Cogito, ergo voto!

a cura di Mariateresa Ravidà 

 

Come noto, la Camera ha approvato il progetto di riforma Costituzionale Boschi, rimettendone le sorti definitive all’esito del referendum confermativo del prossimo autunno, cui tutti noi cittadini italiani siamo chiamati a votare.

Risegnalo all’attenzione, che si tratta del progetto di riforma con cui si
modifica la Carta Madre dei nostri diritti, patrimonio comune all’intera collettività: la Costituzione. È pertanto una votazione impegnativa, che dovrebbe prescindere da personali orientamenti partitici e fugare strumentalizzazioni e pressioni politiche, mantenendosi scevra da qualsivoglia implicazione che tenda a sostituirsi ad una una rigorosa ed imparziale analisi sul merito della riforma.

Di seguito, i punti salienti del progetto:

 

SOPPRESSIONE DEL BICAMERALISMO PERFETTO:

A chi grida al ritorno a forme di accentramento simil dittatoriale, rispondiamo con un sorriso NO, non è in ballo la materiale soppressione del Senato, e se anche così fosse, monocameralismo non sta a significare morte della democrazia (vedi la stragrande maggioranza delle democrazie Presidenziali europee). La previsione declina il passaggio da un bicameralismo PARITARIO ad uno DIFFERENZIATO, ridefinendo i rapporti Camera-Senato, organi rimanenti ambedue in attività nell’ordinamento, seppur non più paritari per competenze e poteri.
Nella specie, si profilerebbe un Senato depauperato per funzioni e ridimensionato per numero.
I “Senatori del domani” in numero di 100 (dai 315 originari -il che comporterebbe un modesto vantaggio di spesa-) non saranno più ELETTI dal popolo mediante suffragio universale, bensì NOMINATI: 95 dalle Regioni e 5 dal Capo di Stato, non rieleggibili e rimanenti in carica per i 7 anni successivi.
Da qui, coniata la definizione “Senato Regionale”, poiché rappresentativo delle autonomie locali. Aspre polemiche si abbattono sul punto della suddetta rappresentatività, essendo ad oggi incerte le modalità elettive dei “nuovi senatori”. Si riporta testualmente che le elezioni avverranno “per nomina degli organi regionali ed in conformità alle scelte espresse dagli elettori”.
Espressione confusa, che solleva dubbi sul come possano armonizzarsi previsioni antitetiche come “nomina (dall’organo)” e “scelta dell’elettore”.
Tuttavia, a far maggiore chiarezza sul punto, sarà una legge quadro, da recepirsi dalle Regioni, dopo l’approvazione definitiva della riforma. Al Senato non sarà più consentito accordare o negare fiducia al Governo, che rimarrà prerogative della Camera.

MODIFICHE AL PROCEDIMENTO LEGISLATIVO:

Nel’ottica di una semplificazione del procedimento di formazione delle leggi, si intende arrestare la rotta delle cd “navette legislative”: accezione atecnica, che individua i ripetuti ed eccessivi “transiti” per la rotta Monecitorio/Palazzo Madama, e viceversa, che, in seno alla procedura, il disegno di legge compie prima di giungere alla sua approvazione finale. Incidere sul suddetto “effetto Ping pong”, equivale a manomettere il prodotto del bicameralismo perfetto: originariamente custode di democraticità delle scelte, e ribattezzato per i suoi eccessi ad innegabile responsabile di ritardi e lentezze nel procedimento di approvazione legislativa.
Tuttavia, nel testo si prevedono anche “poteri di intervento del senato esercitabili in ogni momento”: ergo, il senato non DEVE più, ma PUÒ, e IN OGNI TEMPO, intervenire (così ripristinando di fatto l’ effetto Ping pong verso la Camera).
Continua, invece, a trovare applicazione il procedimento di approvazione collettivo pre-riforma, in materia di leggi costituzionali, trattati internazionali UE, leggi elettorali degli enti locali e referendum popolari.
I Senatori saranno privi di indennità aggiuntive, ma titolari dell’immunità parlamentare.

VAGLIO DI AMMISSIBILITÀ COSTITUZIONALE SULLA LEGGE ELETTORALE:

Iniziativa assolutamente necessaria, visti i trascorsi storici.
Il provvedimento (rinviato ad un futuro ancora da stabilirsi) prevede che, prima della loro promulgazione, le leggi che disciplinano l’elezione dei parlamentari di Camera e Senato potranno essere sottoposte a giudizio preventivo di legittimità costituzionale; l’eventuale illegittimità ne impedirà la promulgazione.
Sul punto sarebbe opportuna, tuttavia, una precisazione di non poco conto: l’attuale legge elettorale “Italicum” è sottoposta alla cognizione della stessa Corte Costituzionale, in quanto affetta da alcune delle stesse censure di illegittimità costituzionale mosse avverso la vecchia legge Calderoli, (meglio nota come “l. Porcellum”) che col sistema delle cd. liste bloccate, conduce di fatto all’equivalente effetto prodotto dal sistema del “capolista bloccato” di cui all’Italicum: l’impossibilità di scegliere liberamente e direttamente i deputati. La Corte ha già ammesso ricorsi per illegittimità costituzionali diretti a censurare la violazione dei principi di rappresentanza territoriale e democratica di cui alla legge elettorale (vedi Tribunale di Messina). In parole povere, la debolezza sistemica si impernia sul seguente assunto: le elezioni della Camera risultano deprivate della loro carica di rappresentatività popolare, poiché sufficientemente manipolate dalle forze al potere, mentre le modalità elettive del Senato appaiono ad oggi ignote.
Non può trascurarsi, peraltro, che gli effetti di cui alla riforma analizzata in combinato con la legge Italicum , non possono che incidere inesorabilmente sulla composizione del Parlamento in seduta comune, chiamato all’elezione di elementi di garanzia necessari (cd. contrappesi politici), quali il Presidente della Repubblica e il Consiglio Superiore della Magistratura, che, in un panorama di questo tipo, non potrebbero che ricadere nell’orbita di influenza Governativa (per mezzo del controllo della sua maggioranza).
Quella della legge elettorale è, a mio avviso, parentesi necessaria per enucleare quelle che sono le debolezze di una riforma che, in potenza e per idee portanti, risulterebbe complessivamente positiva e vantaggiosa.

MODIFICHE AL TITOLO 5:

L’attuale Titolo V (sui rapporti stato/autonomie locali), riformato nel 2001, è dai più considerato causa di moltissimi contenziosi.
Nell’apprezzabile intento di realizzare forme di regionalismo cooperativo e di ridimensionarne i conflitti, il nuovo assetto disegnato dalla riforma prevede una riduzione delle competenze regionali effettive, ritornando ad una ventina di materie di competenza esclusiva dello Stato.
Matteo Renzi riconosce la presenza di alcuni punti da chiarire, sostenendo che si tratti comunque di un passo avanti rispetto al passato. Sebbene sia plausibile che parte significativa del contenzioso attenga a problematiche connesse più alla legislazione regionale attuativa, che ai criteri di riparto stato regioni, che sono stati invece interessati dalla riforma, non può negarsi che dal 2001 a oggi le autonomie regionali non abbiano prodotto grandi evoluzioni, specie sul fonte legislativo, quanto piuttosto ulteriori lentezze, disparità nell’erogazione dei servizi e problemi di bilancio.

ELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA:

Il quorum per l’elezione del PDR, immodificato fino alla terza votazione, dalla quarta si abbassa ai tre quinti dei componenti, e dalla settima ai tre quinti, non più dei COMPONENTI, ma dei VOTANTI; in caso di impedimento permanente, morte o dimissioni, sarà il Presidente della Camera (non più del Senato), a sostituire il PDR “ad interim”, qualificandosi come seconda carica dello Stato.

SOPPRESSIONE DEL CNEL (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro):

Questa soppressione è materiale e colpisce l’organo ausiliario con funzione consultiva in materia di legislazione economica e lavorativa; organo di consultazione popolare, con poteri di iniziativa nelle proprie materie.
Ad un Commissario straordinario sarà affidata la liquidazione e la ricollocazione del personale CNEL presso la Corte dei Conti.

MODIFICA DEL QUORUM PER REFERENDUM ABROGATIVO E INIZIATIVE LEGISLATIVE POPOLARI:

Si parla di referendum o di progetti di legge di iniziativa popolare, resi più difficoltosi per via di quorum più elevati.
Nel primo caso si passa da 500 mila firme, a 800 mila, e, dopo le prime 400 mila, la Corte Costituzionale emetterà un parere di ammissibilità.
Nel secondo caso, invece, il numero viene triplicato: da 50 mila a 150 mila firme.

INTRODUZIONE DI REFERENDUM POPOLARI PROPOSITIVI E DI INDIRIZZO:

Le Camere dovranno varare una legge che ne stabilisca le modalità attuative.
Si tratta di forme di consultazione popolare su temi specifici, allo scopo di proporre una nuova legge. Conseguito l’esito positivo, la forza politica sarà vincolata a legiferare in conformità a quanto stabilito da referendum.

 

Tirando le somme, si tratta di una riforma in cui, come detto, non mancano aspetti e idee portanti positive (semplificazione legislativa, scadenze più serrate per le approvazioni della camera, lo stesso bicameralismo -in potenza-).
Elementi positivi, ma non abbastanza, a modesto parere di chi scrive, da compensare quelli critici, esasperati dalla presenza di un tenore testuale controverso, incerto e (volutamente o meno ) confuso.
Convengo con l’autorevole opinione di chi avrebbe auspicato piuttosto, a quesiti referendari che interessassero punti singoli della riforma, senza obbligare ad inscindibile “NO”o “SI” sull’interezza del testo.
Ad ogni modo l’auspicio è che il popolo Italiano si rechi alle urne, indipendentemente dalla natura del voto espresso, in modo sempre informato, consapevole e mai condizionato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *