Orfani, poveri ed ignoranti.

a cura di Emanuele Ferretti

 

Ho appena finito di parlare con gli amici al Baretto della disfatta contro gli svedesi. La maggior parte di noi non sapeva nemmeno con chiarezza quale fosse la capitale della Svezia. Da lì, il passo è stato breve: è iniziata prepotentemente una “sfida delle capitali”. Si sa, quando inizia un gioco del genere, uno finisce per ripassare tutto il programma di geografia delle scuole medie. Mettici anche che c’era la stragrande maggioranza di testosterone nell’aria, improvvisare un mash-up di Capitali e Campionati mondiali di calcio è stato facile, dovendo indovinare, appunto, il luogo in cui si giocò un certo mondiale in un determinato anno.  
Servivano distrazioni quella sera, erano necessarie per l’umore: vincere almeno un’insignificante sfida di geografia avrebbe giovato a tutti quei semplici sistemi nervosi. In sottofondo si sente ancora il telecronista Rai:” L’Italia è fuori dai mondiali di calcio per la prima volta dal 1958”.

Tutti noi abbiamo un amico scaramantico; in fondo le nostre speranze più profonde a volte ci portano a esserlo a sua vota. Gli ho chiesto quale fosse la Capitale in cui l’Italia uscì dai mondiali nel ’58… Beh, da pochi giorni ho iniziato ad essere seriamente scaramantico anche io. Non sono qui, però, per parlare di dispiaceri, di colpe o di casualità, tantomeno ho voglia di porre interrogativi esistenziali su Cosa Sia il Calcio. Non c’è molto da fare: chiniamo la testa, una mano sul cuore e ormai una anche sul portafogli.

La mancata qualificazione dell’Italia ai mondiali di Russia 2018 intacca infatti i settori più disparati dell’economia globalizzata; ma analizziamo con criterio chi è che perde realmente dopo questa partita.

Su Quotidiano.net il  professor Matteo De Angelis, docente di marketing della nostra Università, prova a tirare un bilancio della sconfitta in termini di conseguenze sul Pil e sulle dinamiche economiche del Paese (l’anno dopo la vittoria di Spagna ’82 il Pil è cresciuto dell’1,4% rispetto al +0,7 del 1982, mentre nel 2007, dopo la finale vinta a Berlino da Buffon e compagni nel 2006, la crescita fu del 4,1% contro il 2,2 dell’anno precedente). Una perdita, tra minori introiti per la Figc, che spazia tra i poco meno di 80 milioni e più di 100. Vediamo direttamente in che modo la Federazione guidata da Carlo Tavecchio sopporterà la mancanza di entrate e, soprattutto, se vi saranno agenti esterni collegati al mondo del calcio su cui si ripercuoterà tale bufera.

 

Broadcaster e i 100 milioni della Fifa

Nella classifica dei 50 eventi maggiormente visti nel nostro Paese 49 sono legati a partite di calcio: l’unica eccezione è il Festival di Sanremo vinto da Giorgia, mentre 32 sono le partite dei Mondiali. La Nazionale, in media, attira un’audience di 8-12 milioni (più dell’intera popolazione svedese, che supera di poco i 10 milioni…); può sfondare, però, tale stima più i turni si avvicinano alla finale (come i 25 milioni di italiani nella finale del 2006). L’assenza degli azzurri a Russia 2018 costerà alla Fifa una perdita di circa 100 milioni di euro rispetto all’ultimo mondiale. Fra Rai e Sky la Fifa aveva incassato 180 milioni (nel mondiale precedente) per i diritti televisivi “full rights” (in chiaro e pay), mentre senza Italia sarà dura superare quota 80. La Rai paga 26,3 milioni l’anno per gli azzurri (amichevoli, qualificazioni, ecc…) ma il nuovo bando sarebbe stato al rialzo.

Premi di lusso

Se è vero che la Fifa, a prima vista, sembra essere la vittima più grave, bisogna evidenziare che la Stessa mette a disposizione milioni di euro, ad ogni mondiale, derivante in parte dalle vendite dei diritti TV in chiaro ai diversi paesi partecipanti. come contributi economici che vanno a distribuirsi tra le 32 squadre qualificate al campionato mondiale. Ricordando dunque alla Figc che i mondiali sono e saranno sempre un’opportunità d’oro. In Russia, nel 2018, sono stati stanziati addirittura 790 milioni di dollari (il 40% in più rispetto al 2014). Di cui: 400 milioni saranno divisi per il monte-premi, con un contributo minimo di 8 milioni.  209 milioni di dollari saranno destinati invece per il Club Benefit Programme, ovverosia il programma per rimborsare i club in base al numero di giocatori che concederanno alle nazionali in campo nel Mondiale 2018. Altri 134 milioni saranno investiti nel Club Protection Programme e serviranno per l’eventuale risarcimento agli stessi club in caso di infortuni dei propri giocatori durante la Coppa del Mondo 2018. Oltre a questi contributi, ciascuna squadra riceverà 1,5 milioni di dollari per coprire i costi di preparazione, somma corrisposta prima della competizione: in questo modo, ogni federazione tra le squadre qualificate è già sicura di poter incassare 9,5 milioni di dollari.

Purtroppo 9,5, per la Figc, sarà solamente un numero per indicare i milioni di dollari americani non incassati nel 2018.

 

Sponsor in fuga

Gli sponsor della Figc sono 21, complessivamente valgono 43 milioni di euro dei 173 di fatturato..  Ciò che fa tirare un sospiro di sollievo, pur se temporaneo, è l’accordo quadriennale siglato nel 2014 con Infront (e il Gruppo 24 Ore nel frattempo uscito dall’accordo) per il ruolo di advisor. Il contratto prevede un minimo garantito di 57 milioni per l’intero periodo, dunque di 14,25 milioni annui assicurati a prescindere dai risultati., ma sui 43 milioni di euro di introiti commerciali nel bilancio 2016 quasi metà deriva dagli sponsor principali. I rapporti con i top sponsor come Eni e Poste Italiane saranno difficili da mantenere o rinnovare alle stesse condizioni senza la vetrina russa.

Oltre a questo, si aggiungeranno i mancati versamenti delle royalties (tasse che la federazione incassa alla vendita di “articoli azzurri” di una determinata marca) legate alla partecipazione a eventi sportivi speciali garantiti dallo sponsor tecnico Puma, che con Carlo Tavecchio ha un accordo di 18,7 milioni annui fissi fino al 2022 e che dovrà abbassare di molto le stime di vendita del merchandising della nazionale italiana di calcio nel corso della prossima estate. Nel 2016, grazie all’Europeo di Francia, la Figc ha fatturato 174 milioni, nel 2015 erano 153. Il Mondiale brasiliano portò il 19% in più di ricavi da sponsor.

Rimanendo sempre con gli occhi puntati sul bilancio Figc, dobbiamo ricordarci che il Ministero dell’Economia e Finanza annualmente affida al CONI circa 400 milioni che dovranno essere suddivisi tra le varie federazioni sportive (rugby, pallavolo, nuoto, calcio…).  Alla Federazione Giuoco Calcio, il CONI affida circa 160 milioni l’anno, cifra che sicuramente verrà rivista in favore di altri sport, date le scontate previsioni delle voci di bilancio della figc.

Betting

Un Mondiale senza Italia pesa anche sulle casse dell’erario. Le scommesse sportive sono sicuramente il settore meno prevedibile: ci dobbiamo rifare a quanto avvenuto quattro anni fa nel Mondiale brasiliano. Nell’estate 2014 ci sono stati 268 milioni di puntate sulle partite di cui 19 sulle tre giocate dall’Italia. Contando che la normativa vigente nel nostro Paese prevede la tassazione sulle giocate e non sulle vincite, solo considerando le mancate giocate sull’Italia si calcola circa un milione di euro in meno per le casse statali.

 

Questi quattro paragrafi purtroppo sono solamente una parte dei danni che il sistema economico italiano potrebbe aver subito. Abbiamo infatti visto solamente i costi diretti derivanti dalla mancata qualificazione. I costi indiretti che dovranno sopportare i pub, ristoranti, giornali, saranno sicuramente motivo di studio nei prossimi mesi, ma, con altrettanta sicurezza, saranno dei soldi che l’Italia ha perso al Meazza, il 13 novembre 2017.

Vorrei scrivere un lieto fine, ma è troppo difficile sta sera. Posso solo promettere solennemente al “Baretto di turno” che seguirò le partite dell’Islanda. Magari comprerò anche una maglietta. Sempre azzurra, per tenermi il colore vicino al petto.

 

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