Notte di mezza estate: cosa è successo in Turchia?

a cura di Paolo Cardamone

Sei ore. Questo è bastato per realizzare (e fallire) uno dei colpi di stato peggio organizzati di sempre.
Ecco cosa è successo in Turchia stanotte.

22:30 – L’INIZIO
Dalle 22:30 i due principali ponti di Istanbul sono stati bloccati da carri armati e blindati dell’esercito; ad Ankara la situazione non è diversa, sono stati presi d’assalto i palazzi del potere turchi, nonchè TRT (l’emittente televisiva di stato, ndr) e sono state bloccate le trasmissioni. I cieli delle due principali città turche sono sorvolate da elicotteri e jet militari F-16, la situazione è a dir poco surreale, e nessuno crede a ciò che sta succedendo: un colpo di stato sta deponendo Erdogan.
Da questo momento in poi, per circa quattro ore, per chi non è sullo stretto del Bosforo, sarà impossibile capire cosa sta succedendo davvero; si alternano infatti comunicati di agenzie filo governative e dell’esercito turco, che minimizza riferendosi solo ad una piccola parte della “Prima Armata”, la brigata laica delle FFAA dello Stato della mezzaluna.
Le prime notizie affermano che il colpo di stato, ad opera di nove ufficiali, è riuscito, e viene così dichiarato il coprifuoco e la legge marziale; viene inoltre proclamata la volontà di mantenere i pacifici rapporti con gli altri Stati, nonché di scrivere una nuova costituzione.

23:45 – LE PRIME REAZIONI E LA “QUESTIONE ERDOGAN”
Poco più di un’ora dopo si è, ovviamente, alla ricerca del presidente Erdogan, e le prime agenzie concordano sul fatto che lo stesso sia subito volato via da Istanbul, direzione Germania, che però lo ha rifiutato, ripiegando su Londra; dopo due ore, invece, si dava in volo verso i paesi arabi.
Chiaramente, è fondamentale individuare la posizione di Erdogan, solo così si potrà infatti capire quale effettiva consistenza abbia il tentativo di golpe.
Poi, il FaceTime che tanto avrà reso felice Tim Cook e tutta la Apple; attraverso una videochiamata da iPhone, Erdogan ha esortato i cittadini a scendere in piazza, per opporsi con la forza della democrazia ai tentativi di destabilizzare il governo eletto.
Intanto, nel resto del mondo, le reazioni sono tutte state molto -forse troppo- pacate, per un colpo di stato in un paese forte e geopoliticamente importante come la Turchia.
Gli USA, la Russia e la Germania non si esprimono oltre uno scarno “Siamo a fianco della democrazia” pregando i gruppi armati di “evitare bagni di sangue”; nulla oltre l’ordinaria amministrazione, dunque, e questo sarebbe dovuto essere un primo indicatore dell’inconsistenza di questo golpe.

1:30 – IL POPOLO IN PIAZZA
Premettiamo che, almeno fino alle 3 di questa lunghissima nottata turca, le notizie che arrivavano oltre i confini della mezzaluna erano discordi, diverse, confuse e poco dettagliate; ciò che è certo, però, grazie alle comunicazioni degli inviati sul posto, è che buona parte del popolo, soprattutto su (insolite) chiamate notturne dei muezzin dai loro minareti, si è riversato nelle strade, per lo più per sostenere il presidente eletto Erdogan, opponendosi all’esercito che, in preda ad una disorganizzazione cronica, non ha saputo che rispondere con uno scarno fuoco contro la polizia lealista, provocando un numero di morti ancora da accertare ma che si attesta intorno alle sessanta unità dalle prime stime delle agenzie locali.

2:30 – IL GOLPE È FALLITO (?)
“Il tentativo di rovesciare l’ordine democratico turco è fallito, abbiamo il controllo della situazione”.
Breve ma conciso, e forse anche impreciso, il Ministro dell’Interno turco Efkan Ala, che ha annunciato anzitempo il fallimento del golpe, affermando anche di avere sotto controllo la situazione ad Ankara ed Istanbul, luoghi della rivolta, che però ancora navigavano in acque mosse, con F-16 schierati in assetto da battaglia, spari ed esplosioni chiaramente udibili pressoché da qualsiasi parte delle metropoli.
L’intelligence, poi, oltre a sottoscrivere le dichiarazioni di Ala, fa per la prima volta un nome, indicando Kose, ex ufficiale sollevato dall’incarico nello scorso Marzo, come il regista di questo maldestro colpo di stato finito in un nulla di fatto.
A sostegno di queste tesi, secondo cui il golpe sarebbe fallito, ci sono video di soldati tratti in arresto, carri armati presi d’assalto dal popolo, e la notizia, clamorosa, che Erdogan sarebbe in procinto di atterrare ad “Ataturk”, l’enorme aeroporto di Istanbul.

3:16 – SI, IL GOLPE È FALLITO
La conferma ufficiale del fallimento del golpe militare la da Erdogan in persona, in una breve e scarna conferenza stampa direttamente da una sala nei pressi di Ataturk, dove circa 35 minuti prima era atterrato ed aveva deciso di prendersi gli applausi e le urla dei sostenitori arrivati in massa (si parla di più di 50.000 persone) per attenderlo all’arrivo.
«Le armi che oggi questi traditori hanno puntato contro la Nazione, gli erano state affidate dalla Nazione stessa, per difenderla, non per metterla in pericolo; per questo dovranno risponderne davanti agli organi di giustizia del nostro Stato. Questo tentativo di rovesciare la volontà democratica del popolo turco non rimarrà impunito, ed anzi, possiamo considerarlo una cosa buona, perchè ci ha permesso di individuare la parte malata dell’esercito, che nulla ha potuto contro i cittadini uniti e un governo democraticamente eletto» sono state le parole di Erdogan, che hanno definitivamente messo la parola fine, a quello che rimane, comunque, per modalità d’esecuzione e di realizzazione, un evento storico.

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