Lussemburgo, cuore pulsante dell’ideale europeo

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di LUDOVICO LENNERS
Il fatto che l’Europa stia passando un momento di crisi politica è oramai noto a tutti. Su tutto il territorio dell’Unione nell’ultima tornata elettorale europea è stato possibile osservare la crescita di fazioni politiche politiche euroscettiche o addirittura euro-ostili, nazionalpopuliste o no che siano. Perfino nella Germania merkeliana movimenti politici euroscettici quali i conservatori di AfD (che tra l’altro stanno registrando un buon livello di consensi a livello nazionale/federale nelle ultime settimane) o i neonazisti del NPD sono riusciti ad accaparrarsi rispettivamente sette e un seggio a Strasburgo. In questo clima di diffidenza verso quella che da taluni suoi detrattori viene definita “eurocrazia”, c’è un piccolo paese che non si perde d’animo. Il Granducato del Lussemburgo resta il paese piu’ filoeuropeo dell’Unione. La piccola nazione ha infatti assistito nelle elezioni di Maggio alla vittoria schiacciante delle forze europeiste tra cui il CSV (Chrëschtlech Sozial Vollékspartei, Partito Popolare Cristiano Sociale), da sempre il piu’ grande partito del paese nonché casa politica del neopresidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, che si è aggiudicato 3 seggi dei 6 assegnati al Lussemburgo al Parlamento Europeo lasciando indietro, socialisti, liberaldemocratici e verdi che l’anno scorso per la seconda volta dalla fine della seconda guerra mondiale sono riusciti tuttavia a sottrarre ai “popolarconservatori” di Juncker la maggioranza in parlamento e la guida del paese. Nonostante in Lussemburgo i danni della crisi siano effettivamente percepiti in maniera minore che in altri Stati europei, questo rinnovato clima di fiducia nei confronti delle istituzioni comunitarie si è registrato in un momento tutt’altro che facile per il piccolo e tranquillo paese che fu definito durante il secondo conflitto mondiale come “Hitler’s smallest enemy” dal momento che molti dei meccanismi e dei provvedimenti che hanno permesso alla piccola nazione di prosperare oltre un cinquantennio (il Lussemburgo è al momento il paese con il piu’ alto PIL pro capite del pianeta) stanno per essere abbandonati a fronte delle esigenze del mercato comune europeo, primo tra essi, il tanto discusso segreto bancario, primo tra essi, il tanto discusso segreto bancario che verrà ufficialmente abolito il 1. Gennaio dell’anno a venire per i non residenti. Le difficoltà si fanno oltretutto forti anche sul piano sociale interno con l’avanzare della suddetta crisi e con gli scandali che in questi anni stanno avvolgendo la precedente classe dirigente del paese e soprattutto la famiglia granducale, da sempre simbolo dell’integrità e dell’unità della nazione e del popolo lussemburghese il quale dimostra oggi come 70 anni fa nonostante la diffidenza generale nell’UE la sua totale adesione ai principi di libertà e fratellanza tra i popoli che sono base ideologica fondante dell’Europa dell’oggi e del domani. Questo a dimostrare una volta per tutte che l’ideale patriottico espresso nel motto nazionale del Granducato “mir wölle bleiwe wat mir sin” ​(“vogliamo rimanere cio’ che siamo) non è inconciliabile con una realtà metanazionale europea, ed anzi, viene rafforzato ancora di piu’ da una dimensione comunitaria che possa ergersi come difensore dei valori di libertà e democrazia proprio di tutte le culture politiche europee contro ogni sciovinismo estremistico proveniente dall’esterno e dall’interno della nuova Europa. In definitiva possiamo finalmente dire che il Lussemburgo è si uno dei piu’ piccoli e meno potenti partner europei ma rappresenta oggi come sempre il cuore del sogno schumaniano di un’Europa unita.

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