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Il diritto di voto ai tempi dei Millennials

a cura di Camilla Zappia

 

Eccoci. Una generazione, quella dei Millennials, catapultata in un mondo globalizzato, social, che accorcia le distanze, dove ogni cosa è più semplice ed immediata. Vogliamo tutto e subito, anzi lo pretendiamo, e sbuffiamo quando per il pacco di Amazon è prevista la consegna tra cinque giorni oppure troviamo solo il treno lento Roma-Milano che ci mette tre ore e mezza. Sarebbe sciocco non cogliere al volo le opportunità che la società così descritta ogni giorni ci offre, e così siamo tutti iscritti ai più disparati social network e, più in generale, sfruttiamo l’online per informarci, vuoi ai fini accademici-lavorativi, vuoi ai fini meramente di cronaca.

In questo contesto non siamo i soli, noi Millennials, ad approfittare di questa grande finestra sul mondo che è Internet, ma sempre di più anche i nostri genitori, o in generale le generazioni precedenti e non di meno personaggi pubblici di ogni calibro. La cosa più preoccupante è che questo strumento che ci è stato donato ha ingenerato un effetto negativo inaspettato: una libertà di parola senza confini. Direte voi che questa deve considerarsi una conquista – finalmente tutti abbiamo la possibilità di parlare, manifestare le nostre preoccupazioni, condividere le nostre conoscenze. Invece io vi invito a riflettere su come certi politicanti abbiano fatto leva sulla seduzione di quella parte del paese, inetta e rancorosa, che porta avanti l’idea che siamo tutti uguali, che tutti possiamo parlare di tutto, a prescindere dalle conoscenze tecniche o professionali, perchè lo studio, l’impegno, il sacrifico sono in realtà dati relativi. Ci può essere un candidato premier non laureato e che sbaglia i congiuntivi, ma parlare comunque con saccenza di storia, diritto ed economia, perchè uno vale uno in questo mondo di Orwelliana memoria. Da questi soggetti è stato offerto un trampolino di lancio a quelle persone che, prima di guardarsi dentro, puntano il dito contro gli altri, proprio quegli altri che hanno passato anni a studiare e a sbattere la testa sui libri ed erano sfigati perchè non si godevano la vita da giovani, ma che poi diventano improvvisamente ed ingiustificatamente fortunati perchè hanno raggiunto i propri obiettivi. Tutto ciò perchè ad oggi sembra non contare il sacrificio della ricerca in laboratorio, perchè tanto arriverà il vicino di casa a dirti che i vaccini causano l’autismo, lui lo sa, non il ricercatore, non il medico, non il professionista. Ed è probabile che un certo partito risulterà vittorioso per questo, non tanto per la decantata onestà di cui si fanno i paladini, anche perchè possiamo ben comprendere come in questo meraviglioso paese, già nel piccolo e nel quotidiano, l’onestà è cosa di pochi e non un valore diffuso, altrimenti non avremmo il tasso più alto di lavoro nero d’Europa nè tantomeno il più alto numero di evasori fiscali. Ma l’onestà non è propria nemmeno di quelli che da comici si sono sentiti di diventare ad nutum politici, anzi forse questa è la massima espressione di disonestà civile.

Queste sono per me le odierne premesse e lascio a voi le critiche e le dovute considerazioni, ma di certo non mi arrenderò a un sistema simile e non mi esimerò dall’andare a votare, un diritto che soprattutto per noi donne è stato una conquista. Non bisogna dimenticare che anche se si è disgustati, se si è convinti che nessun partito, movimento o candidato ci prossa rappresentare, un fatto è certo: da sempre gli amministratori peggiori vengono eletti da quei bravi cittadini che non vanno a votare.

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