Genio e follia: quando è il loro mix a cambiare il mondo

di ANTONELLA GUGLIERSI


«Dedicato ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a quelli che non si arrendono davanti all’evidenza, a quelli che vedono le cose in modo diverso: costoro non amano le regole e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro, glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli. Perché loro cambiano le cose, loro fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi lì vediamo il genio. Perché solo quelli che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano veramente»

(Messaggio pubblicitario Think Different)
Nel 1976, assieme ad un gruppo di folli anticonformisti e ribelli piantagrane, Steve Jobs fonda Apple Computers: dopo aver lasciato gli studi due anni prima, era rimasto all’università per seguire un corso di calligrafia e aveva intrapreso un viaggio in India col suo amico Kottke.
Inizialmente nessuno crede nella  coppia formata da lui e dal suo sodale Steve Wozniak, tranne un rivenditore californiano che accetta di rivendere l’Apple 1: ma dopo un milione di telefonate alla ricerca di finanziatori ne trovano uno in Mike Markkula, deciso ad investire 90mila dollari su di loro.
Presentano il personal computer Apple II nel 1977 alla «West Coast Computer Faire», dove ottengono notevole successo: tanto da richiedere anni dopo come Ceo della società l’allora genio del marketing e presidente della Pepsi-Cola, John Sculley. Il comportamento imprevedibile di Jobs porta il consiglio di amministrazione di Apple Computer ad allontanarlo dal progetto «Lisa» per avvicinarlo ad uno nuovo, «Macintosh», per il quale lo stesso Jobs va febbrilmente cercando per tutta la struttura il personale adatto – alla fine alcuni di loro saranno proprio coloro i quali hanno fondato con lui Apple Computers.

Per divergenze decisionali riguardo alla commercializzazione del Macintosh, Jobs è forzato a lasciare il consiglio di amministrazione nel 1985 da Sculley, con il supporto degli altri membri del consiglio: ritorna solo nel 1996 – lo stesso film fa un salto temporale dal 1985 al 1996, mostrandoci dopo uno Steve Jobs più tranquillo e rilassato nell’ambiente familiare – come consulente, implorato dal Ceo dell’epoca, Gil Amelio. Il reale motivo di quella chiamata era però la decisione del consiglio di amministrazione di cacciare Gil Amelio e far rientrare lo stesso Jobs nel consiglio, con la posizione di CEO: così accade e successivamente offre un compenso notevole a tre dei membri del consiglio, tra cui Markkula, in cambio dell’abbandono della loro posizione.
Funziona, l’azienda si riprende e il film si conclude con Steve Jobs che registra il messaggio pubblicitario Think Different mandato poi in onda nel 1997.
Temporalmente parlando, l’ultima scena sarebbe la prima, quella con cui il film si apre, nella quale Steve Jobs presenta l’iPod ai suoi collaboratori nel 2001, ma è stata un’ottima scelta porre come ultima scena quella della registrazione di Think Different: è una sorta di riassunto che tira le somme dell’intero film, capace di mostrare non solo il genio di un uomo, ma soprattutto il suo essere essenzialmente diversodalla società.
Jobs, Wozniak, Fernandez, Atkinson, Espinosa, Holt sono tutti «diversi», folli. Ed è proprio questo a renderli geniali, perché è la loro folliache li ha portati a cambiare il mondo.                                                           

Film molto piacevole, interessante, sicuramente biografico, ma che dà un punto di vista diverso su una delle personalità più famose di questo secolo: da vedere. Per tutti, anche quelli che mal sopportano la Apple. Last but not least, la performance di Ashton Kutcher: ha finalmente dimostrato con questo film di essere un ottimo attore, caratterizzando un personaggio difficile in modo eccellente e dando prova di valere davvero.

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