Cecità: un Premio Nobel che ci stupisce dal 1998

Cecità è un libro fondamentale degli anni 90, un opera disturbante e discussa, un trattato sociologico attualissimo, un paradigma di un nuovo stile di scrittura: un libro che analizza noi. samargoJosè Saramago, classe 1922, consacrato sull’ altare della letteratura internazionale negli anni ’90 con le opere “Storia dell assedio di Lisbona“-definita una delle più belle storie d’amore mai scritte- “Il vangelo secondo Gesù Cristo” -al centro di innumerevoli polemiche- e “Cecitá“. In sintesi: uno degli autori europei più visionari e lungimiranti del secolo scorso, recentemente scomparso, ma testatore di un’eredità letteraria spesso più scomoda che illuminante. Premio Nobel per la letteratura nel 1998, egli fu un uomo che comunicava con la sua stessa vita ancor prima che con le sue opere. Leggendo Cecitá colpisce come un pugno il suo personalissimo stile narrativo, quasi allegorico. La narrazione parte da un evento impossibile, che tuttavia si è verificato: un’epidemia di cecitá, contagiosa come una semplice influenza. A partire da qui, l’autore analizza la vicenda da varie prospettive e punti di vista, andandoci a fornire un quadro chiaro e completo di come la societá provi a fronteggiare la crisi fino ad un inevitabile implosione nella barbarie. Lo scetticismo, la paura, l’illusione umana di credere di poter dominare il susseguirsi degli eventi, lo sconforto, la violenza cieca: queste sono le fasi che portano al sonno della ragione. Ciascuna di queste viene magistralmente descritta e indagata attraverso personaggi tutt’altro che eroici, ma quanto piú umani possibile, spesso addirittura trattati con pietà quando vengono posti davanti alle loro nefandezze. cecitàQuello che piú colpisce, oltre trama e analisi sociologica, è il tratto distintivo di Saramago: non vengono mai utilizzati nomi propri, i personaggi sono riconoscibili solamente tramite epiteti quasi omerici come la moglie del medico, il medico, il primo cieco; allo stesso modo mancano del tutto riferimenti temporali o spaziali su dove si svolge la vicnda. L’epidemia scoppia in una cittá e probabilmente la situazione è tale in tutto il mondo. Questo ci è dato sapere. Che si parli di Roma, Lisbona o Praga è del tutto irrilevante, se ci si trova negli anni ’70 o ’90, è proprio questa scelta narrativa ad essere indicativa. L’autore non vuole cristallizzare tale scenario con un dove e un quando, ma renderlo sempre attuale e sempre possibile, come se il buio della ragione fosse sempre dietro l’angolo per emergere alla prima occasione, come appunto può essere una cecità globale. I discorsi diretti non sono contornati da virgolette, e i punti interrogativi non accompagnano le domande, così Saramago ci proietta con un effetto quasi 3D tra i dicorsi e i pensieri dei personaggi, concretamente, senza mediazione alcuna. Indubbiamente un libro da mettere in risalto nella propria libreria, magari con la speranza che Saramago abbia esagerato negativamente con la critica della società. Purtroppo temo che non sia cosí. ANTONIO ALBERGO

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