IMMIGRAZIONE. TRA BUONISMO, RUSPA E RIDATECI LA GIOCONDA

 

ansa - materi - ansa - andrea acquarone - IMMIGRAZIONE:ALTRI SBARCHI A LAMPEDUSA MENTRE ARRIVA PREMIER

Sono giorni tristi per il nostro Paese. La nostra amata Italia, membro del G7, non riesce a gestire l’emergenza migratoria.
Non bastava l’incapacità di uno Stato incapace di prendere atto delle infiltrazioni mafiose nel Comune di Roma Capitale provvedendo al Commissariamento, che avrebbe rappresentato la prassi in qualsiasi altro Comune della penisola. Purtroppo oltre alle vicende del gruppo di sodali di Salvatore Buzzi e Massimo Carminati che guadagnavano sulle emergenze migratorie, ci tocca assistere impotenti di fronte al penoso spettacolo che vede gli immigrati ammassati come bestiame sulla scogliera di fronte alla frontiera di Ventimiglia e nelle grandi stazioni d’Italia, Roma Tiburtina e Milano Centrale in primis. Riguardo alla prima pensavo che il fondo fosse stato toccato con i rom che ormai spadroneggiano nel degrado generale. Per Milano Centrale si può solo dire che la stessa Italia che il mese scorso segnava il goal inaugurando EXPO, oggi perde miseramente la partita.

E se la partita riguardasse la semplice riuscita di un evento poco male; il problema vero è che l’Italia perde la partita del rispetto della dignità e dei diritti umani grazie ad un dibattito politico mediatico culturale sterile, basso, e assai poco concreto, che probabilmente non si riscontrerebbe nemmeno nei paesi di quarto mondo dove l’analfabetismo raggiunge picchi rilevanti.

Nella cloaca politico mediatica c’è tutto; c’è lo schieramento buonista convinto del fatto che bisogna accogliere tutti in maniera incondizionata. Affermano ciò, citando spesso le parole del buon Papa Francesco, senza però proporre valide soluzioni che tengano conto dell’interesse generale.

In contrapposizione c’è lo “schieramento ruspa”; da bambino ero particolarmente affascinato dai bobcat e dalle ruspe ma non avrei mai pensato che potessero diventare il simbolo di un’idea. Probabilmente è colpa della mia deformazione culturale che non riesce proprio a mettere sullo stesso piano la ruspa con l’elefantino del Grand Old Party o l’asinello del Democratic Party. Insomma per non divagare, lo schieramento “ruspa” predica una “rimozione” generale dei migranti senza dare delucidazioni pratiche sulle modalità e sull’efficacia, motivando l’esigenza con notizie di delinquenza ed ipotetiche pestilenze che potrebbero abbattersi sui cittadini italiani. Tra queste, la scabbia, simile alla rogna per i cani, meno grave dei pidocchi che i bambini italiani prendono periodicamente nelle scuole fatiscenti. Al grido di “Ruspa!” spesso si alterna un “Chiudiamo le frontiere e fuori dall’Europa!”.
Chiacchiera da bar dello sport.
Vi è poi lo “schieramento del piano B”. Il piano B è il coniglio dal cilindro tirato fuori dal Presidente del Consiglio per dire qualcosa di forte di fronte ad un suo fallimento in politica estera. Di fronte ai “niet” degli altri paesi all’apertura incontrollata delle frontiere europee e all’improduttività delle conferenze internazionali, delle discussioni UE a Bruxelles e ONU a New York, il Presidente del Consiglio Renzi ha dichiarato che l’Italia è pronta a fronteggiare l’ondata migratoria con un piano B che ad oggi nessuno conosce ma certamente conferisce un aspetto misterioso e intrigante all’attività governativa.
Il piano B è un autogol per lo stesso “schieramento del piano B”, perchè porterà l’opinione pubblica a chiedersi a cosa serve l’Europa, fornirà assist per polemiche allo “schieramento ruspa”, e dulcis in fundo sara motivo di sbeffeggiamento da parte degli altri paesi UE. Peraltro sino agli ultimi Consigli Europei, le proposte di Renzi sull’immigrazione venivano sostanzialmente eluse dopo essere state presentate. Il “piano B” è stato respinto al mittente da Commissione e Francia addirittura prima che fosse presentato.

Questo la dice lunga sul prestigio internazionale del Premier, il cui parere non viene oggettivamente tenuto in considerazione nella questione greca e addirittura neppure invitato alla riunione Troika/Merkel/Hollande. In aggiunta alle fazioni sopra menzionate vi è il caos generato dai media e dai social networks. Il tutto è condito dall’unione contro il nemico comune; ormai Angela Merkel e la Germania non risultano sufficienti ad unire. Serve un nemico con cui vi è ancora più acredine e risentimento… E quale se non la Francia di Napoleone e Zinedine Zidane?

Via alla critica aspra verso i cugini francesi ladri della Monnalisa, rei di aver chiuso la frontiera a Ventimiglia infrangendo gli obblighi del Trattato di Schengen che garantisce la libera circolazione dei cittadini europei nell’area UE. Peccato che gli unici in difetto siano quelli che affermano l’esistenza di tale violazione in quanto la Francia non ha assolutamente chiuso le frontiere ma semplicemente ha ripristinato i controlli sui documenti in quanto l’Italia è inadempiente agli obblighi del Trattato di Dublino che impone una puntuale identificazione degli immigrati. Ebbene sì, l’Italia riesce ad identificare e prendere le impronte digitali del solo 35% dei migranti che arrivano sulle coste del mediterraneo italiane.

E allora perché i francesi dovrebbero far entrare soggetti extracomunitari non identificati nel proprio territorio.
A questo punto si potrebbe obiettare che l’Italia non può essere lasciata da sola nell’affrontare l’emergenza migratoria. Fuori discussione! Ma come può l’Italia indicare una linea di risoluzione se non riesce al proprio interno ad affrontare un dibattito costruttivo che ne indichi una?

A ciò si aggiunge che l’Italia potrebbe tranquillamente agire da sola in autotutela nel rispetto dell’ordinamento internazionale ed indipendente dal Consiglio di Sicurezza per tutelare l’ordinamento e la sicurezza nazionale.
Eppure il nostro Presidente del Consiglio minaccia di dare permessi di soggiorno per far circolare i clandestini nello spazio Shengen ed impedire lo sbarco in Italia dei migranti salvati da navi di altri Paesi. Anzichè prendere -legalmente, in autotutela- misure legittime contro i trafficanti criminali, anche a fini di deterrenza, si fa della “deterrenza” del tutto illegale contro i partners europei. Dare permessi per cortocircuitare i Trattati configura anzitutto una palese violazione del “Principio di Buona Fede” nell’esecuzione dei Trattati che è specificamente codificato dal Diritto Internazionale. Inoltre, il comportamento minacciato da Renzi collide con tutte le altre norme europee.

Altrettanto dicasi per gli sbarchi da navi impegnate nel “Search and Rescue”(SAR). Il Presidente del Consiglio sembra ignorare che ci sono norme precise di comportamento nell’attività di salvataggio negli spazi “SAR” che rientrano nella responsabilità dell’Italia. Non far nulla quando si deve agire (da due anni, sia per i Maro’, che per i clandestini, che per molte altre cose) , e cercar di fare i furbi quando ormai e’ troppo tardi, ridicolizzando il Paese nel mondo, sembra l’unica vera strategia di questi ultimi disastrosi Governi.

Di questa si parla se si considera che è in atto la dissoluzione dello stato libico con l’avanzata prepotente dell’ISIS, in aggiunta ad un esodo umanitario che coinvolge tutta l’Africa, dal Darfur, al Sudan, passando per la Nigeria, la Guinea e il Mali, e al collegamento ormai provato tra criminalità organizzata e organizzazioni terroristiche sulla sponda libica.

Questa serie di problemi deve essere affrontata in maniera seria e richiede una risposta immediata e coraggiosa che esuli dallo scaricare responsabilità politiche alle organizzazioni sovranazionali.
La stabilità e il consolidamento istituzionale della Libia è chiaramente la priorità per l’Italia che deve adoperarsi in tal senso prendendo atto che è ormai necessario un intervento diretto boots on the ground, militare ed umanitario, che si inserisca nell’ambito dei tentativi ONU di portare le diverse fazioni tribali ad un governo di unità nazionale che possa con il dovuto aiuto fronteggiare l’ISIS, e collaborare nella gestione dell’ondata migratoria. Solo così l’Italia potrà proteggere se stessa, fermare l’ecatombe continua nel Mediterraneo e provvedere ad un’emergenza umanitaria gestendo sulle coste libiche campi profughi necessari per l’apertura di corridoi umanitari. L’Italia può e deve esercitare la leadership riacquistando una posizione fondamentale in politica estera che non si riduca alla ricerca di vittorie di Pirro come la nomina di Federica Mogherini ad Alto Rappresentante PESC. Per questo tuttavia è opportuno che l’Italia riqualifichi il proprio dibattito politico culturale ed elabori soluzioni che possano essere poi proposte e se serve imposte, anche ex post, all’UE, all’ONU e alla Comunità Internazionale con l’autorevolezza diplomatica che occorre.

Di Pierfrancesco Bencivenga
Si ringrazia Giulio Terzi di Sant’Agata per i suggerimenti e contributi importantissimi.

 

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