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Il colore: impressione della luce, espressione del sentimento

di GIULIA DE VENDICTIS

«Non sono un gran pittore, né un gran poeta; so soltanto che faccio quel che penso per esprimere quel che provo»

(Claude Monet)







L’alba di un nuovo anno accademico si avvicina, carica di aspettative ed emozioni. Un nuovo inizio per tutti, specialmente per le matricole ai primordi del loro percorso in Luiss e per i colleghi che ci salutano, lanciandosi dal trampolino della laurea verso il loro futuro.
Ed è proprio l’aurora, l’inizio di un nuovo giorno, il soggetto di una famosa marina del pittorefrancese Claude Monet: Impressione – Sole nascente, un olio su tela del 1872 che mostra la città francese di Le Havre al levar del sole. L’uso contemporaneo e contrapposto dei caldi rosso-arancio e dei freddi verde-azzurro rende estremamente suggestivo il manto di nebbia mattutino,da cui spunta un timido sole che disegna lingue di fuoco sul velo azzurro del mare.
Nell’opera non v’è traccia di disegni preparatori e dunque il colore è spalmato direttamente sulla tela:una novità, una rivoluzione tecnica per la pittura del tempo. Non molti sanno infatti che la corrente impressionista è stata notevolmente influenzata da una piccola invenzione del 1850 circa: i tubetti di stagno che contengono i colori ad olio, così pratici per la pittura en plein air (sul momento e all’aria aperta).
Monet non è interessato a fotografare i particolari del paesaggio, aimmortalare ciò che vede; ma vuole trasmettere – attraverso pennellate di colori – le sensazioni, le impressioni da lui provate osservando l’aurora. È la descrizione di quel particolare momento della giornata in cui lo scorrere del tempo è così rapido e suggestivo; non è più notte ma non è ancora giorno; tutto si trasforma. Le pennellate sono  segni rapidi, brevi, febbrili, perché devono cogliere l’essenza stessa dell’attimo osservato, immediatamente diverso dal precedente e dal successivo; e la luce può cambiare da un momento all’altro.
Anche gli impressionisti, e Monet, furono vittime del famoso clichédel genio incompreso. Il dipinto inizialmente non aveva un titolo e – in occasione della prima esposizione del 1874 presso lo studio di Gaspard-Felix Tournachon, caricaturista e fotografo meglio conosciuto con lo pseudonimo di Nadar – quando gli chiesero che cosa scrivere sul catalogo, Monet rispose: «Scrivete Impressione». Purtroppo la manifestazione e i dipinti presentati furono accolti da aspre critiche; e fece scalpore un articolo molto polemico di Louis-Joseph Leroy, che descrive le reazioni del pittore accademico Joseph Vincent dinanzi al dipinto: «Ah, eccolo, eccolo!», gridò, «lo riconosco, il preferito di papà Vincent! Che cosa rappresenta questa tela? Guardi il catalogo». Impressione, sole nascente. «Impressione, ne ero sicuro. E poi mi dicevo, visto che sono impressionato, deve esserci dell’impressione… E la libertà, che felicità nella resa! La tappezzeria allo stato embrionale è ancora più finita di quella marina!». Da ciò l’opera in esame, grazie al suo titolo Impressione, divenne il pretesto per l’appellativo originariamente denigratorioaffibbiato a Monet e ai suoi amici pittori: «impressionisti».


Forse per la prima volta nella storia della pittura, protagonista del quadro non è tanto il soggetto rappresentato, ma il modo in cui è stato osservato e dipinto; ed è per questo motivo che è stato scelto come manifesto del movimento impressionista. Segnando, di fatto, l’inizio dell’arte moderna.




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