L’incredibile avanzata del populismo in Europa

 

 

In ogni paese d’Europa si è diffuso un sentimento di malcontento nei confronti dei rappresentanti e delle istituzioni, mettendo in discussione le politiche economiche e sociali intraprese dai governanti per far fronte alla crisi economica che ormai da più di 7 anni ha travolto l’intero continente.

Tale insoddisfazione è espressa con il risorgere, da un lato, di partiti di evidente ispirazione nazionalista, dall’altro di partiti di estrema sinistra. I primi come Jobbik in Ungheria o Le Front Nationale in Francia sono riusciti ad ottenere risultati importanti alle recenti elezioni sia amministrative che europee; i secondi come Syriza il partito di Tsipras ha vinto le elezioni in Grecia.

Nonostante la contrapposizione ideologica di questi due schieramenti politici, a livello pratico essi condividono gli stessi obiettivi ed hanno un programma politico molto simile.

Non è infatti un caso che in Grecia, Tsipras non avendo i voti sufficienti per governare da solo, chiede di coalizzarsi con un partito di estrema destra.

Bisogna dunque interrogarsi sulla capacità di assorbimento di queste derive estremiste da parte del sistema elettorale ed istituzionale, limitando il più possibile la loro ascesa al governo.

Ad esempio nelle recenti elezioni dipartimentali francesi, a causa del sistema elettorale del doppio turno, affermatosi FN come primo partito al primo turno, è stata sconfitta al secondo, poiché coloro che avevano votato per altro partito si sono coalizzati per votare gli antagonisti.

Ma nel dettaglio quali sono i temi affrontati dal FN e similari?

I più importanti sono quelli della sicurezza e dell’immigrazione, evidenziando come spesso quest’ultimo destabilizzi la sicurezza dei cittadini. Infatti FN evidenzia le pecche dei precedenti governi nella gestione delle politiche di integrazione, le quali spesso hanno voluto far adeguare i francesi alle tradizioni culturali degli stranieri (la cui maggioranza di religione musulmana) anziché il contrario. Si lamenta inoltre la completa inadeguatezza dei politici nel gestire l’accesso degli immigrati, i quali ormai rappresentano il 25% della popolazione raggiungendo in certe aree della Provenza il 50% e spesso vivono in condizione di emarginazione sociale e quindi facili prede degli estremisti.

L’avanzata del FN è stata frenata grazie allo spostamento sempre più a destra dell’UMP, il quale per certi temi ha parlato come la Le Pen per sottrarle elettori, oppure ha utilizzato un linguaggio di sinistra come Gerald Darmanin, portavoce di Nicolas Sarkozy, il quale alla domanda posta da un giornalista se la Francia avesse un problema con l’Islam, rispose che in realtà la Republique avesse un probl20131012_EUP001_0ema con tutte le religioni.

Non molto dissimili sono i temi toccati dal partito nazionalsocialista ungherese il quale, nonostante il suo programma elettorale fosse decisamente estremista e chiedesse di schedare gli ebrei presenti in Ungheria, ha ottenuto circa il 20% dei voti (in aumento rispetto alle precedenti elezioni). Tale nazione aveva un sistema elettorale simile a quello francese, abrogato dalla nuova costituzione del 2012 voluta dal presidente Orbàn a capo del partito catto-calvinista. La strategia adottata è stata quella di discostarsi dall’ideologia antisemita senza però condannare l’euroscetticismo, evitandosi dunque le antipatie di quei gruppi sociali che ancora non hanno beneficiato della crescita economica ungherese e dunque anche un loro appoggio elettorale sottratto al partito irredentista di Jobbik.

ALDO CORIGLIANO

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