La storia straordinariamente ordinaria di Giacomo e Giovanni

a cura di Camilla Zappia

 

 

È proprio in quel parcheggio deserto -perché nella famiglia Mazzariol le grandi notizie si comunicano sempre in un parcheggio- che Giacomo si sentì esplodere dentro: avrebbe avuto un fratellino, per di più speciale.

Innanzitutto finalmente si sarebbero ristabiliti gli equilibri di genere: un nuovo maschio in casa voleva dire che Giacomo e suo padre non sarebbero più stati vinti matematicamente dalle femmine della famiglia (madre e due sorelle) nelle questioni vitali. Come la lotta al telecomando. Avrebbero fatto fronte comune: maschi contro femmine, femmine contro maschi.

E quante avventure avrebbero intrapreso insieme: gli avrebbe insegnato ad andare in bicicletta, ad arrampicarsi sugli alberi, a fare la lotta.

Vogliamo mettere poi che l’ultimo arrivato sarebbe stato addirittura speciale? Forse con i super poteri? Giacomo era emozionato ogni giorno di più, frenetico nel preparare tutto: quale sarà il suo nome? Deve essere un nome figo, un nome per suo fratello. E che peluche avrebbe avuto con sè? Doveva regalarglielo lui, Giacomo, il maggiore. E poteva spenderci tanto, anche più di dieci euro se necessario, perché era per suo fratello. Doveva essere un animale forte, veloce, agile: doveva essere un ghepardo.

I nove mesi passarono e Giovanni venne al mondo. Sembrava un po’ di un altro pianeta con quegli occhi cinesi, la nuca piatta e le ultime due dita dei piedi fuse. Beh, d’altronde mamma e papà l’avevano detto: sarebbe stato speciale. Con il tempo però Giacomo crebbe, maturò, capì. Giovanni è affetto dalla sindrome di Down -che si legge daun, non dovn, come Alice suggerì anni prima.

È una malattia, è malato? La preoccupazione prima, la vergogna poi. Degli amici di Giacomo nessuno sapeva che ha un fratello, nessuno doveva sapere di Giovanni. Tranne Vitto, che vabbè è Vitto.

Ciò che rende emozionante questo libro, tale da farci sentire empaticamente vicini al protagonista, è la fiducia, la fiducia che Giacomo ripone nel lettore: Giacomo racconta e si racconta, scoprendosi, senza timore di essere giudicato per alcuni pensieri, per alcuni suoi atteggiamenti del passato che lui stesso ha ritenuto deludenti, ma che hanno fatto parte dell’accettazione della diversità –ma, in fondo, diversi da chi?– e a riprova di ciò, nelle primissime pagine del libro, quelle che in pochi leggono, cioè quelle delle dediche e delle citazioni, si staglia un Albert Einstein che afferma: “Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi, lui passerà l’intera vita a credersi stupido”.

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