Una parata di colori: apre il Roma Pride 2015.

Strade gremite, tanta musica, tanto colore, tanti eventi e tanta gente a divertirsi. Questo è stato il Roma Pride 2015, manifestazione settimanale promossa dalle associazioni romane per sensibilizzare la società sul tema della non discriminazione sessuale.11393022_10153050179508565_4096629024894352282_n

Svoltosi a partire dal 7 giugno il RomaPride ha visto come sfondo il Macro, più noto come “ex mattatoio di Roma”, che ha ospitato per tutta la settimana una serie di dibattiti con relatori e ospiti del mondo istituzionale, sociale e culturale, esibizioni musicali, spettacoli teatrali e mostre d’arte nonché, addirittura, lezioni di fitness.
Richiesta principale dei promotori e degli stessi manifestanti è stata quella di ricevere un maggiore interesse da parte delle istituzioni e una migliore regolazione della materia per garantire a tutti il riconoscimento dei propri diritti sociali troppo spesso negati.
A far parlare di se però è stato soprattutto l’evento conclusivo della settimana, la parata finale del 13 giugno svoltasi per le vie del centro di Roma la quale è stata molto chiacchierata in virtù del fatto che, come per tutti i Pride, si è giocato molto sull’esagerazione, sul colore e sul rifiuto di quello che è un concetto troppo restrittivo di “pudore”.
Durante la giornata per le strade hanno sfilato oltre 20 carri accompagnati da migliaia di persone fra cui omosessuali, bisessuali, transessuali e famiglie omogenitoriali, certo, ma anche da tantissime famiglie tradizionali e soprattutto da studenti. Poteva la LUISS mancare? Certo che no. A rappresentarci l’Ass. Luiss Arcobaleno, membro del comitato organizzatore del RomaPride, che, insieme al suo presidente, Valerio Colomasi, ha partecipato attivamente all’allestimento del PridePark mettendosi all’opera già dal settembre scorso. Tutto sommato non ci poteva aspettare altro considerato il fatto che l’associazione, già dal 2011, anno della sua nascita, si è sempre impegnata a sottolineare la necessità di portare all’attenzione degli studenti universitari, futura classe dirigente di questa società, l’importanza della diversità arrivando a conquistare anche traguardi importanti fra i quali citiamo per esempio il video creato in collaborazione dei rappresentanti degli studenti e i capi dei giornali e delle altre associazioni LUISS e diffuso sui social media in occasione della giornata mondiale per la lotta all’omofobia, bifobia e transfobia, l’apertura di un blog sull’Huffington Post e ancora il Workshop sul “Diversity Managment” svoltosi in collaborazione con il Boston Consulting Group.
<> – ci dice Valerio Colomasi – che continua affermando che – <>. E se infatti è noto nell’immaginario comune che nei Pride appare di tutto è vero pure che vi è anche quella parte di Pride che non vede nessuno, la parte in cui a sfilare non sono solo ballerini e drag queen ma anche eterosessuali che vogliono vedere riconosciuti i diritti di figli, fratelli, genitori ed amici. Al Roma Pride per esempio questi ultimi hanno sfilato riuniti sotto il nome di associazioni come “Ass. famiglie arcobaleno” e “Agedo” (Ass. Genitori Di Omosessuali) ma difficilmente se ne è fatta menzione sui giornali o sui social; come se la lotta ai diritti degli omosessuali fosse un problema solo degli omosessuali. A questo punto viene da chiedersi quando, dato il sempre maggiore interesse, ci sarà un effettivo cambiamento.

Link d’approfondimento: http://cultura.biografieonline.it/moti-di-stonewall/

FRANCESCA PEDACE

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