DA TENTATIVO DI DEPOSIZIONE A CONFERIMENTO DI POTERE: COME NON FARE UN COLPO DI STATO

A cura di Paolo Cardamone

Se dovessimo creare ora, su due piedi, un manuale su come NON eseguire un colpo di stato, o comunque anche solo su come NON togliere potere ad un leader poco democratico, non si potrebbe prescindere dalle ultime ore turche.
Il presunto regista del golpe, Kose, ha senza dubbio realizzato un goffo tentativo di destituzione del Presidente Erdogan, che si è trasformato nell’evento che più di tutti potrà usare il leader della Turchia per legittimare il suo potere, e l’esercizio senza limiti dello stesso.
L’ex sindaco di Istanbul, poco prima delle 22:30, momento in cui i primi carri armati hanno bloccato lo stretto del Bosforo, era senza alcun dubbio molto criticato e godeva di una pessima reputazione non solo sul piano internazionale, per quanto membro della NATO, ma anche e soprattutto all’interno della sua Nazione.
Guardando i risultati delle ultime elezioni, con quasi il 50% delle preferenze dirette ad Erdogan, non si direbbe che per il popolo sia un dittatore; già, però non lo si direbbe fintantoché non vi fossero dubbi sulla regolarità delle elezioni.

Riassumendo, quindi, Erdogan è uno dei leader che la comunità internazionale sopportava con maggior irritazione: mancava di legittimazione popolare forte, mancavano di legittimazione alcuni suoi provvedimenti fortemente restrittivi di alcune fondamentali libertà, come quella di espressione (non è necessario ricordare i processi contro i giornalisti dissidenti e le leggi anti-social) e mancava, insomma, di credibilità.
Era il leader che la NATO, o qualsiasi altro asse di potenze, avrebbe potuto deporre con uno schiocco di dita, ed è forse per questo che le reazioni dei potenti di cui sopra, che a quanto pare nulla c’entrano, sono state pacate e mai oltre un certo registro.
Nulla, da parte di Germania ed USA, oltre a delle semplicissime richieste di “rispettare l’ordine democratico” e di “non generare inutili bagni di sangue”. Di più, nulla.
Un nulla che porta a riflettere, perché possono davvero essere così indifferenti ed eccessivamente cauti rispetto ad un colpo di stato che avrebbe cambiato tutto nel Paese la cui importanza geopolitica si potrebbe comprendere anche solo guardando una cartina? Si potrebbe davvero essere così distanti mentre si rischia che lo Stato che separa l’Europa da Siria, Iran e Iraq, cambi governo e passi ad una dittatura militare?
Impensabile, soprattutto da parte di organizzazioni come l’ONU, la NATO ed anche l’UE.

Ed ora, invece, cosa ci rimane dopo questa breve nottata passata davanti alla TV?
Ci rimane un Presidente che, vero o meno che sia, ha resistito ad un tentativo di deposizione solo grazie all’intervento del popolo, e che dunque ora non avrà problemi ad arrogare a se’ sempre più poteri, rinvenendo nella notte tra il 15 e il 16 Luglio la fonte della sua forza.
Ci rimane un Presidente che ora avrà un’ottima ed incontrastabile giustificazione per continuare a dare una stretta mortale a diritti come quello della libertà di espressione e della libertà di informazione.
Ci rimane un Presidente che si appresta a cambiare la Costituzione solo ed esclusivamente in suo favore.
Ci rimane un Presidente che, d’ora in poi, saprà anche cosa davvero il mondo pensa di lui, guardando alle reazioni dei singoli agenti nel campo internazionale.
Ci rimane, infine, un Presidente che, con le condanne ai golpisti (per i quali Erdogan ha già annunciato la possibilità di reintrodurre la pena di morte), saprà senza dubbio infondere nell’esercito la paura, mediante la dottrina del “colpirne uno per educarne cento”; e la storia ci insegna quanto in Turchia conti l’esercito, ed il suo controllo.
Ci rimane, in definitiva, una situazione ancora più instabile, in quello che, visti anche Nizza, Bruxelles, Parigi e gli altri #JeSuis, rimane uno Stato da cui non possiamo più prescindere nella gestione della sicurezza comune europea.

Dunque, caro ufficiale Kose, non sono più gli anni ’70, ed evidentemente l’organizzazione ha lasciato a desiderare; grazie però, per averci consegnato una guida su come non cercare di destituire un capo di stato, finendo per renderlo più potente di quanto non sia già.

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