L’Inghilterra ha di nuovo anticipato la storia

a cura di Nicola De Vita

 

Potevamo prevederlo? Potevamo evitarlo? Dove abbiamo sbagliato?

Gli interrogativi a poche ore dallo storico risultato del referendum su “Brexit” si inseguono in maniera frenetica.

La Gran Bretagna insomma ha scelto di uscire dall’Unione Europea: il fronte del “Leave” ha vinto con il 51,9% rovesciando tutti i sondaggi che vedevano il fronte del “Remain” in vantaggio al di sopra del 50%.

A sostegno di “Brexit” hanno votato 17.410.742 elettori, per restare nell’Ue i voti sono stati 16.141.241.

E adesso?

Nessuno se lo aspettava veramente. A cominciare dai mercati finanziari che fino al giorno prima avevamo fortemente scommesso sul “Remain”.

La commozione seguita all’omicidio della signora Cox, assassinata per le sue idee da un estremista il 16 giugno, aveva indotto a credere che le ragioni dei sostenitori dell’Unione Europea avrebbero prevalso su quelle degli euroscettici. Gli ultimi sondaggi diffusi alla vigilia delle elezioni confermavano questa previsione che come abbiamo visto è stata tuttavia smentita dai risultati.

La conseguenza nell’immediato è stato devastante: i mercati mondiali sono stati colpiti da Tokyo a New York e tutti gli indici finanziari hanno quindi accusato pesanti perdite. La sterlina, che nella notte del 23 giugno era salita fino ad essere scambiata a 1,50 dollari, è crollata rapidamente, arrivando a cedere oltre l’11 per cento sul dollaro.

Le borse europee hanno raggiunto livelli molto bassi: Madrid ha chiuso a -12.35%,

Parigi è arrivata a perdere -8,04% e Milano ha toccato quota -11%.

Un disastro.

Una delle prime mosse degli investitori più attenti è stata quella di tornare ad investire nei cosiddetti “beni rifugio” come l’oro, i metalli preziosi e i titoli di stato a dieci anni (dopo l’annuncio della vittoria di “Brexit” il prezzo dell’oro è infatti tornato a salire). Il prezzo del greggio al contrario ha risentito in maniera limitata del referendum nel Regno Unito.

Sono piuttosto i titoli di stato che dobbiamo tenere sotto controllo: la vittoria di “Brexit” espone infatti i titoli di stato dei paesi dell’area euro a pesanti contraccolpi e gli speculatori più aggressivi potrebbero penalizzare i titoli dei paesi europei più fragili (spread in aumento).

Non dimentichiamo di osservare ancora una volta la situazione in prospettiva: sulla scena abbiamo il voto spagnolo, la Grecia, l’instabilità politica del Portogallo, il referendum costituzionale previsto per ottobre in Italia, la Francia in preda alla confusione politica e sociale… “il denaro non dorme mai” e i mercati finanziari non perdonano.

David Cameron intanto, promotore del referendum e sostenitore del “Remain” ha annunciato che rassegnerà le sue dimissioni: la palla adesso torna nel campo dei Conservatori che dovranno scegliere presto un nuovo leader.

Storicamente gli inglesi sono sempre stati degli innovatori e dei precursori: furono i primi a tagliare la testa ad un re, inventarono quindi il parlamentarismo, inventarono e diffusero in tutto il mondo il libero mercato, rivoluzionarono l’economia e la società con l’industria, costruirono per primi uno stato sociale e per primi lo smantellarono…

Saranno ancora una volta i primi?

Impossibile saperlo.

Certo è che “Brexit” ha da subito scosso i più profondi istinti separatisti dell’Unione e Marine Le Pen ha prontamente annunciato che in caso di vittoria alle elezioni politiche promuoverà un referendum per “Frexit”.

Cosa deve insegnarci tutto questo?

La storia non si cambia. Indietro non possiamo tornare ahimè…

La verità, per quanto possa essere dura, è che i cittadini dei paesi europei non vedono risposte.

Non esiste più un’autentica rappresentanza e le istituzioni (non solo politiche) non parlano più la stessa lingua dei cittadini.

L’Unione europea ha smesso di esistere già da tempo: il parlamento è stato svuotato dei suoi poteri, l’incapacità degli stati membri di fare un passo avanti ha scatenato un pericoloso circolo vizioso dove ogni forma concreta di rappresentanza è venuta appunto meno e dove le istituzioni in definitiva, incapaci di comprendere e di rispondere a questa deriva egoista, hanno progettato un sistema politico complesso e lontano dalle periferie dell’Unione.

I dati analizzati nelle ultime ore dimostrano non solo che gran parte dei voti per il “leave” sono venuti dalla aree più povere del paese, ma anche che una notevole fetta dei sostenitori del fronte contrapposto sono giovani: il 75 cento dei ragazzi fra i 18 e i 24 anni si è espresso infatti contro “Brexit”, così come il 54 % delle persone di età compresa tra i 25 e i 49 anni.

Scontri sociali e generazionali che devono far riflettere non poco.

Vis unita fortior, certo. Ne sono anche io un convinto sostenitore ma non possiamo ignorare i segnali di disperazione e rabbia che sfociano in scelte come “Brexit” altrimenti tutto ciò per cui l’Occidente si è battuto e tutto ciò che l’Occidente rappresenta finirà.

L’autoreferenzialità di chi crede ancora nell’inutile complessità e nei bizantinismi delle istituzioni europee attuali è controproducente quanto il semplicismo sbrigativo di chi vorrebbe gettare via “il bambino con l’acqua sporca”.

Attenzione quindi: il discorso va oltre le solite contrapposizioni manichee tra conservatori e, riformisti…con questi termini siamo destinati a continuare a fare poca strada.

Qui si tratta di accettare tutti insieme una sfida, reinventare la nostra società superando anche lo stesso linguaggio di chi ancora, invano, tenta di difendere un mondo che non esiste più.

In poche ore si scrive la storia oggi e se noi giovani in primis, appartenenti alla famigerata “generazione erasmus” non riusciremo a rompere definitivamente con i fantasmi del passato, perderemo più di un’occasione, sprecheremo probabilmente le nostre stesse esistenze e continueremo a subire la storia ancora a lungo.

“Brexit”, occorre chiarirlo, non arriverà comunque in tempi rapidi.

In tempi brevi, come già abbiamo visto, le conseguenze si sono avute e si continueranno ad avere sul piano soprattutto economico-finanziario.

A Bruxelles serviranno almeno due anni per terminare tutte le procedure. Almeno altri otto (se non dieci come sostengono diversi analisti) affinché Londra possa rinegoziare con ogni singolo paese tutti gli accordi commerciali finora stretti nel consesso europeo (dall’immigrazione alle esportazioni, dai tassi sui mutui e i prestiti fino alle forniture energetiche: ogni singolo aspetto insomma della vita quotidiana e dell’economia dovrà essere ridiscusso e ratificato con nuovi accordi).

Aggiungiamo inoltre che la consultazione ha valore consultivo e non vincolante: la Gran Bretagna non è obbligata a uscire dall’Ue qualora il Parlamento di Londra decidesse di non prendere atto della volontà popolare…ma con Downing street senza Cameron e con i Conservatori alla ricerca di un nuovo leader chi si assumerà queste responsabilità? In Inghilterra dopotutto con la democrazia non si scherza e lo abbiamo visto…

Prima della riunione del Consiglio europeo, prevista per martedì 28 giugno e mercoledì 29, ci sarà un vertice informale fra i 27 stati membri rimasti per fare il punto sull’esito del voto inglese: «Una riflessione», come è stata definita dal presidente del Consiglio Tusk. Cosa dirà Cameron?

La strada è ancora lunga e le sorprese saranno sicuramente ancora molte.

Concludo quindi con le seguenti parole, tratte dal romanzo Il tiranno di Valerio Massimo Manfredi, credo le più indicate per cercare almeno di dare un senso al nostro normale smarrimento:

E la storia va dove vuole, è come un fiume enorme che ora corre sul suo cammino; ora invece avanza lentamente in pigre volute e sembra lasciarsi domare e guidare persino da uomini mediocri. La Storia è un mistero, un impasto di passioni, orrori, speranze, entusiasmi, meschinità; è sorte e casualità, così come è anche il prodotto di volontà precise e caparbie come la tua, certo. La Storia è il desiderio di superare la nostra miseria di uomini, è l’unico monumento che ci sopravvivrà. Anche quando i nostri templi e le nostre mura saranno caduti in rovina, quando i nostri dei e i nostri eroi saranno solo fantasmi, immagini sbiadite dal tempo, statue mutilate e corrose, la Storia ricorderà ciò che abbiamo fatto e il ricordo che sopravvivrà di noi è l’unica immortalità che ci è concessa”

 

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