TRUMP – CLINTON: GLI USA AD UN BIVIO STORICO

a cura di Paolo Cardamone

 
Pur non ammirando l’America, nelle sue infinite contraddizioni, ho da sempre ammirato il loro modo di fare politica e il procedimento che porta all’elezione del presidente (elezioni primarie, presentazione del cosiddetto ticket); ho, inoltre, spesso ammirato i loro candidati, non senza invidia per loro, che dovevano semplicemente scegliere tra due grandi figure.
Ma questa volta, per l’elezione del “Number 45”, gli statunitensi non sono stati fortunati: il prossimo presidente del mondo libero (come amano definirlo, ndr) rischia seriamente di essere scelto per esclusione.

Da una parte c’è Donald Trump, tycoon newyorkese su cui ormai spendere ancora una parola sarebbe superfluo; dalle frasi razziste a quelle sessiste, passando per i muri che vuole costruire e per le infinite scenette improvvisate durante i comizi, noi europei siamo passati dal chiederci come potessero i repubblicani votarlo come candidato, a chiederci come sia possibile che sia non solo candidato, ma anche molto supportato dalla popolazione.
Hillary Clinton invece ha dalla sua il fatto di essere donna (diciamolo senza paura, come nel caso di Obama, queste piccole grandi rivoluzioni agli americani piacciono), ma con se porta anche tanti, troppi, lati negativi.
Ha, tanto per cominciare, battuto Bernie Sanders con l’appoggio della struttura del Democratic Party, senza mai avere il sostegno popolare di cui invece godeva il candidato avversario; aggiungiamoci anche che è, in ordine, la moglie dell’ex presidente Bill Clinton, l’ex segretario di stato che ha, in Senato, ammesso la creazione dell’IS da parte degli USA.
In tempi recenti è stata poi accusata, nell’ordine, di aver scambiato mail contenenti informazioni governative con una casella privata, di satanismo, di aver pagato le nozze della figlia con i soldi della Clinton Foundation e di aver costruito abusivamente alcune proprietà della famiglia.

Ma dietro quello che, comunque vada, può essere definito un trionfo per Trump, c’è molto di più. C’è, come ha argutamente notato Enrico Mentana, la lotta di potere tra due famiglie (Bush e Clinton) che infiamma il seggio presidenziale americano ormai da 25 anni; c’è l’incapacitá del GOP di individuare un candidato forte e gradito tanto dall’establishment quanto dai tantissimi repubblicani d’America. Ci sono stati gli sforzi di Hillary di avere Trump come sfidante, come dimostrato dal reportage di “Politico”, “She always wanted him”.
Hillary ha poi avuto bisogno del supporto, per niente velato ma probabilmente evitabile, del presidente uscente; Obama, per fatti concludenti, può senza dubbio attestarsi come uno dei presidenti più apprezzati di sempre (ed il fatto che tanta gente sostenga la Clinton perché si pone in continuità con POTUS ne è la riprova), soprattutto per il suo modo di intendere il secondo mandato, alla continua ricerca di un punto di equilibrio tra gli interessi del partito e quelli del Paese.

In conclusione, noi italiani (e non solo) siamo sadicamente compiaciuti nel vedere finalmente anche la politica statunitense giungere al punto del “meno peggio” dopo anni ed anni di candidati dall’altissimo tenore culturale e carisma.
Però finisce tutto lì. Finisce quando ci si rende conto di quanto queste elezioni siano importanti anche per noi, che magari di America abbiamo sempre e solo sentito parlare. Finisce quando ci si rende conto che stanotte il popolo americano ha un potere inimmaginabile, soprattutto in uno scenario di incertezza come quello che si profila oltreoceano.
Dopo due anni di campagna, finalmente l’America decide, e speriamo che la scelta sia la migliore possibile.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *