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Caso Diciotti e quel pro-Salvini che divide il M5S

A cura di Luisa Ambrosio

 

 

È il 20 agosto 2018 quando la nave della guardia costiera italiana Ubaldo Diciotti attracca nel porto di Catania, dopo un’operazione di soccorso nelle acque al largo dell’isola di Malta. Al momento dell’arrivo il comandante riceve l’ordine di non calare le passerelle, ordine – si chiarirà poco più tardi – proveniente dal Ministero dell’ Interno. La mancata autorizzazione da parte del Ministro di certo non lascia stupiti considerando che lo slogan “porti chiusi” ha accompagnato l’intera campagna elettorale di Salvini. Eppure dalla proclamazione di un’idea alla commissione di un reato il passo è breve, almeno per la procura di Agrigento che qualche giorno più tardi iscriverà il nome di Matteo Salvini nel registro degli indagati. Sequestro di persona aggravato è il reato che gli viene imputato e per il quale il Tribunale dei ministri di Catania chiederà l’autorizzazione a procedere.
La vicenda torna a riempire i titoli dei telegiornali e le prime pagine dei quotidiani negli ultimi giorni. Il motivo è la delibera da parte della giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari che dovrà decidere se concedere o meno l’autorizzazione a procedere richiesta. Certo, non è la prima volta che la giunta è chiamata a pronunciarsi, tuttavia la sua decisione potrebbe avere ripercussioni che vanno ben oltre l’immunità del Ministro. Perché se Salvini nei giorni che hanno preceduto il voto si è sempre professato “tranquillo” chissà se lo stesso si può dire dell’altro Vice Premier, Luigi Di Maio, considerate le fratture che a seguito della delibera – 16 voti contro il processo e 6 a favore – si sono create all’ interno del Movimento 5 Stelle.
L’intera vicenda, infatti, ha creato una spaccatura tra quelli che si dichiarano contrari all’autorizzazione (Raggi, Appendino, Grillo) in linea con gli ideali di cui il movimento si è sempre fatto portavoce e quelli che si mostrano più inclini al “cambiamento”.
Gli iscritti al Movimento hanno avuto la possibilità di esprimere il proprio punto di vista attraverso la piattaforma Rousseau per cercare di orientare il voto dei parlamentari che li rappresentano all’interno della giunta, ma neanche questo è bastato a calmare le acque.
Da un lato la necessità di salvaguardare il neonato governo, dall’altro quella di non tradire il movimento di appartenenza. Due interessi diversi che inevitabilmente finiscono per scontarsi.
Ma il punto è proprio questo. Un conto sono le parole, le idee, un altro i fatti e non è la prima volta che l’impatto con la realtà governativa crea fratture. Certo è che dopo questa vicenda Di Maio e suoi avranno un bel po’ da confrontarsi per tornare a trasmettere quell’idea di unità e coesione interna sulla quale hanno costruito un intero movimento.
Aria di crisi? Forse è presto per poterlo dire. Forse basterà una folata di vento a trascinare tutto il polverone sollevato dalla polemica. Forse è solo una scintilla. Ma una scintilla può spegnersi o appiccare l’intero fuoco.

 

 

 

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