ASSOCIAZIONI STUDENTESCHE LUISS: QUESTE SCONOSCIUTE

Intervista a cura di Ludovico Lenners

Antonello, tu fai parte di quella categoria di studenti che vanta una profonda ed impegnativa esperienza associativa alle spalle. Come hai vissuto quella fase della tua vita universitaria?

Non saprei trovare un aggettivo migliore di ‘intensa’. La mia vita associativa è stata davvero un susseguirsi di eventi, nel bene e quasi mai nel male. Per quel che concerne, in particolare, i miei ultimi due anni di università, l’associazionismo è stato un impulso ed un supporto al raggiungimento di determinati traguardi personali. L’associazionismo – chi lo vive e legge queste righe senz’altro concorderà con me – è una sana droga: quando inizi non vuoi smettere; sfidi gli altri, ma sfidi anche te stesso.

Spesso ho paragonato la LUISS a un micro-cosmo in cui sono presenti gran parte delle stesse logiche che ritroviamo nella società in generale. Che ruolo hanno dunque le associazioni e le altre aggregazioni studentesche in questo micro-cosmo ?

Più che di logiche, parlerei di meccanismi, al fine di evitare qualsiasi connotazione negativa. La realtà associativa luissina non risponde semplicemente a fini ricreativi o di integrazione: potrebbe sembrare strano al lettore, ma è formativa sotto una lunga serie di aspetti. Il lavoro di squadra è senz’altro la più grande lezione che si possa trarre. Imparare a gestire le responsabilità è un altro punto a favore. A tal proposito, posso affermare che le associazioni sono la palestra del lavoro autonomo. Porsi da solo degli obiettivi e trovare, sempre autonomamente, i mezzi per raggiungerli. Pertanto, alla base dell’esperienza di cui si discorre non vedo insulse logiche di egoismo, simili a quelle ampiamente radicate nella società odierna, bensì la creazione di uno splendido senso di affiatamento.

Si potrebbe dunque trovare delle analogie tra associazioni studentesche e partiti nazionali ? Se sì, quali sono le differenze ?

Mi trovo costretto ad ammettere che talune analogie esistono. Il voler raggiungere determinati traguardi, sia in termini di risultato che di visibilità, prima degli altri competitor (le associazioni rivali) determina una costante “guerriglia” quotidiana, che si esplica in talvolta ridicoli atteggiamenti, fatti o parole, pronunciate e scritte. Ma tutto ciò non va letto in maniera negativa: il pluralismo fa parte del gioco; il gioco, a sua volta, prepara alla realtà che c’è lì fuori. D’altro canto, non si può negare che ci siano modi diversi di prenderne parte: guardare al vicino ed emulare ti rendono perdente in partenza; al contrario, innovando acquisisci enormi stimoli. Credo fermamente che i miei successori la pensino come me.

Per quanto attiene alle differenze, vorrei citarne una fondamentale: le associazioni non percepiscono contributi, rimborsi spese, proventi di alcun genere. Non hanno e non possono avere alcun colore politico. E’ quindi chiaro che l’impegno degli associati è da inquadrarsi nelle righe del bene universitario piuttosto che in un fine economico o nell’autoreferenzialità. I membri rispondo all’associazione in quanto gruppo di amici prima di tutto e, allo stesso modo, agli studenti che non ne fanno parte, i quali possono, in tutta libertà, giudicarne l’operato.

Si è consolidata l’idea che nelle elezioni universitarie i candidati siano spesso espressione delle associazioni e delle organizzazioni studentesche analoghe. Ti chiedo, dunque, se per te questa concezione corrisponde a verità o è una semplice esagerazione.

Ludovico, ti ringrazio per questa domanda. E’ fondamentale chiarire un punto: io considero le elezioni come il mezzo per espletare ancor meglio una funzione di collante che le associazioni già hanno; le elezioni non possono essere un fine. Non sarò ipocrita, è chiaro che non tutti la pensano come me. E’ altrettanto vero che, nel caso della mia associazione, il lavoro dei rappresentanti – in particolar modo di quelli da noi supportati alle elezioni – è sempre sotto attenta analisi. Di conseguenza, l’entità associazione in quanto gruppo di studenti coeso è, democraticamente parlando, l’unico strumento per far arrivare con una certa autorevolezza determinate istanze alle rappresentanze studentesche. Per tale ragione, a mio avviso, le associazioni sono di gran lunga più importanti dei rappresentanti stessi, i quali, in gran parte dei casi, ne sono l’espressione (e spesso hanno fatto la gavetta al loro interno, consigliando ed assistendo i loro colleghi universitari). Ed è assolutamente giusto che sia così. Mi sembra che tale sistema abbia sempre funzionato. Non esistono doppi fini.

 

Le associazioni poi sono spesso criticate da parte di studenti che potremmo chiamare “non allineati”. Cosa risponderesti a loro ?

Li comprendo, li rispetto, ma non ne condivido le posizioni. Allo stesso modo, nel leggere la mia intervista, più di qualcuno sorriderà e sottolineerà una visione “estremamente radicale”. Tuttavia, come ho precedentemente affermato, non vedo sistema più democratico ed efficace di un gruppo di studenti di anni, corsi e facoltà diverse che, incontrandosi, fanno squadra per raggiungere determinati risultati. Non limitatevi a studiare (insegnamento e citazione di un grande maestro), esplorate, agite: la vita associativa offre uno smisurato panorama di attività e responsabilità, nelle più disparate aree di interesse. Chi critica ha perso in partenza; chi ci prova, ha vinto comunque.

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Antonello Racano è un ex –studente Luiss del dipartimento di Giurisprudenza. Nato il 5 Dicembre 1990, Antonello si è divenuto Dottore in Legge lo scorso novembre ottenendo il voto di 110 e presentando una tesi di Diritto dell’Unione Europea. Attualmente lavora presso l’ASI (Agenzia Spaziale Italiana). Antonello vanta una forte esperienza di vita universitaria culminata con l’ottenimento della carica di Presidente dell’Associazione “AllAround” (allora “AllAroundLuiss”), incarico che ha ricoperto per l’Anno Accademico 2013/2014. 

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