Agostino Sibillo: quando il diritto e l’ informatica si incontrano.

a cura di Luisa Ambrosio

 

Giovedì 9 Novembre, nella sede di Via Parenzo, si è tenuta una conferenza, organizzata dall’ associazione studentesca All Around, che ha visto come ospite il Dott. Agostino Sibillo. 

Un paio di cenni biografici sembrano indispensabili per chi è poco pratico nel campo dell’ informatica: nato a Manfredonia (FG) consegue la laurea in Giurisprudenza e inizia una carriera come ricercatore in diritto Tributario presso l’ università di Bari. Tuttavia questa esperienza ha una durata fugace e senza volerlo, (ma spinto da una serie di eventi), si ritrova in California a studiare Ingegneria Informatica. Questo cambiamento rappresenta una svolta nella sua vita, e forse nella vita di tutti noi. Agostino Sibillo da aspirante giurista diventa il padre del Cloud, quella nuvola che consente di archiviare dati su server remoto da qualsiasi dispositivo connesso alla rete.

A questa invenzione ne seguiranno molte altre, che spaziano dallo streaming a software per droni, e altrettanti brevetti, fino alla candidatura per il premio Nobel in Economia nel 2015 e alla consacrazione come uno tra i più illustri inventori tra il XX  e il XXI sec. 

Sicuramente vi starete domandando cosa abbia spinto Agostino Sibillo a cambiare radicalmente i suoi studi, trattando due materie che sembrano essere agli antipodi. In realtá, una linea che congiunge informatica e diritto, per quanto possa sembrare assurdo, esistite eccome.

Vi siete chiesti mai che fine fanno i messaggi che inviamo ogni giorno? Dove vanno a finire le informazioni che condividiamo quotidianamente? Vi siete mai soffermati a leggere le condizioni contrattuali di Facebook? 

Io personalmente non ho mai prestato troppa attenzione alla questione, e come me penso la maggior parte di voi. Eppure i nostri messaggi non spariscono, le nostre informazioni possono diventare di dominio pubblico e tutto quello che pubblichiamo su qualsiasi social network paradossalmente non ci appartiene più. 

Una tematica tanto delicata quanto attuale, perché se mai vi fosse trovati davanti ad un caso che riguardi trattamenti di dati, privacy e simili, vi sareste già resi conto che la giurisprudenza, e non solo quella italiana, si sta da tempo dedicando al problema -si veda ad esempio al caso Google Spain nel quale si è parlato di diritto all’ oblio, ovvero diritto “ad essere dimenticati”- a causa del forte incremento della casista al riguardo. Eppure ci muoviamo su terreno ancora troppo arido per dare i suoi frutti: ogni “conquista” fatta dalla giurisprudenza non è abbastanza efficace per garantirci una tutela adeguata quando entriamo in rete. 

Per carità, che non vi balzi in testa l’ idea che quanto finora sostenuto dalle Corti non meriti attenzione. Il punto è che ci troviamo di fronte ad un fenomeno assai complesso da disciplinare per due motivi: 

  • Scarsa conoscenza: se è vero che i casi sono sempre di più è anche vero che ci troviamo dinanzi a una materia del tutto nuova per gli esperti del diritto. Sì, non tutti sono nati con un iPhone in mano. Per quanto al cospetto delle Corti si affannino a trovare soluzioni, molto spesso anche coloro che se ne occupano peccano in conoscenza e pratica della materia;
  • Monopolio: “Internet è una grande risorsa per l’ Umanità” ha replicato Sibillo durante la conferenza “ma questa risorsa, che dovrebbe essere sfruttata da tutti noi, in pratica viene utilizzata solo da alcune grandi società – Google prima fra tutte – venendosi a creare dei veri e propri monopoli”. Se vi doveste trovare, un giorno, a rivendicare un qualsiasi vostro dato personale che è finito in rete, dovrete vedervela con chi in questo campo agisce, e lo fa illimitatamente. Quindi, come disse un nostro caro connazionale “Lasciate ogni speranza voi ch’ entrate”. In internet qualsiasi cosa che è nostra diventa di poche aziende che detengono il controllo.

E allora cosa si può fare? 

Sibillo durante la conferenza parla più volte di big data, ovvero una raccolta di dati eterogenei, e di quanto sarebbe risolutivo elevare questo “grande dato” a bene giuridico. Insomma amici giuristi, rifletteteci. Se davvero si arrivasse ad una conquista del genere non dovremmo più preoccuparci dei frequenti fenomeni di hackeraggio e dei nostri dati personali in rete: avremmo una tutela, sicura, contro ogni pericolo e neanche le grandi società dall’ alto dei loro poteri potranno più opporsi. Ma – e torniamo  brevemente al discorso sulla scarsa conoscenza – fin quando i nostri Governi saranno popolati da persone con poca conoscenza della materia, quanto appena detto resterà solo un’ idea. E chissà se un giorno saremo noi, giuristi futuri, a dovercene occupare. Sicuramente abbiamo a nostro vantaggio strumenti e conoscenza. 

Tuttavia qualche passo, seppure piccolo, è stato mosso. Certo, siamo ancora lontani da quel tipo di tutela appena accennata, eppure il dott. Sibillo se ne va in giro per il mondo con un’ idea in testa: #SpyChatter

Ne avete mai sentito parlare? Si tratta di un app, per ora utilizzata solo in Messico, che permette di nascondere all’ interno della rete internet file, dati o informazioni. Attraverso una mappa del mondo l’ utente può decidere di spostare file e archivi ad un indirizzo, senza che nessuno possa intercettarlo. Già, avete letto bene, nessuno potrà accedere a questi file, e se pure ci provassero, stando ai calcoli di Sibillo e dei suoi collaboratori, ci impiegherebbero all’ incirca 800 anni. 

Ma c’è dell’ altro. 

Sapete che ognuno di noi ogni volta che entra in rete produce in media 8.500€ all’ anno. Tuttavia ogni centesimo entra solo nei guadagni di coloro che hanno il monopolio in internet. E se così non fosse? Sibillo tocca anche questo tema durante la sua conferenza, spiegando che almeno il 50% di questa somma dovrebbe tornare a noi, che ne siamo i veri produttori. E ora provate ad immaginare se l’ app, di cui si è accennato, si occupasse anche di questo! 

Una vera e propria svolta: potremmo navigare in rete sicuri e allo stesso tempo trarre dei vantaggi dalla enorme risorsa che è Internet, riducendo il dominio delle grandi società. 

Nell’ auspicio di nuovi interventi anche da parte della giurisprudenza, non resta che fare buon uso delle informazioni del Sibillo. Magari cercare di essere più prudenti in rete e non sottovalutare troppo il problema: internet è il presente, ed il futuro. È il progresso. Ma nessun nuovo fenomeno è mai stato sufficiente senza un’adeguata regolamentazione.

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