere fatti importanti passi avanti oppure c’è il rischio che il prodotto delle comunità europee e del tempo sia ormai giunto al capolinea. Una grande disfatta per i popolo europei e per l’umanità che non può verificarsi per via della miopia che vede l’austerity quale unica forma di salvezza e stabilità del mercato, pur non volendo certo apporre questa scusa per dire che serve estrema flessibilità (che poi non si traduce in altro che lo scialacquamento delle finanze statali…). Tanto paga Pantalone, o le generazioni future.
No grazie. “In medio stat virtus”. Se l’Università è il luogo in cui la nostra generazione si gioca il futuro, occorre che vi sia una radicale innovazione culturale in cui la LUISS possa giocare un ruolo chiave nel futuro degli “Stati Uniti d’Europa” così da poter lanciare importanti contenuti utili alla governance statuale ed europea. D’altronde, come ha affermato la Presidente Emma Marcegaglia, è il futuro il tempo in cui si misura il valore di un’Università. Si tratta di un’affermazione certamente condivisibile, ma è importante che non si vada verso il futuro con lentezza, bensì vi si corra incontro immaginandolo e tenendo ben presente un ideale. L’ideale Europeo.

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