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«Un’unica tempra d’eroici cuori»


di LUCA BELLARDINI
In origine, questa era la storia di un gruppo di pazzi. Di persone – me compreso, me per primo – che non percepivano l’effettiva utilità di un giornale universitario, temendo che rimanesse – come rischia sempre di rimanere – un prodotto di nicchia, relegato in un ambiente ristretto.
E invece no. Invece col tempo la pazzia si è trasformata in visionarietà, il timore in lungimiranza; col tempo abbiamo capito che un giornale universitario non dà (per ora) crediti, non dà riconoscimenti professionali, richiede fatica e sacrificio senza un apparente motivo, ma ripaga ogni sforzo con l’impareggiabile sensazione di fare qualcosa di buono e giusto. 
Perché non c’è gioia più grande nel raccontare il nostro mondo, quello che amiamo e in cui stiamo crescendo (o – nel caso di alcuni – da cui ci stiamo per allontanare, ma con immensa gratitudine per degli anni bellissimi); non c’è piacere più intenso nello scoprire con gli occhi della gioventù i meandri di questa realtà complicata, i risvolti di un’attualità che ci offre spunti continui; non c’è soddisfazione più forte nel vedere come gli altri apprezzino il nostro modo di narrare le cose, dando valore a quello che pensiamo e allo stile, la cura, la professionalità con cui lo mettiamo su carta. Non c’è momento più emozionante di quando i complimenti arrivano non dai compagni di viaggio, ma da persone completamente disinteressate che apprezzano non solamente un prodotto, ma un gruppo umano e professionale capace di lavorare con passione e precisione. 
Perché le congratulazioni più sentite, in questi mesi, non sono arrivate al giornale in sé. Sono arrivate a noi, alla redazione. Il giornale, pur con tutta la sua bellezza – estetica e di contenuti – è solo una proiezione di quello che siamo. Se fossimo diversi noi, sarebbe diverso il nostro prodotto; se non credessimo in quello che facciamo, se quelle pagine non trasudassero impegno e passione, nessuno avrebbe il piacere di sfogliare Madama Louise.
Il rinascimento della nostra testata ha poggiato essenzialmente su questo: la voglia di fare, l’amore per ciò che facevamo, la soddisfazione – insieme a una continua tensione verso il miglioramento – per come lo facevamo. Certo, la professionalità è un requisito fondamentale. Ma non basta mettere insieme i fuoriclasse del giornalismo per sfornare un giornale d’eccellenza. Abbiamo dimostrato di essere competenti, preparati, meticolosi e di saper sfornare articoli di grande qualità; ma – voglio ripeterlo ancora – senza le nostre individualità, i nostri temperamenti, non sarebbe stata la stessa cosa.
Quel viaggio di pazzi – scopertisi poi visionari – è giunto a una tappa fondamentale. Iniziò il 27 giugno dell’anno scorso, quando il nostro progetto ottenne il primo significativo riconoscimento e poté decollare; mise le fondamenta nel corso dell’estate, tra le sabbie del Circeo e le rocce dei Sibillini e le pietre di Roma. 
A settembre levammo finalmente l’ancora, comunque incerti su come sarebbe andato il viaggio. Davanti a noi, l’oceano di un mondo straordinario da cui attingere. E oggi, dopo 7 mesi di impegni e soddisfazioni, rientriamo nel porto. Non potranno esserci aggiustamenti, manutenzioni, modifiche, cambiamenti tecnici in grado di sostituire l’obiettivo dei prossimi 4 mesi, in attesa di salpare nuovamente: un comandante che tenga uniti i propri uomini e sia loro riconoscente per tutti i sacrifici, incitandoli a ripartire più motivati di prima. È nelle pause dalle battaglie, ancor più che in combattimento, che servono i leader. Non sta certo a me giudicare se io sia stato un buon comandante o un «leader» di spessore; non sta a me celebrare oltremodo questo giornale, perché i fatti parlano sempre da soli (e chi ama il giornalismo lo sa certamente).
Un viaggio, comunque vada, è una ricchezza di per sé. Un viaggio fatto in ottima compagnia, qualcosa di ancor più prezioso. Un viaggio fatto in ottima compagnia e conquistando tutti gli obiettivi, una soddisfazione immensa. Un viaggio fatto in ottima compagnia, conquistando tutti gli obiettivi e battendosi con ogni mezzo, un orgoglio personale per tutti i viaggiatori. Se poi l’orgoglio personale diventa l’orgoglio degli altri, se il proprio piacere diventa la soddisfazione altrui, se il nostro vessillo sventola alto sull’albero maestro, allora non potevamo chiedere di più. E quando invece saranno gli altri – i lettori, unici nostri padroni – a chiederci di più, noi risponderemo. 
Arrivederci all’anno prossimo!

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