In nome della Libertà

a cura di Pierfrancesco Bencivenga

Di fronte a tanto orrore è difficile scrivere qualcosa. Si potrebbe utilizzare la tastiera per mettere nero su bianco parole intrise di odio, di polemica verso qualcosa o qualcuno.
Tuttavia, prescindendo dall’ignoranza, unica grande colpa del singolo in questa società evoluta che pone a disposizione dell’individuo tutti i mezzi che consentono al soggetto di conoscere e distinguere ciò che è bene e ciò che è male, oggi, a meno di 24 ore dalla morte di 127 compatrioti, è doveroso scrivere una riflessione, un’opinione, un punto di vista. Parlo di compratrioti perché non mi sento francese; mi sento profondamente europeo.
È doveroso scrivere in nome della libertà, la più grande conquista dell’uomo moderno, che i terroristi mettono in discussione. È doveroso scrivere qualcosa per difendere con forza il nostro stile di vita occidentale fatto di serenità nell’andare allo stadio a vedere una partita, al teatro per un concerto, o al ristorante. È doveroso scrivere per non aver paura e per incitare alla reazione anzitutto culturale. Reagire come hanno reagito i parigini in virtù della fratellanza aprendo le porte a chi era in strada dando rifugio a chi ne necessitava per sfuggire ai guerrieri che in strada imbracciavano AK47 sparando in nome della grandezza di Allah. Che si chiami Allah o semplicemente Dio, certa è la sua grandezza e verrà il giorno in cui chi si è reso protagonista di tali orrori dovrà risponderne al suo cospetto. Spesso mi piace ricordare il discorso di Papà Ratzinger a Ratisbona in cui ribadiva che Dio è ragione. La ragione non è mai violenza; dove c’è violenza non c’è Dio; la violenza non è Dio.
Bisogna reagire come hanno fatto gli spettatori della partita uscendo dallo stadio cantando la Marsigliese.
L’occidente deve riappropriarsi dei valori delle tradizioni occidentali ed europee comuni agli uomini di buona volontà, rimanendo scevro da ogni becero nazionalismo fine a se stesso e altrettanto pericoloso per la libertà che i nostri padri ci hanno lasciato sacrificando la propria vita. Dobbiamo prendere atto del fallimento del multiculturalismo esasperato e finalmente rinunciare alla retorica e all’ipocrisia che ci ha visto protagonisti nel voler esportare nostri modelli culturali e politici in un contesto diverso per storia e cultura giuridica teocratica e fondamentalista.
Allo stesso tempo bisogna rimaner fermi e non recedere nemmeno di un passo, non abdicare alle nostre tradizioni, ai nostri valori, al nostro modo di vivere sereni. La libertà va difesa. Non basta l’esercito più forte del mondo; non bastano armi. Occorre che ognuno di noi combatta nella sua quotidianità con la consapevolezza di essere sotto attacco. In fondo a Parigi, secondo l’ISIS capitale dell’abominio e della perversione, c’eravamo tutti, come eravamo a New York, come saremo domani a Roma, a Londra, a Washington e in qualsiasi altro luogo verrà attaccata la libertà intesa come essenza dell’essere umano. Uomini, donne, giovani, vecchi, bambini, atei, religiosi, manager, clochard. Ci saremo tutti.
Da un punto di vista prettamente politico, è evidente che l’unione dell’occidente e dell’Europa è la base da cui partire per un’azione forte e determinata. Il Presidente Hollande ha bollato i fatti inumani di ieri come atto di guerra; è ora che l’Art. 5 del trattato NATO operi. Verranno fatte tante valutazioni e ci si dividerà tra guerrafondai e “pacifinti” con tutte le sfumature che intercorrono nel mezzo; certo è che l’occidente è libero grazie al sangue versato nel corso della storia da tanti uomini e talvolta le conquiste dell’umanità, come la libertà, vanno difese anche versando del sangue per quanto orribile possa essere.
Alla fine gli uomini che guidano le democrazie occidentali saranno costretti a gravi e forti decisioni che sono ormai improcrastinabili.
Karl Popper diceva che la tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza stessa. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. Tutto ciò non può che condurre al “triste naufragio della civiltà” prospettato da Michael Houellebecq nel suo libro “Sottomissione”. Reagiremo e ci difenderemo. Come ha detto il Presidente Hollande sarà una reazione spietata.
Continueremo a vivere serenamente nei nostri paesi, nelle nostre città, con le persone che ci vogliono bene e senza paura. Andremo allo stadio a guardare le partite di calcio; andremo al ristorante ordinando ciò che più ci piace; da “idolatri che si sono riuniti per un festa perversa”, torneremo al Bataclan e andremo nei teatri ad ascoltare musica.
Tutto ciò in nome della libertà.

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