NBA: Si parte!

A cura di Luigi Spinello Giuseppe Sferrazzo

Milleduecentotrenta partite, una volata lunghissima a partire dall’ultimo martedì di Ottobre, con Golden State che riceve l’anello di campione in carica ospitando New Orleans e Anthony Davis, fino a mercoledì 13 Aprile, tre giorni prima dell’inizio dei playoff e della corsa all’anello.
 Ladies and gentlemen signore e signori è ai blocchi di partenza e scalda i motori il campionato di pallacanestro più bello del mondo, l’ NBA

In questo articolo, dal nostro modestissimo punto di vista, ci concentriamo più sulle compagini che sui singoli, muovendo la nostra analisi delle principali candidate al titolo partendo proprio dai campioni in carica, quei Golden State Warriors che hanno incantato tutti.
Golden State Warriors: Obiettivo Ripetersi
Salutato con direzione Boston il veterano David Lee (in cambio di Jason Thompson) ed arrivato dal draft il giovane Kevon Looney, il roster a disposizione di coach Kerr è rimasto praticamente invariato. I protagonisti del titolo 2015 sono dunque tutti chiamati a riconfermarsi. Primo su tutti l’ MVP, Steph Curry, che pur avendo dominato in lungo e in largo la passata stagione ha lavorato sodo tutta l’estate per migliorare le sue letture di gioco; al suo fianco l’altro “Splash Brother”, Klay Thompson (525 triple realizzate sulle 1190 tentate in due), Andre Iguodala, sesto uomo di lusso ed MVP delle Finals e il jolly tutto fare Harrison Barnes. Le uniche incognite rimangono sotto canestro: i GSW l’anno passato hanno patito le squadre fisiche, fondamentale sarà la tenuta fisica di Andrew Bogut e la riconferma ad alti livelli di Marreese Speights e Draymond Green fondamentali per la conquista dell’anello nella passata stagione.

Nonostante una pre-season piuttosto opaca (spicca la sconfitta di 35 subita in casa dei Clippers) ci sono tutti i presupposti per confermarsi ad alti, anzi, altissimi livelli.

Dove possono arrivare? Finale di conference – Finals

Cleveland Cavaliers: Aria di rivalsa
Quando l’anno scorso è finalmente tornato a casa, King James ha fatto una promessa: “un titolo nel Nord-Est Ohio”: questo potrebbe essere l’anno buono per mantenerla.

Archiviata, infatti, una stagione assai sfortunata, conclusasi a sole due gare dal titolo nonostante la lunga serie di infortuni che li ha tormentati, i Cavs si presentano ai nastri di partenza come una delle compagini più accreditate nella corsa all’anello.

Cominciamo dai graditi ritorni: riapprodano in Ohio Mo Williams in cabina di regia e Tristan Thompson sotto le plance, con quest’ultimo al centro di una vera e propria telenovela per il rinnovo del contratto (ha saltato tutto il training Camp) sfociata solo nelle ultime ore in un munifico accordo da 82 milioni di dollari in 5 anni.

Confermato l’ex duo newyorchese JR Smith-Shumpert ed i positivissimi Della Vedova e Mozgov, il roster di coach David Blatt si è ulteriormente rinforzato con l’arrivo del veterano Richard Jefferson, rincalzo di lusso dopo l’addio a Shawn Marion ed il pieno recupero del brasiliano Anderson Varejao.

Di Kyrie Irving e Kevin Love che dire, stanno ancora recuperando dai rispettivi infortuni post season ed i loro ritorni sono davvero attesissimi con il primo reduce da una stagione memorabile (tantissime le prestazioni sopra i 40 pt, ritoccato anche il career high – 57 contro gli Spurs) e con “number 0” in grado di offrire un ventaglio di soluzioni anche lontano da canestro e di rendere così i Cavs una delle compagini più imprevedibili del lotto. Senza dimenticare il giocatore più forte del pianeta. E la sua promessa.

Dove possono arrivare? Finals

*Rivincita fissata il 25 Dicembre contro Golden State.

Los Angeles Clippers: Con Pierce è l’anno buono?
Ricordate il clamoroso epilogo della scorsa stagione? Dopo una regular season da 56 vittorie e dopo aver eliminato gli Spurs, campioni in carica, sovvertendo il pronostico nel primo turno di playoff, i Clippers sono avanti 3-1 contro Houston nelle semifinali di conference e si candidano a seri pretendenti al titolo per la stagione in corso. La loro rimarrà soltanto una candidatura, i Losangelini perderanno infatti tutte le restanti gare della serie andando incontro ad una cocente ed inaspettata eliminazione. La motivazione? Da rintracciare nei problemi di spogliatoio, o forse come è più plausibile in un roster ancora troppo poco profondo. Memori della batosta subita, i dirigenti dei Clippers e coach Doc Rivers si sono mossi proprio in questa direzione. Dopo l’estenuante trattativa che ha portato alla riconferma di Deandre Jordan e dopo aver draftato Dawson (lungo da Michigan State) sono arrivati a L.A. giocatori del calibro di Prigioni e Josh Smith dai Rockets, Wes Johnson dai Lakers, Aldrich da NY, Stephenson da Charlotte e ciliegina sulla torta il veterano Paul Pierce da Washington.

Conferme importanti per Jamal Crawford, Austin Rivers (figlio di coach Doc) e JJ Redick che consentiranno al team di essere pericoloso anche dal perimetro oltre al tradizionale strapotere nel pitturato che ha caratterizzato la storia della franchigia negli ultimi anni.

Cabina di regina affidata anche quest’anno alla superstar Chris Paul, con Blake Griffin ala grande pronto anche quest’anno a confermarsi su livelli inauditi e a macinare highlights, rispettando l’antica tradizione di “Lob City” a suon di stoppate e “schiacciatone”. Per la gioia dei tifosi.

Dove possono arrivare? Finali di conference

Oklahoma City Thunder: Senza infortuni si può arrivare lontano
Annata sfortunata quella appena trascorsa, terminata per un soffio senza disputare la post season e con almeno uno dei giocatori cardine della franchigia fuori a rotazione per infortunio, tra cui spiccano le tre operazioni al piede cui si è sottoposto l’All Star Kevin Durant (soltanto 27 partite giocate nella scorsa stagione).

In estate, oltre alla dipartita di coach Scott Brooks, sollevato dall’incarico dopo 6 stagioni e rimpiazzato da Billy Donovan, non è cambiato moltissimo: arrivato Cameron Payne dal draft (15ma scelta assoluta), sono stati rifirmati con convinzione i restricted free agent Singler e Kanter (quest ultimo ha siglato un quadriennale da 70 mln) in aggiunta a John Huestis, scelta opzionata nell’anno precedente.

Come è ben noto le speranze di titolo dei Thunder passano principalmente dalle mani di Durant e Westbrook, entrambi di diritto tra i primi dieci giocatori di questa Lega, letteralmente incontenibili se in condizioni fisiche ottimali.

Enes Kanter, Steven Adams e Serge Ibaka costituiscono un pacchetto lunghi invidiabile, con quest’ultimo in grado di alternare prorompente fisicità sotto le plance a soluzioni offensive lontano dal canestro; in posizione di guardia occhi puntati sul 23 enne Dion Waiters, arrivato l’anno scorso da Cleveland e dal quale ci si attende molto.

Inutile ribadire che molto dipenderà dal lavoro di coach Donovan e dagli infortuni, senza i quali i Thunder sono indubbiamente una delle squadre con più talento in termini di valore assoluto nella Lega. Occhio al contratto di KD in scadenza a fine anno…

Dove possono arrivare? Finali di conference

Atlanta Hawks: Ripetersi? Missione…possibile!
Se la passata stagione è stata una delle più prolifiche della storia della franchigia con 60 vittorie in regular season e la sconfitta rimediata in finale di conference per mano di James e soci, gli Atlanta Hawks puntano a confermarsi ad alti livelli anche quest’anno.

In Georgia hanno cambiato tanto, a cominciare da logo, maglia gara e dirigenza, a finire con il roster. Persa una pedina fondamentale come DeMarre Carroll (accasatosi a Toronto), in posizione di guardia sono arrivati a sostituirlo Tim Hardaway Jr e Justin Holiday che faranno compagnia all’ esplosivo Kent Bazemore e a Thabo Sefolosha (quando tornerà dall infortunio alla tibia procuratosi nel “caso Copeland”).

Le chiavi della squadra saranno affidate nuovamente a Jeff Teague, uno dei giocatori “most improved” della passata stagione e che ha duramente lavorato quest’estate per migliorare il suo tiro dal perimetro sin ora poco efficace. Alle sue spalle, occhi puntati sul 22 enne Dennis Schroder che nonostante una post season non all’altezza delle aspettative ha fatto vedere buone cose all’Europeo (anche contro la nostra Nazionale) ed è a caccia di minutaggio importante. Confermatissimo in posizione di ala piccola lo specialista del tiro dalla lunga distanza, troviamo Kyle Korver che appena l’anno scorso ha interrotto la sua striscia di triple a 127 gare consecutive. Sottocanestro le Aquile hanno le ali spiegate: alla mano dolce di Al Horford e alla riconferma del leader Paul Millsap (dopo un flirt estivo con Orlando) si aggiungono gli arrivi dell’Ex Spurs Tiago Splitter e del gigante Walter Tavares (221 cm x 122 kg). Senza dimenticarci di coach Budenholzer, coach of the year l’anno passato.

Ripetersi? A nostro avviso è possibile. Dove possono arrivare:

Semifinale Playoff/Finali di conference

Houston Rockets: Fare meglio dell’anno scorso si può?
In casa Rockets si riparte da un’ottima post season terminata (dopo aver superato Dallas e LAC) soltanto con l’eliminazione in finale di conference contro i Golden State Warriors poi laureatisi campioni.

Più in alto non si poteva arrivare, visti e considerati gli infortuni rimediati in post season da uomini chiave come Motiejunas e Beverley ed un Howard a mezzo servizio per gran parte della stagione per via degli infiniti guai al ginocchio.

Quest anno James Harden si è visto accogliere dalla dirigenza la richiesta di essere affiancato da una point guard più talentuosa; alla corte di coach McHale è approdato infatti dai Nuggets TY Lawson, giocatore con tanti punti nelle mani che sarà in grado di togliere pressione nei momenti chiave al Barba sul quale troppo spesso il gioco dei Rockets l’anno scorso si è focalizzato. Confermati i free agent Terry, Brewer e Beverley e salutato Josh Smith, dal draft sono arrivati Harrell e Derrell con Marcus Thornton firmato al minimo salariale dopo l’ennesimo assalto fallito a Sergio Llull.

Completano il roster il lituano Motiejunas (ex Treviso) Dorsey e Capela che ben hanno figurato nella scorsa stagione.

Dove possono arrivare?
Inutile negare che gran parte delle ambizioni dei Rockets passeranno dallo stato di salute di uno dei migliori centri della Lega, Dwight Howard e dal talento cristallino di James Harden: il Barba è indubbiamente uno dei 5 giocatori più forti della Lega e quest’anno punta deciso a titolo ed Mvp, anche se Anthony Davis di N.O. sembra il nuovo Predestinato. Non sarà facile, vedremo a Maggio.

San Antonio Spurs: La più bella al suo ultimo ballo?
Come gestire una delusione? Puoi scoraggiarti, abbatterti, arrenderti. O puoi digerirla, traendone giovamento, voglia di rivalsa, energie inaspettate. Quest’estate, in molti, sottoscritto compreso ,si attendevano, con ragionevole certezza, il ritiro di Tim Duncan e Manu Ginobili, ma i due devono aver interpretato la delusione scaturita dalla cocentissima sconfitta con LAC nella seconda delle possibilità sopra prospettate, prolungando così contratti in essere e rispettive carriere per un’altra stagione. Le cose, poi, si sono fatte ancora più interessanti con l’arrivo del pezzo pregiato del mercato, il free agent La Marcus Aldridge e di David West a prezzo stracciato. Salutati il nostro Marco Belinelli ed il brasiliano Tiago Splitter, sono rimasti alle dipendenze di coach Popovich (alla 19ma stagione con gli Spurs e di recente nominato head coach di Team USA) pezzi pregiati come il cecchino Danny Green e Kawhi Leonard, giocatore solidissimo, gran difensore, nonché MVP delle Finals 2014, costretto ai box dai continui guai fisici. Metronomo di gioco sarà come sempre il francese Tony Parker, chiamato ad un pronto riscatto dopo avere deluso e non poco le aspettative nella rassegna continentale disputatasi in terra natìa e culminata con la magra consolazione della medaglia di bronzo. Al suo fianco, nel ruolo di ala grande il connazionale Boris Diaw, giocatore di squadra, duttile e dalle ottime letture; Mc Callum, il granitico Marjanovic, e Anderson completano un roster di eccellente livello.

Dove possono arrivare?

L’obiettivo è ripetere i fasti del 2014, con la consapevolezza che per molti potrebbe essere l’ultimo ballo di fine anno.

Miami Heat: L’anno del rilancio
Dopo una stagione deludente, anche per via del lungo stop patito da Chris Bosh (problemi ai polmoni) e la scarsa vena realizzativa di Wade, mercato da grandi protagonisti in casa Heat. Il g.m. Pat Riley, vero e proprio guru nel suo ruolo ha messo a segno una serie di colpi ad effetto che hanno riportato entusiasmo a South Beach e che fanno sperare ad una stagione ad alti livelli. Incassati i pesantissimi rinnovi di giocatori come Wade (bandiera), Dragic e Luol Deng, sono arrivati in Florida il promettente Gerald Green (lo vedrete spesso negli highlights) e l’oramai veterano Amare Stoudemire, sempre pericoloso sotto le plance ed a caccia di riscatto dopo un paio di stagioni sfortunate.

Al draft, con la 10ma scelta assoluta è stato selezionato uno dei giocatori più interessanti tra i rookie: l’ex Duke Justin Winslow, guardia tiratrice ed ottimo difensore.

Confermati McRoberts e l’intrigante Hassan Whiteside nel pitturato (doppia doppia di media tra rimbalzi catturati e punti segnati) a Miami ci sono tutti i presupposti per approdare con serenità ai playoff e rivedere sprazi di ottima pallacanestro. Coach Spoelstra è una garanzia. Il resto lo vedremo a Maggio.

Dove possono arrivare? Semifinali conference

Chicago Bulls: Nuovo coach, vecchio roster
Si è chiusa con zero titoli in 5 anni l’era di coach Tom Thibodeau alla guida dei Chicago Bulls. La dirigenza dei Bulls, dopo la terza eliminazione nei playoff subita a opera di Lebron James si è decisa in fretta a voltare pagina, affidando la panchina a Fred Hoiberg, ex coach di Iowa State. Rifirmati Brooks, Dunleavy e Jimmy Butler (faraonico accordo quinquennale per lui) ed aggiunti il rookie Bobby Portis e Jordan Crawford il roster è molto simile a quello che l’anno scorso ha garantito 50 vittorie in regular season.

In cabina di regia spazio ancora a Derrick Rose che nei playoff ha fatto vedere di poter dare ancora molto alla causa Bulls e che potrebbe essere aiutato anche dall’affievolimento di qualche riflettore vista e considerata l’esplosione di Jimmy Butler, oggi considerato la vera e propria superstar del team.

Oltre le conferme di Doug McDermott (giocatore interessante) e Snell, sotto le plance ritroviamo il coriaceo Joakim Noah (10 rimbalzi di media a gara) e l’atletico Taj Gibson, al momento ai box per infortunio.

Menzione speciale merita Pau Gasol: il 35 enne Iberico ha dimostrato di essere in forma davvero smagliante trascinando la sua Spagna sul tetto d’Europa conquistando il titolo di MVP della rassegna. Nonostante l’intensa parentesi estiva con la sua nazionale, si appresta a cominciare la sua seconda stagione con i Bulls ed in quella passata la sua assenza nelle gare decisive di playoff contro i Cavs si è fatta sentire e non poco.

Dove possono arrivare? Semifinali conference

Los Angeles Lakers: Bryant e poi?
Anche se evidentemente, non sono tra gli aspiranti al titolo, non potevamo esimerci dal parlare dei Los Angeles Lakers. Per una serie di motivi. Ci sono stati momenti migliori a Los Angeles, sponda gialloviola. Quella trascorsa è stata infatti la peggior stagione di sempre per la franchigia losangelina (21 partite vinte), orfana per larghi tratti della stagione della sua superstar, Kobe Bryant. E’ proprio dal 37 enne Black Mamba, alla ventesima stagione NBA che si riparte: infortuni permettendo (solo 41 le partite giocate nelle ultime due stagioni) sarà lui a dover guidare una squadra rifondata e composta per buona parte da giovani promesse arrivate dai draft degli ultimi due anni (Randle, Clarkson, D’Angelo Russell per citarne alcuni). Nel corso dell’estate sono arrivati a L.A. il “Sixth Man of the Year” della passata stagione Lou Williams, il centro Roy Hibbert da Indiana e dal nostro continente Marcelinho Huertas (già ex Fortitudo) e soprattutto Metta World Peace reduce dall’esperienza playoff nel nostro campionato con la maglia di Cantù.

Completano il roster Nick Young (Swaggy P per gli amici – uno che regala sempre spettacolo) Brandon Bass e Robert Sacre che aggiungono muscoli e centimetri sempre utili per lottare sotto le plance.

Dove possono arrivare:

In una Western Conference che ha dimostrato di essere più che mai competitiva raggiungere i playoff appare un’utopia, ma se Hibbert e World Peace ritornano quelli visti due anni fa, Lou Williams trova continuità e i giovani si accumulano esperienza rapidamente si può fare. E con Kobe nel roster sognare non guasta mai.
La finestra sugli Italiani
Questa estate tra giocate spettacolari, triple fuori equilibrio e canestri decisivi ci hanno fatto sognare ed emozionare, trascinando la nostra Nazionale ad un passo dalla semifinale dell’Europeo econcludendo al quinto posto la rassegna continentale, conquistando così la matematica qualificazione al torneo preolimpico. La pattuglia di Italiani in NBA quest’anno si è però assottigliata, con Gigi Datome che ha accettato la proposta di disputare un Eurolega da protagonista pervenuta dal Fenerbahce, guidata quest’anno dalle sapienti mani di coach Obradovic. In attesa di Alessandro Gentile (i Rockets sembrano intenzionati ad esercitare l’opzione su di lui nel 2016) sono dunque tre i giocatori Italiani che disputeranno l’NBA quest’anno.
Andrea Bargnani
Il versatile lungo romano, prima scelta assoluta al draft 2006 disputa quest’anno la sua nona stagione oltreoceano. Noi, come la stragrande maggioranza dei tifosi ci auguriamo che questo possa essere l’anno del rilancio definitivo per il “Mago”, che dopo un paio di stagioni opache vissute all’ombra della Grande Mela, sponda Knicks, ha deciso di firmare al minimo salariale per i “cugini” di Brooklyn. Dopotutto, a chi non piace New York.
Andrea è reduce da una rassegna continentale solida, giocata sui livelli che gli competono (14.8 ppg e tanta energia) nella quale ha dimostrato di poter essere pericoloso da ogni parte del parquet, infortuni permettendo. Il risentimento al polpaccio patito nella penultima gara della kermesse europea è stato purtroppo più grave del previsto e non gli ha permesso di disputare la pre-season con i suoi nuovi compagni. Se i problemi fisici non lo tormenteranno siamo più che convinti che tornerà a far parlare di sé anche in NBA.
Marco Belinelli
“Poker Face”, così è soprannominato il talento di San Giovanni in Persiceto, ha disputato un Europeo ad altissimi livelli confermando le sue eccellenti doti da tiratore e di leader nei momenti che contano.

Reduce dalle ultime tre stagioni con la canotta degli Spurs, con il quale nel 2014 ha vinto il titolo e la gara del tiro da tre punti (unico Italiano ad esserci riuscito sinora e primo Sperone di sempre), Marco ha deciso di cambiare aria accettando l’offerta di Sacramento con cui ha siglato un contratto ben più vantaggioso di quello che lo legava alla franchigia Texana (triennale da 19 milioni per lui). Il progetto dei Kings sembra piuttosto credibile, con Marco che gode della piena di fiducia di coach Karl, a cui disposizione ci saranno anche la superstar DeMarcus Cousins, Rajon Rondo, ottimo play e grandissimo passatore e l’ala piccola Rudy Gay, senza dimenticare il fratello di Steph Curry, Seth da Duke. Il giocatore Italiano più costante negli ultimi due anni avrà a disposizione un minutaggio più ampio ed è pronto a ritagliarsi un ruolo da protagonista, con il non semplice compito di importare nella sua nuova squadra la mentalità vincente acquisita in quel di San Antonio.
Danilo Gallinari
Da molti considerato come uno tra i più forti giocatori Italiani di sempre, “Gallo”, classe 1988, comincia quest’anno la sua sesta stagione NBA in forza ai Denver Nuggets. Reduce da un Europeo scintillante, Danilo è giocatore di rara duttilità, in grado di ricoprire svariati ruoli e di andare a bersaglio da ogni lato del campo. Incubo delle difese avversarie, a tratti implacabile, ha tutte le carte in regola per continuare il suo dominio anche oltreoceano, dove ha già fatto parlare di sé. Nella passata stagione, senza il fastidioso infortunio al ginocchio che lo ha tenuto lontano dal parquet per l’intera stagione 2013/2014, il numero 8 è riuscito a trovare discreta continuità mettendo a segno 13 punti di media in 59 partite (30 le partenze in quintetto), ritoccando molti dei suoi career high, tra cui spicca quello alla voce punti, portato a 47 nella memorabile uscita contro i Dallas Mavericks di Aprile. Dopo la partenza di TY Lawson, e l’arrivo del rookie Emmanuel Mudiay i Nuggets lo hanno investito di grandi responsabilità e si aspettano molto da lui, che non ha mai nascosto di trovarsi a meraviglia nella città del Colorado ed è pronto a ricambiarne la fiducia. Scommettiamo che sarà la sua miglior stagione?

 

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