Serie A: prospettive di un campionato – 1a parte

di SAMMY BUETI

SERIE A: una «regina», 3 «principesse», 3 «contesse», 4 «borghesi», 9 «proletari».
Qualche settimana fa, com’è risaputo, è iniziato il campionato di Serie A Tim 2013/2014. Ai blocchi di partenza sono mancati Palermo, Siena e Pescara, retrocesse in Serie B Eurobet; ma si sono presentate le tre neopromosse: Livorno, Verona – tornata in A dopo 10 anni – e Sassuolo, che per la prima volta nella sua storia sta calcando i campi della massima serie. Quest’ultima, per fortuna, sembra un pochino più equilibrata rispetto agli ultimi anni, con la Juventus – vera e propria «regina» dei due campionati trascorsi – che deve stare ben attenta a non far cadere il suo regno, sempre più in bilico (situazione resa possibile dall’ottimo calciomercato di Napoli, Fiorentina e Roma).
Perciò, quest’anno, potremmo ricondurre le varie squadre ai ceti feudali o di ancien régime. Ci sono le squadre «nobili»: la «regina», le 3 «principesse» e le 3 «contesse»; poi i 4 club appartenenti alla «borghesia», infine le 9 squadre del «popolo minuto».

Analizzando le prospettive dei diversi club, cominciamo da quelli che possono ambire alla vittoria dello scudetto. In primis c’è sicuramente la Juventus: vuoi per tradizione, vuoi per l’allenatore vincente, vuoi per l’ottimo mercato. Da anni, infatti, i bianconeri vincono il campionato negli anni dei mondiali (salvo rare eccezioni), fin da quello del 1998 con la famosa partita con l’Inter – contestata ancora dai tifosi nerazzurri – che probabilmente dette una grande spinta verso l’alto alla Vecchia Signora. Pensiamo anche al 2002 – quando sempre gli stessi club si ritrovarono antagonisti – e al famoso 5 maggio, giorno che pienamente segnato il cuore di ogni interista. Ancora, pensiamo al 2006: il famoso scudetto vinto sul campo dalla società bianconera ma perso nelle aule di tribunale quando esplose Calciopoli. Ovviamente, non solo per questo la Juve è la favorita del campionato: ma anche perché ha ancora un pizzico in più delle altre concorrenti, e infatti ha operato meglio di tutti sul mercato. Si vedano semplicemente gli ottimi acquisti di Tevez – fuoriclasse assoluto, e la migliore operazione d’Italia visti l’irrisorio prezzo di cartellino e la forma contrattuale prescelta – e Ogbonna, perfetto per la difesa a 3 di mister Conte; e infine a Llorente, giocatore che forse passerà un anno a recuperare la forma e che deve capire bene il calcio italiano. Mettendosi bene in testa che non si trova più in Spagna, dove le difese quasi non esistono (ma è un grande giocatore, sia chiaro).
L’unica falla nel mercato di mercato del ds Marotta sono state alcune cessioni, come quelle di Matri e Giaccherini (dodicesimo uomo per il l’allenatore pugliese), ma un grande merito va al ds aver portato in Italia giocatori come Vidal per una cifra “bassa”, Pogba preso a parametro zero (a mio avviso il vero nuovo Zidane), e infine Tevez. Subito dietro la Juve troviamo tre principesse che hanno tutte le potenzialità per arrivare prime quest’anno: Milan, Fiorentina, Napoli.
Per quanto riguarda il Milan, mi sento di biasimare quanti a loro volta criticano il rientro di Kakà a Milano, ricordando a tutti che quest’anno ci sono i Mondiali in Brasile e quindi i brasiliani danno qualcosa in più, ma questo già si sa, in particolare il brasiliano è stato ripreso per l’esperienza e per il cambio del modulo tattico dal 4-3-3 al 4-3-1-2 tanto desiderato da Berlusconi. Stessa considerazione va fatta per l’ingaggio di Matri. Altro acquisto di nota di Galliani sono stati sicuramente Poli e tre giovani molto promettenti come Saponara, Vergara e Salamon. Però proprio la società rossonera è quella che convince meno, delle tre: forse perché non ha giocatori di grossa qualità in difesa, o perché non ha un giocatore come Pirlo ai tempi del super-Milan formato «albero di natale» di mister Ancelotti, o perché non ha un leader (né in spogliatoio, né sul campo, né nella vita).
Insomma, in questo Milan per ora si sono visti dei ragazzini che sembra che ogni domenica vadano a fare la solita partita domenicale dell’oratorio e sempre con il sorriso stampato in faccia. Al che verrebbe da pensare: ma sanno bene cosa vanno a fare in campo? Perché, comunque, il loro è un lavoro; certo, si devono divertire, ma è pur sempre un lavoro e quindi devono essere sempre concentrati al massimo, magari prendendo come modello i vari Gattuso, Maldini, Seedorf, Nesta, Costacurta, Baresi?
La forza di questo Milan sicuramente è l’attacco, col quintetto Balotelli-El Shaarawy-Nyang-Matri-Robinho; inoltre bisogna ricordare anche la cessione illustre di Boateng: giusta, dato che ormai non era più quel giocatore che abbiamo ammirato 2 anni fa in occasione dello scudetto rossonero. Un pensiero va anche ad Allegri, messo sempre ingiustamente sulla graticola: situazione gestita malissimo dalla società, quest’estate. Un uomo che ha vinto lo scudetto subito – alla sua prima esperienza in una grande squadra – col carattere di un leone, forse dovrebbe avere più rispetto. Per chi l’avesse dimenticato, il ct toscano ha resistito nel Cagliari di Cellino: che due anni fa, dopo una partenza choccon 0 punti nelle prime 5 partite, aveva chiuso la stagione – grazie ad Allegri – al decimo posto.
Passiamo al Napoli. È vero che De Laurentis e il ds Bigon sono riusciti a vendere Cavani per ben 63 milioni cash (grandissima operazione), ma acquistare un giocatore mediocre come Raul Albiol per 12 milioni di euro è forse giusto? Forse sì, vista la disponibilità economica del Napoli. Ma la società partenopea è riuscita a portare un campione come non se ne vedevano da tempo: Higuain (per 37 milioni più bonus), e questo può essere considerato il giusto prezzo per un fuoriclasse che comunque arriva da un Real Madrid abituato a spendere. Ma dei 3 acquisti madridisti quello più importante è stato sicuramente Callejion, giocatore che finalmente ha la possibilità di dimostrare quanto vale facendosi rimpiangere (e tanto) dal club madrileno, il quale l’ha venduto per “soli” 9 milioni. Altro buon acquisto è stato sicuramente il giovane Mertens; e per quanto riguarda Reina è arrivato un portiere a mio avviso sotto l’ala protettiva di Benitez.
Ma cosa manca a questo Napoli per essere la favorita a arrivare in vetta a fine stagione? Forse un gran terzino di fascia destra, visto che a sinistra si è riuscito a confermare Zuniga (aumentando il contratto in modo faraonico per il tetto-ingaggio del Napoli), o forse manca un altro centrocampista di qualità come Hamsik in mezzo al campo, per formare una coppia simile a quella Gerrard-Xabi Alonso del Liverpool del miracolo di Istanbul, quando – nel 2005 – vinse la Champions contro un Milan che era in vantaggio 3-0. Sta di fatto, in ogni caso, che il Napoli è sicuramente la squadra che si è avvicinata di più alla Juventus.
L’altra società che sta alle calcagna delle pretendenti per lo scudetto è la Fiorentina. Che dire del mercato impostato dal ds Pradè? Semplicemente perfetto, o quasi (quasi visto il caso Ljajic). Un mercato iniziato fin da gennaio con l’acquistone di Giuseppe Rossi – per soli 10 milioni più 6 di bonus per gol e presenze – cui non credeva più nessuno. Sta di fatto che Rossi è tornato in Nazionale in un batter d’occhio: quando c’è, il talento c’è e basta. Da ricordare anche e soprattutto l’ingaggio dell’intero cartellino di Cuadraro per una cifra irrisoria, visto l’enorme talento del giocatore colombiano.


Altro mega acquisto del ds della Fiorentina durante l’ultima sessione di mercato è stato Gomez, attaccante che assicura dai 20 ai 30 gol; esattamente quello che al club toscano è mancato l’anno scorso, cioè uno spilungone che sappia tenere alta la squadra quando è in vantaggio, per rischiare di meno. Altri ingaggi che hanno portato una ventata di esperienza sono stati Ambrosini e Joaquin, e ancora delle scommesse come Alonso, Iakovenko e Matos. Ma forse l’acquisto più importante è stato il rinnovo di Pizarro, essenziale per il gioco di Montella. Proprio l’ex giocatore della Roma è riuscito a dar vita a una squadra che esprime un calcio dei più belli in Europa con Barcellona, Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Psg e Arsenal. Ma che cosa manca alla Viola per vincere? Sicuramente un portiere di maggiore affidabilità, un altro difensore come Rodriguez e un vice-Pizarro, anche se si crede molto in Bakic. 

Passiamo alle «contesse»: Inter, Lazio e Roma. Partiamo dall’Inter: una squadra molto lontana da quella del Triplete del 2010, nonché dalla possibilità di acquistare campioni durante le sessioni di mercato, e tormentata dalla questione Thohir. Che cosa si è deciso di fare, precisamente? Trovandosi in una situazione molto complicata dal punto di vista societario (in particolare con l’effetto negativo della crisi Saras – la società dei Moratti nella raffinazione petrolifera e nel settore energetico – e la vendita del azioni da parte dei proprietari, che stavano per fallire), si è deciso di scommettere – anzi, ri-scomettere – su giocatori non eccezionali ma modesti come Jonathan, Alvarez, Kuzmanovic, Pereira; su una giovane promessa del calcio internazionale come Kovacic (ragazzo dalle mille qualità tecnico-caratteriali); e di acquistare Icardi e Belfodil, giovani attaccanti che arrivano per la prima volta in una grande squadra e vogliono mettersi in mostra, pur sempre partendo dietro alla coppia Palacio-Milito.
Altri due acquisti da segnalare sono sicuramente i giovanissimi Botta e Laxalt, entrambi girati in prestito – il primo al Livorno, il secondo al Bologna – per fare esperienza; e altri due come Taider e Wallace. L’operato del duo Branca-Ausilio sarebbe criticabile non tanto per la trattativa Cassano-Belfodil, quanto per la vendita di due dei difensori italiani under 23 tra i più forti in circolazione: Donati al Leverkusen per 3 milioni e Caldirola al Werder Brema per una cifra tra i 3 e i 4 milioni (sebbene vada specificato che l’Inter, su quest’ultimo, ha comunque la priorità di riacquisto grazie a una clausola da 4,5 milioni di euro). Però va anche dato del merito ai due uomini-mercato nerazzurri per quanto riguarda la trattativa su Campagnaro, preso a parametro zero e miglior acquisto della Beneamata. E bisogna anche dar merito a Moratti per la scelta del tecnico: Mazzarri, uomo-chiave di un nuovo progetto che punta su giocatori giovani e d’esperienza, come pure su altri – non proprio eccelsi – che però con un lavoro intenso e non avendo competizioni europee potranno migliorarsi sempre più.
Insomma, l’Inter può lottare per lo scudetto? A mio avviso le mancano tanti elementi-chiave; non c’è un vero campione che possa far fare il salto di qualità alla squadra. Pensiamo all’Arsenal di quest’anno con l’acquisto di Özil: ecco, ci vorrebbe una ventata di entusiasmo del genere. E si potrebbe rispondere affermativamente alla domanda, in effetti, guardando alla tradizione nerazzurra: gli anni 1998-2002-2006, in cui si sono disputati i Mondiali, hanno visto come antagoniste principali la squadra milanese e la Juventus. È possibile che ciò riaccada? È possibile che questo sia l’anno della “riscossa” di una società che ormai sta per cambiare volto?
Già, «riscossa»: qual è la squadra che ha più bisogno di rifarsi dall’anno scorso? Ovviamente la Roma, a mio avviso sul podio come mercato non nazionale ma internazionale. Perché Sabatini, anche se criticato, è riuscito a migliorare la squadra concludendo in attivo la stagione di mercato. Pensiamo agli acquisti di Maicon, Benatia, Gervinho, Ljajic (comprato ad un prezzo veramente irrisorio per le capacità del giocatore); al super-acquisto di Strootman, strappato a mezza Europa giovanissimo e già capitano della nazionale oranje per 20 milioni di euro (non una cifra così esagerata). Insomma, la Roma ha deciso di affidare a questo ragazzino di Ridderkerk la maglia numero 6, precedentemente ritirata in onore del mitico Aldair. Ma come hanno fatto i giallorossi a mettere a segno questi colpi?  Semplice: grazie alle super-plusvalenze ottenute dagli uomini-mercato. Si pensi all’affare Marquinhos, venduto al Psg per ben 31,4 milioni di euro e precedentemente acquistato per soli 4,5 milioni. Altra magnifica operazione di mercato è stata quella di Erik Lamela, forse uno dei giocatori più amati dopo Totti e De Rossi: venduto al Tottenham per ben 30 milioni più 5 di bonus dopo essere stato acquistato per ben 17 milioni di euro. Ma alla Roma è tornata la serenità con la vendita di Osvaldo (che diventa il nuovo bad boyin Premier League) al Southampton, per 15,1 milioni più 2 di bonus (quindi altri soldi affluiti verso la società).
Ma chi – dall’inizio del campionato – sta suonando la carica per questa squadra, sembra essere De Rossi. Che finalmente si è ricordato di essere romano e romanista nelle vene; che ci sta mettendo la grinta smarrita l’anno scorso (vedi i rapporti con gli allenatori Zeman e Andreazzoli). È proprio il rapporto dentro lo spogliatoio che sembra essere cambiato e questo si deve forse ai metodi di Rudi Garcia, neo-allenatore della Roma anzi di una bella Roma. Una bella Roma, però, che dobbiamo ancora aspettare contro difese ben più forti di Verona e Livorno (come quella laziale, in occasione del derby di domenica 22). Ecco, se vogliamo trovare una pecca nella squadra è la mancanza di un vero e proprio goleador, poiché Destro deve recuperare appieno dai continui infortuni, mentre pare che Garcia voglia far giocare Totti come attaccante esterno.
Insomma, il problema della Roma per adesso sembra essere questo: con la conferma di Pjanic, De Rossi, Florenzi e l’inserimento di Strootman, parliamo di uno dei centrocampi più talentuosi e giovani d’Europa. Infatti sino all’anno scorso uno dei tanti problemi era il portiere; quest’anno invece – con l’ingaggio di De Sanctis e la vendita di Stekelenburg per 6 milioni al Fulham – si è trovata la sicurezza in porta. Una cosa però andrebbe precisata: bisogna sperare per i tifosi romanisti che Gervinho sia quello del Lille anziché il non-goleador dell’Arsenal, con appena 8 gol all’attivo in 2 anni di carriera con i Gunners. Notare che tutti i giocatori sono stati venduti all’estero e non in Italia, altra grande genialata di Sabatini.
Se da una parte della capitale c’è chi ha fatto un mercato coi fuochi d’artificio, l’altra «contessa» della nostra massima serie si è limitata a fare dei colpi in sordina: la Lazio e Petkovic (a mio avviso l’allenatore con più stile in serie A) hanno arruolato un bel giocatore come Felipe Anderson – che ancora non ha potuto mostrare i suoi colpi causa infortuni – e anche un ottimo acquisto come Biglia, giocatore di grande esperienza. Comunque i veri e propri colpi che hanno messo in sacco Lotito e il ds Tare sono stati le conferme di Candreva ed Hernanes; e un altro buon giocatore arrivato nella Capitale sulla sponda biancoceleste è Vinicius, ottimo terzino di fascia che potrà dare il cambio a Radu. Finalmente, poi, si può parlare anche della vendita di Zarate al Velez e di Foggia al Dubai: insomma, la Lazio può essere considerata una squadra che si fonda sulla propria solidità; e magari sarà questa solidità a portare le 3 «contesse» a un posto in Champions. O addirittura a competere per lo scudetto? Una risposta che arriverà soltanto a fine stagione.

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