Students Around The World 2.0

a cura di Antonio Castellana Soldano

L’esigenza di esplorare è una condizione inconscia, ognuno di noi percepisce pressante l’esigenza di spingersi oltre la conoscenza del proprio orticello e superare l’immaginario recinto che è la quotidianità.

Viaggiare e spostarsi sono oggigiorno possibilità che sempre più persone possono percorrere, un lusso non riservato più, come un tempo, ad una ristretta cerchia di privilegiati; i prezzi sempre più abbordabili per il trasporto, l’aumento delle possibilità lavorative e l’inesorabile progresso tecnologico, ci offrono un mondo che diventa sempre più accessibile,  a discapito talvolta di una visione troppo statica ed imprigionata nei confini domestici.

La conoscenza di altre lingue oltre quella madre, e di altre culture, la disponibilità ad adattarsi rapidamente a qualsiasi tipo di contesto diverso, da quello lavorativo a quello sociale, sono ormai considerati in qualsiasi ambito elementi indispensabili e irrinunciabili per poter avere un curriculum vitae competitivo.

Nei settori giuridici ed economici poter vantare, nei primi venticinque anni di vita, esperienze di studio o di approfondimento in un paese estero è ormai il primo parametro di valutazione professionale e umana di un giovane, prima ancora che le votazioni conseguite presso la propria Alma mater; ebbene si, un 110 e lode può, paradossalmente, passare in secondo piano rispetto all’aver passato un periodo di studio fuori dall’Italia o al saper parlare oltre l’italiano e l’inglese (condicio sine qua non per poter accedere a pressoché qualsiasi tipo di carriera) un’altra lingua.

Chi vi scrive ha nell’ultimo anno vissuto due esperienze tanto performanti quanto performative: dopo aver studiato sei mesi a Singapore come studente Erasmus (ad onor del vero, essendo andato a studiare in un paese fuori dall’Unione europea e quindi non aderente al progetto Erasmus, sono stato un studente Exchange, ma ai fini pratici pressoché nulla cambia) ed ho lavorato da febbraio a novembre presso l’Ufficio Esperienze Internazionali della nostra Università come tutor per gli studenti in partenza. Queste esperienze mi hanno consentito, da un lato, di comprendere la grandezza della globalizzazione e allo stesso tempo della diversità e, d’altro canto, mi hanno confermato come molti coetanei temano inizialmente l’esperienza all’estero, troppo spessa vista come un enorme salto nel vuoto con l’assillante dubbio sul funzionamento del paracadute.

Per ció che riguarda l’esperienza come exchange student, la mia scelta cadde immediatamente su Singapore, poiché sentivo l’esigenza di spingermi quanto più lontano possibile, ai confini del mondo, per poter toccare con mano culture, tradizioni, usi e costumi che avevo potuto assaporare solo grazie a qualche libro o a qualche film.

I sei mesi trascorsi nella Repubblica di Singapore sono stati un incessante susseguirsi di esperienze e emozioni, amplificate dalla voglia di conoscere e divertirsi che solo un ragazzo a vent’anni può avere. La nostalgia di casa è qualcosa che i primi giorni non ci si riesce a scrollare di dosso, ma dopo pochissimo ci si comincia subito a rendere conto che alla mancanza della propria routine subentra una voglia di sperimentare irrefrenabile.

La prima cosa che uno studente Erasmus dovrebbe fare sin dal primo giorno è cercare di conoscere quante più persone di altre nazionalità: entrare da subito nei meccanismi della lingua straniera, sforzarsi a relazionarsi utilizzando un’idioma diverso, anche a costo di fare all’inizio piccole gaffe linguistiche. Questo è sicuramente il miglior modo per abituarsi all’idea che durante l’esperienza il leitmotiv sarà confrontarsi con centinaia di persone provenienti da ogni parte del mondo, a cominciare dai professori, e che la cosa più importante per creare un legame è prima di tutto capire e farsi capire.

Stringere legami durante l’esperienza Erasmus è la più naturale delle conseguenze, troverete centinaia di ragazzi cosi diversi da voi per esperienze di vita, ma cosi simili perché accomunati dagli stessi desideri. Imperativo è essere socievoli con tutti e non isolarsi in alcuna maniera.

Lo studio, parte integrante dell’esperienza all’estero, va interpretato in un’ottica più matura e consapevole di quanto si è soliti fare in patria: a prescindere dal tipo di valutazione che le università ospitanti adottano, fondamentale è sfruttare la frequentazioni dei vari corsi per comprendere e analizzare diversi metodi didattici e di apprendimento, nuove nozioni (spesso diametralmente opposte rispetto a quelle acquisite in Italia), imparare a lavorare in un team e abbandonare l’idea che i traguardi debbano essere raggiunti individualmente. Dopo 4 mesi di corsi, il voto, l’ossessione per quel numero, che troppo spesso va a discapito dell’effettivo apprendimento, non saranno altro che elementi di cornice dell’intenso percorso didattico affrontato.

Altra condizione necessaria dell’Erasmus è viaggiare, cercare, per quanto ce lo si possa permettere, di affacciarsi in tutte le realtà circostanti il paese che ci ospita; personalmente sfruttando ogni offerta low cost che mi capitasse sotto il naso, sono riuscito a visitare in pochi mesi e a poco prezzo alcuni tra i posti più belli del pianeta, come Thailandia, Vietnam, Indonesia, Malesia e Filippine.

L’Erasmus è tutto questo e in realtà molto di più: l’Erasmus è conoscenza, amicizia, esperienze irripetibili. É un viaggio lungo mesi alla scoperta di se stessi, perché spesso è necessario cambiare tutto e vivere nuove realtà per poter conoscere quei lati di noi stessi che ignoriamo o nascondiamo per paura di confrontarcisi.

Da tutor il mio consiglio è di partire, di non aver paura di mettersi alla prova con qualcosa di diverso e nuovo, di non avere nessun pregiudizio e di cogliere tutto quello che l’esperienza vi offre e di fissarlo indelebilmente nel bagaglio di vita che vi caratterizzerà e che vi aiutare a raggiungere gli obiettivi che vi state prefiggendo, in questo periodo della vita così colmo di preoccupazioni e di insicurezze per il futuro.

Solo il viaggiare potrà farvi comprendere le differenze e le contraddizioni che ci distinguono e sfruttarle come punti di forza per affrontare la vita.

In conclusione, qualsiasi esperienza decidiate di percorrere, che sia un Erasmus piuttosto che una Summer School o un Free Mover, godetevela fino in fondo e abbiate sete di conoscenza.

“Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”

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