NMUN: viaggio nel cuore della diplomazia

Anche quest’anno si è svolto il National Model United Nations di New York, che ha visto la partecipazione di circa 2.500 studenti provenienti da diverse parti del globo. Raccontare quest’esperienza non è per nulla facile, è stata infatti complessa ed emozionante sotto diversi profili. Innanzitutto la cornice, la Grande Mela. Melting pot per eccellenza, si tratta del luogo ideale per mettere a confronto idee e prospettive diverse, il luogo che accoglie e rappresenta un po’ la casa di tutti, oggetto di speranze e ambizioni di milioni di persone. Il secondo aspetto da sottolineare è quello umano, quello della condivisione di momenti indimenticabili con studenti sconosciuti fino ad un mese fa, ma che hanno avuto la capacità di creare dei legami straordinari, rappresentando il collante essenziale di questo viaggio e che hanno permesso ad entrambe le delegazioni della Luiss, Austria e Namibia, di essere premiate con l’Honourable Mention. Infine, naturalmente, la simulazione diplomatica. La grandezza del MUN sta nell’offrire la possibilità di affrontare, con studenti di età simile ma con storie molto diverse, tematiche estremamente attuali per la comunità internazionale e per la vita di milioni di persone come i rapporti tra gli Stati, le nuove sfide energetiche e tecnologiche, le drammatiche condizioni dei rifugiati, il cambiamento climatico, lo sviluppo economico e della persona umana, argomenti per definizione “poliedrici”, che necessitano cioè di essere affrontati considerando i numerosi e talvolta distanti punti di vista, nel tentativo di immedesimarsi nelle esigenze dell’altro e nella consapevolezza che mai un singola posizione potrà considerarsi l’unica corretta. Ecco cosa mi ha insegnato il MUN e perché mi tornerà certamente utile in futuro: lo sforzo di comprendere l’altro, di sentire le sue ragioni, di immedesimarsi nella sua storia, nella sua esperienza, la necessità di giungere ad un compromesso, che in questo caso non ha un’accezione negativa, ma rappresenta la forma più alta di cooperazione e di sostegno reciproco, tentativo estremo di trovare una soluzione che possa fare gli interessi e il bene di tutti i soggetti coinvolti. In fondo l’Onu è questo, un luogo di confronto, anche duro a volte, ma necessario e strada obbligata per garantire la pace e la sicurezza internazionali, capisaldi della Carta delle NU. E proprio questo è lo spirito che si percepisce nella General Assembly Hall, dove si sono conclusi i lavori e dove il Segretario Generale Ban Ki Moon, apparendo all’improvviso e con nostra grande sorpresa, ci ha ringraziati per il lavoro svolto e ha descritto le future prospettive delle Nazioni Unite, per le quali il 2015 rappresenta un anno chiave, con la scadenza dei Millennium Development Goals 2000-2015 e la stesura dei nuovi obiettivi 2015-2030, oltre che per la Conferenza sul Clima di Parigi che mira a concludere, per la prima volta in oltre vent’anni di mediazione, un accordo vincolante e universale sul clima, accettato da tutte le nazioni. Consiglio quest’esperienza a tutti coloro che, a prescindere dal desiderio di intraprendere la carriera diplomatica, vogliano lavorare a stretto contatto con culture diverse, nel mondo accademico, del business, delle nuove tecnologie, nella politica. Per rendere il mondo un posto migliore, più libero, più entusiasmante, non è necessario infatti essere dei diplomatici, ma basta avere intraprendenza, consapevolezza di non essere da soli, capacità di tenere in considerazione i bisogni e i punti di vista dell’altro, chiunque esso sia e qualsiasi cosa esso rappresenti.

SALVATORE SCALETTA

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