“VENGA QUALCUNO A PARLARE PER ME”

a cura di Nicola Marianecci

 

Una piccola macchia nera quest’ anno si è insinuata nelle nostre playlist per poi imbrattare le pagine dei giornali.

Una macchia destinata ad espandersi.

Dal silenzio assordante riscoperto per il lutto di chi ha costruito l’urlo di generazioni, al rumore imbarazzante di un continuo postare alla ricerca di “like” cui sembra impossibile sottrarsi. Siamo la prima generazione che ascolta più musica del passato che contemporanea.

I talent sono espressione di un universo di meteore che, seppur brillanti per un istante, sono destinate a spegnersi cantando una storia che non ci appartiene. La triste verità è che la musica alla radio ci fa sentire tremendamente soli. Abbiamo vissuto lo scontro generazionale con i nostri genitori, sia che appartengano alla “Beat generation” o alla “Generation x”, senza il supporto di rockstar o cantautori. Non vi è chitarra né voce, degna di essere ricordata, che suoni o canti esclusivamente per noi.

Non sono un conservatore né tantomeno mi definisco “futurofobo”. Sono piuttosto rassegnato all’idea che io e i miei coetanei non potremo assistere all’uscita di un “Led Zeppelin IV”, mentre pian piano vedremo spegnersi le icone del passato che tanto ci hanno emozionato.

Di artisti validi nel panorama musicale attuale, vi è, a mio avviso, una concentrazione senza precedenti. Quello di cui abbiamo bisogno tuttavia, non è soltanto la qualità – fattore tutt’altro che scontato – ma autenticità, appartenenza e sentimenti.

Siamo alla ricerca di significati, come ogni generazione prima della nostra, con la differenza che ora li posiamo comprare.

Per essere Punk ci basta la maglia dei Ramones di H&M.

Ma, soprattutto, all’ESSERE, preferiamo appartenere alla comunità di chi possiede.

Forse l’unico barlume di identità, per chi è in grado di ammetterlo a se stesso lo si consuma in solitudine. Si costruisce su quello che non siamo e su quello che non potremo mai essere. Siamo cercatori di “infinito”, condannati alla ricerca di ciò che è materiale.

 

 

 

 

 

 

 

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