THINGARAGE, LA START-UP DELLA STAMPA 3D

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Thingarage (www.thingarage.com) è una piattaforma di crowdsourcing nata per fornire modelli destinati alla stampa tridimensionale. Non molto tempo fa noi di Madama Louise abbiamo incontrato gli ideatori di questa start-up nella sede dell’acceleratore di imprese LUISS ENLABS (è possibile scaricare l’intervista nella sezione “ARCHIVIO” del nostro sito, N.d.R.) e abbiamo deciso di scoprire come stanno andando le cose da quell’incontro.

Ne parliamo con Antonello Balestrieri, CEO di Thingarage e architetto con una grande passione per il design.
«La mia start-up è nata da un’intuizione: lavorando ad alcuni progetti mi sono accorto di come la dimensione dello “studio professionale” fosse sostanzialmente inappropriata se rapportata alle sfide che il mercato internazionale pone al product design. Poter fornire creatività, internazionalizzazione ed innovazione è un compito spesso al di fuori della portata di un piccolo gruppo di professionisti, seppur di talento. Allora mi sono chiesto: è possibile far sì che tanti designer da tutto il mondo contribuiscano ad arricchire uno sforzo creativo grazie al crowdsourcing? Valentina, Carlo ed Antonio mi hanno aiutato nel trasformare questa vision in realtà grazie alle loro competenze nel settore della gestione delle risorse umane, dell’IT e della comunicazione.
Oggi riusciamo ad ospitare sulla nostra piattaforma più di mille designer da tutto il mondo, ai quali diamo la possibilità di lavorare con alcuni tra i più grandi brand internazionali, realizzando prodotti pensati sulle loro esigenze ed avvalendoci delle più sofisticate tecnologie di stampa 3D a prezzi davvero competitivi. Un risultato che fino a qualche mese fa sembrava titanico e che oggi ci pone davanti tantissime ed ancora più ambiziose sfide produttive.»

Che oggetti si possono realizzare con una stampante 3D?
«Oggi si può stampare in 3D una vastissima serie di materiali: dalle varie plastiche, alla fibra di legno, dai metalli alle resine, dal cioccolato allo zucchero. Per molti di questi materiali, la tecnologia è in rapidissima evoluzione, e le macchine diventano giorno dopo giorno sempre più performanti. Sta solo alla nostra fantasia riuscire a creare un prodotto innovativo ed allo stesso tempo funzionale, che sia esteticamente vincente ed abbia senso in termini di mercato. Ciò che mi preme comunicare, dunque, è che non esiste un identikit preciso per definire un cliente tipo. Non esiste perché la stampa 3D non può essere compresa se guardiamo ad essa come ad un’ennesima modalità di lavorazione. Essa è qualcosa di più: una vera e propria rivoluzione produttiva.»

Fino ad oggi, quali risultati avete raggiunto? E come sta andando il periodo post-programma di accelerazione?
«L’accelerazione in LUISS ENLABS è stato un ottimo bootcamp, perfetto per prepararci alle difficoltà che avremmo dovuto affrontare dopo il lancio! Il periodo successivo al programma di accelerazione è stato per noi estremamente proficuo e ci ha consentito di lavorare con maggiore accuratezza allo sviluppo della “community”, incrementando il numero e la qualità dei nostri designer. Nel frattempo abbiamo scelto di dotarci di un piccolo dipartimento produttivo chiudendo dei contratti di partecipazione molto importanti e siglando alcune partnership strategiche che oggi ci consentono di affrontare la fase di fundraising con maggiore serenità. Purtroppo non posso parlarne in questo momento per ragioni che comprenderai, ma sono certo che ne sentirai parlare presto.»

Se volessi avere il mio modello 3D, pronto da stampare, sarebbe possibile? Come funziona il vostro servizio?
«Per privilegiare la qualità della nostra offerta, almeno in questa fase di lancio della piattaforma, abbiamo deciso di non estendere i nostri servizi ad un pubblico consumer. Ci rivolgiamo prevalentemente a tutte le imprese italiane che vogliano dare in outsourcing la fase di ricerca, non potendo dotarsi, vista l’attuale congiuntura economica, di un proprio comparto di sviluppo interno. Offriamo loro la possibilità di ottenere, in poche settimane, un prodotto di design già ottimizzato in termini ingegneristici e pronto per la produzione industriale, anche non in 3D. Per aprire un contest, basta dunque scriverci e saremo noi a ricontattare le aziende interessate.
I designer, invece, li cerchiamo attraverso vari canali: dalle pubblicità sui social network agli accordi diretti con gli istituti di formazione e le università. Mi piace sottolineare come spesso siano i designer a trovare noi: tanti sono i casi di user che ci contattano proprio perché hanno sentito parlare di noi e non vogliono perdere l’occasione di far parte della community di prototipatori 3D più hot della rete!»

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Recentemente Thingarage ha annunciato i vincitori di una gara internazionale di modellazione tridimensionale, PrintEat: di cosa si tratta?
«PrintEat è un contest che Barilla Group ha lanciato sulla nostra piattaforma: l’obiettivo era quello di ottenere nuovi formati di pasta realizzabili solo attraverso la stampa 3D e non grazie alle vecchie modalità produttive (come la trafilatura). Al concorso hanno partecipato più di 530 designer internazionali provenienti da oltre 20 paesi, che hanno prodotto ben 216 progetti – tutti sottoposti ad un team di esperti incaricati da valutarne la realizzabilità e l’originalità. Le nazioni più presenti sono state: Italia, Stati Uniti, Paesi Bassi, Francia e Germania.
Sono davvero entusiasta degli esiti di questo sforzo creativo: la nostra community di designer ha interpretato questa sfida ambiziosa nel miglior modo possibile! Da essa sono nati progetti innovativi, che potranno aprire la strada ad un nuovo tipo di produzione e di consumo sostenibile. Credo che il settore del Food Design sia quello che può maggiormente beneficiare delle innumerevoli potenzialità crowdsourcing, lasciando che sia direttamente il cliente a decidere come personalizzare ciò che mangia.»

Qual è stato il vostro maggior successo? E la difficoltà più grande che incontrate nel vostro lavoro?
«Mi piace dire che il nostro maggior successo è quello che ancora dobbiamo raggiungere! Nel mondo delle startup è estremamente importante non cullarsi sugli allori ma continuare a lottare per estendere la propria fetta di mercato, prima che il tuo competitor ti anticipi.
La difficoltà più grande è invece quella di riuscire ad esser competitivi con le start-up straniere pur dovendo fronteggiare un carico burocratico notevolmente maggiore. Il mio augurio è che nei prossimi anni le start-up italiane possano affermarsi sempre di più nel panorama europeo e che, contestualmente ad esse, possa crescere anche l’arena del venture capital, senza la quale giovani aziende come la mia difficilmente avrebbero visto la luce.»

Non ci resta che condividere questa speranza e augurare ai ragazzi di Thingarage un grande “in bocca al lupo” per il futuro!

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