Non si fermano le correnti con le riforme

a cura di Paolo Cardamone

 

Ieri, nella splendida cornice del chiostro del municipio di Manfredonia, ha avuto inizio “Destinazione Futuro – cose che cambiano tutto”, tre giorni di eventi incentrati su temi quali legalità e giustizia, promosso da Odissea Club.

La prima discussione ruotava attorno alla riforma della giustizia e del CSM, quella riforma che, stando alle promesse del ministro Orlando, avrebbe dovuto essere non solo scritta, ma già operativa, entro l’estate; il guardasigilli però non aveva tenuto conto della strenua resistenza che non solo la magistratura, nella figura del CSM, ma anche gli avvocati (principalmente penalisti, essendo la delega governativa atta a modificare il c.p.p.) hanno opposto.
Il dibattito è stato, in tal senso, fortemente rappresentativo, essendo presenti Cosimo Ferri, sottosegretario alla giustizia ed ormai principale promotore della riforma, Antonio Leone, membro laico del CSM ed ex vicepresidente della Camera, e Michele Vaira, presidente dei giovani avvocati italiani, penalista per l’appunto.

E, come da titolo, la discussione non poteva non menzionare le correnti della magistratura, visti anche i trascorsi di Ferri come Segretario generale di Magistratura Indipendente; a tal proposito Leone e Ferri concordavano nel sottolineare la necessità di un cambio di atteggiamento della magistratura, la cui imparzialità non deve essere solo sostanziale, ma anche e soprattutto formale, perché «un giudice imparziale e terzo, ma che non sembra imparziale e terzo, non soddisferà il cittadino che, nel giudice, vuole vedere un arbitro della controversia ed un garante di giustizia».
L’ex segretario generale di MI, proprio in virtù di questo passato nei vertici delle organizzazioni sindacali della magistratura, ha sì affermato la stessa necessità di imparzialità formale evocata dal consigliere, ma dando anche rilievo alla chance di sfruttare le stesse correnti come luogo di discussione, approfondimento e risoluzione di questioni interne.

Ora, il discorso sulle correnti della magistratura italiana meriterebbe un’enciclopedia a parte, ma proviamo a fare una panoramica estremamente semplificata: per essere eletti, non solo al CSM, ma anche ad altre rappresentanze sindacali e non della magistratura, l’appoggio di una corrente è indispensabile, quasi fosse un partito politico, o meglio, un gruppo parlamentare secondo l’on. Leone.
Il problema sorge nel momento in cui queste correnti sono, seppur indirettamente, fortemente politicizzate, rischiando così una vera e propria ingerenza nel potere giudiziario, che può portare anche a spartizioni di incarichi e nomine non fondate sul merito (così, pochissimi giorni fa, si è espresso Piercamillo Davigo).

Quali rimedi dunque?
Lo abbiamo chiesto proprio al sottosegretario Ferri, cercando di capire quali fossero le intenzioni legislative del governo sul tema, avendo già scartato mesi fa la possibilità di realizzare un sorteggio per incompatibilità con il testo costituzionale che all’art. 104 parla di “magistrati eletti”, che ci ha risposto così: «La questione delle correnti nelle elezioni riguardanti la magistratura innanzitutto riguarda non il se debbano esistere le correnti, ma il come debbano agire, e si potrebbe risolvere in due modi: realizzando un doppio turno di votazioni, ovvero ampliando il numero di consiglieri del CSM. La seconda ipotesi è quella che ritengo più applicabile, perché purtroppo, il numero di candidati corrisponde quasi sempre al numero di cariche disponibili».

Ma, in un ottica di correnti come luogo di discussione e promozione di una condotta coerente dei giudici, non si potrebbe “cavalcare l’onda” e incanalare il potere delle correnti in una regolamentazione che ne esalti gli indubbiamente esistenti aspetti positivi, limitando quelli negativi come il clientelismo?
Probabilmente si, e probabilmente sarebbe un bene per il paese e per il sistema giudiziario italiano; nel merito della riforma ancora non si può entrare, mancando del tutto l’elemento da valutare, ma è certo che una riforma è più che mai necessaria, ma, un immobilismo tutto italiano, rischia di far sì che non si realizzi mai.

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