Liberi di essere e liberi di amare

Ad alcuni potrebbe sembrare assurda la necessità di promuovere un giornata internazionale contro l’omofobia. Se infatti da un lato pare ormai che ogni giorno sia buono per festeggiare la giornata internazionale di qualcosa, anche di fenomeni che, per la conoscenza comune, paiono ormai totalmente accettati da tutta la società, dall’altro sensibilizzare continuamente le persone a tali argomenti può rivelarsi necessario. Basti pensare che fino agli anni ’80 l’omosessualità era considerata una malattia mentale riconosciuta come tale al punto da essere inclusa nella lista stilata dall’Organizzazione mondiale della sanità in materia.
Ricorreva il 17 maggio 2007 quando Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnaire de l’homophobie, a 20 anni esatti dalla rimozione dell’omosessualità da quella lista, propose all’Unione europea di celebrare annualmente tale ricorrenza e fu sempre in quell’occasione che il Parlamento Europeo ribadì il suo invito a tutti gli Stati membri a proporre leggi che superassero le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso chiedendo inoltre alla Commissione Europea di presentare delle proposte per garantire la libertà di circolazione a tutti senza discriminazioni e infine di condannare i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali.
Fra tutti l’Italia è uno dei paesi in Europa che ha più bisogno di riportare l’attenzione sul tema dei diritti delle persone gay. L’assenza di leggi per l’estensione del matrimonio alle coppie omosessuali e di una qualsiasi forma di discussione sull’adozione, nonché la visione di molti dell’omosessualità come un qualcosa da condannare sono una prova tangibile dell’arretratezza culturale del nostro Paese sull’argomento. A confermarlo sono anche i dati di un sondaggio condotto da Andos, l’Associazione Nazionale contro le Discriminazioni da Orientamento Sessuale, secondo cui oltre il 90% degli omosessuali almeno una volta nella vita si è sentito discriminato da parte della società o, più in generale, dello Stato. omofobia2Secondo il report dell’Arcigay nell’ultimo anno in Italia ci sono stati 75 casi di violenza a sfondo omo/transfobico che comprendono insulti, pestaggi, atti contro la libertà di espressione, vessazioni, umiliazioni, stupri, ricatti e minacce di morte. Il bilancio dell’odio include l’uccisione di una donna transessuale, quattro suicidi e due tentati suicidi di giovani gay, crimini che, come ricorda Amnesty international Italia, rendono quanto mai urgente la necessità dell’approvazione di una legge contro l’omofobia e la transfobia. Già, transfobia, altra parola arcana frutto del bisogno di discriminare anche fra all’interno dei discriminati. Finora infatti si è parlato solo di omofobia ma mai di bifobia e transfobia tanto che al momento le si considera “mode” piuttosto che orientamenti sessuali. La stessa giornata contro l’omofobia dovrebbe più propriamente essere chiamata “Giornata Internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia”.
Attivissima nella sua opera di sensibilizzazione durante la giornata sarà l’Arcigay la quale occuperà buona parte delle piazze italiane tramite animazioni, fiaccolate, letture, incontri, dibattiti, concerti, catene umane, spettacoli, tornei di calcetto e mostre. A Roma, dove nell’ultimo anno si sono verificati tre dei quattro suicidi e dove recentemente il movimento neofascista Lotta studentesca ha esposto uno striscione con scritto “La vostra cultura è contro natura”, il Gay center farà trasmettere su MTV un video realizzato coinvolgendo gli studenti di tre scuole romane, mentre a Bolzano e a Pordenone si terrà la presentazione di vari libri per bambini “Ein Koffer voller Vielfalt attorno al tema delle diverse forme di famiglia e del libro di Andrea Pini “Quando eravamo froci. L’Italia omosessuale dagli anni ’50 agli anni ’70”. A Potenza l’Arcigay Basilicata dirà invece NO all’omofobia con un “selfie”. A Trento dall’11 al 17 maggio si terranno infine la mostra fotografica e il documentario di Zanele Muholi, artista sudafricana che denuncia le discriminazioni della comunità omosessuale sudafricana e in particolare lo stupro correttivo delle donne nere lesbiche.

Tutti pronti per provare a dire basta all’omofobia, bifobia, transfobia ed alle discriminazioni per orientamento sessuale.

FRANCESCA PEDACE

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