Because It’s 2015-Trudeau 2.0

imageA cura di Andrea D’Addazio

Nelle precedenti settimane l’Europa ha seguito con attenzione le elezioni turche e la ennesima vittoria di Erdogan, figlia dal sostegno dei fedelissimi elettori anatolici e di una discutibilissima legge elettorale -molto- poco democratica con una soglia di sbarramento al 10% . La paura per l’instabilità nella regione medio orientale, la crisi umanitaria siriana, hanno distolto gli occhi da quello che è successo dall’altra parte del mondo, perché anche il Canada é stato chiamato alle urne per le sue elezioni federali.

Il vincitore stavolta non é stato mai chiamato da nessuno “Il Sultano”: é stato il 43enne leader del Partito Liberale Justin Trudeau a diventare il 23esimo Primo Ministro candese, figlio di Pierre Elliott Trudeau, politico progressista che ha segnato la storia del Canada tra gli anni ’60 e ’80.

“É importante che il Governo rispecchi il Canada di oggi”, quindi nel gabinetto ci sono 15 uomini e 15 donne -si esatto parità di genere- quasi tutti sotto i 50 anni, tra cui 3 membri della comunità indigena, una ex-rifugiata e altri membri di minoranze etniche. Tutti i membri del governo e le loro famiglie si sono recati alla cerimonia di giuramento -per la prima volta trasmessa in Rideu Hall– con i mezzi pubblici e una parte della cerimonia è stata trasmessa su Periscope da un account dell’esecutivo. Alla fine bagno di folla e selfie per tutti. Alla domanda di una giornalista su queste scelte, Trudeau ha risposto “Because It’s 2015”

Dopo i nove anni del governo conservatore di Stephen Harper che hanno visto un forte accentramento del ruolo del Primo Ministro nelle decisioni politiche, il nuovo leader ha promesso agli elettori un nuovo decentramento e maggiore autonomia dei membri del governo nelle scelte cruciali e maggiore trasparenza nelle decisioni.

Il primo atto forte sulla scena internazionale sarà l’uscita dalla coalizione internazionale contro il Sultanato islamico guidata dagli Stati Uniti ed emendare alcune norme molto discusse sulla normativa anti-terrorismo. Inoltre é stato confermato -come promesso durante la campagna elettorale- il piano per l’accoglienza di 25.000 profughi siriani.

Poi ci sono le annose questioni della nazione come l’indipendenza del Quebec, su cui si è promesso maggior dialogo in campagna elettorale e una discontinuità con la politica soprattutto paterna -il padre Pierre è stato un acceso oppositore del Partito Indipendentista.

Un’altra grande problematica molto sensibile all’opinione pubblica é quella ecologica, a causa delle Tar Sands, le sabbie bituminose che recentemente hanno reso il Canada una nazione petrolifera. L’impatto ambientale é enorme a causa dei numerosi agenti chimici utilizzati nel processo estrattivo e la materia prima disponibile è di gran lunga superiore a quella richiesta dalla popolazione, quindi è necessario decidere immediatamente una linea per il futuro del Paese. Inoltre il Ministro all’Ambiente e Cambiamento Climatico Catherine McKennah ha confermato la sua presenza alla Conferenza ONU sul Clima Cop 21 che si terrà a Parigi a fine mese.

Le speranze di una delle più grandi economie mondiali sono tutte nelle mani di un giovane esecutivo. Solo una si desidera che venga disattesa: la speranza che non si facciano scelte poco coraggiose.

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