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Grantham, Lincolnshire

Fabbriche, colline e poco più di quaranta mila abitanti a ridosso di Ermine Street, la vecchia strada romana che collegava Londra e York, sono lo scenario che contorna la nascita di Margaret Hilda Roberts, una ragazza che di lì a poco avrebbe cambiato con le sue decisioni il destino del Regno Unito. Figlia di un droghiere con la passione per la politica locale, riesce da subito a coniugare i due grandi “mantra” di famiglia, laureandosi in Chimica ad Oxford e diventando nel contempo presidente di un’associazione universitaria di pensiero conservatore. Per perseguire il suo duplice sogno parte alla volta del Kent, dove mentre lavora in una delle maggiori industrie conserviere del Regno Unito sfiora per due volte la vittoria dei Tories in uno storico feudo laburista: è qui che conosce Sir Denis Thatcher, che sposerà nel 1951. La prima grande conquista non tarda arrivare: nel 1959 infatti ottiene la prima elezione alla Camera dei Comuni, a cui 11 anni dopo seguirà la nomination al Ministero dell’Istruzione. I 70s sono per la Thatcher l’inizio di una lunga ma difficile ascesa, che la porterà in poco tempo ad infrangere una serie di record fino ad allora impensabili: assume infatti nel ’74 la guida del Partito Conservatore diventando la prima donna a ricoprire quella carica ed il 4 Maggio 1979, ottenendo la maggioranza alla Camera dei Comuni, diventa Primo Ministro. Le condizioni del Paese all’inizio del suo mandato sono difficili se non disastrose, con il debito pubblico a livelli mai visti prima; sono gli anni di coraggiose e talvolta impopolari manovre economiche, che porteranno già tre anni dopo il Regno Unito in evidente fase di crescita. Sono questi gli anni del neonato “Thatcherismo”, una visione di politica economica basata sui grandi pilastri del <<Controllo>> di inflazione ed offerta monetaria e di <<Riduzione>> di debito pubblico, regolamentazione dell’attività produttiva e delle tasse su lavoro e redditi di capitale; dall’altra parte del mondo, nel frattempo, sembra tirare la stessa aria di rilancio: è l’ora dell’ascesa della celebre e tanto discussa “Reaganomics” sull’onda della rivoluzione inaugurata dall’ex governatore della California Ronald Reagan. Se il minor peso dedicato all’attività sindacale e gli strascichi della spending review non sembrano inizialmente sorridere alla figura del Primo Ministro britannico, la campagna bellica della “Lady di Ferro” darà alla sua popolarità un assist non indifferente. Dopo la rivendicazione da parte della giunta militare Argentina delle Isole Falkland, infatti, la Thatcher invia sul posto una task force navale: l’operazione si rivela un grande successo, che fece ritrovare ai cittadini un inaspettato senso di patriottismo. La parabola politica della Iron Lady sembra non interrompersi mai, tanto da farle centrare nel 1987 la terza elezione consecutiva da Premier, record ad oggi ancora imbattuto in patria; è proprio in questo periodo che la presidenza della chimica di Grantham cambia rotta e centra due altri successi: sia nell’attenzione alle tematiche ambientali, sia con il <<pugno duro>> contro la violenza negli stadi, che mette la parola fine al fenomeno hooligan come lo si conosceva allora. L’approvazione dell’impopolare “poll tax”, tuttavia, le costerà la presidenza e la leadership del Partito nel 1990, quando dopo le dimissioni inizierà ad abbandonare gradualmente la vita politica. Riceve nel 1992 il titolo di Pari a Vita come Baronessa Thatcher che le permetterà di sedere nella Camera dei Lord, fino alla sua morte nel 2013, già malata di Alzheimer, stroncata da un ictus nel Ritz Hotel di Londra.

Il lascito che ha consegnato al futuro è quello di un successo economico raggiunto spingendosi oltre qualsiasi barriera dinnanzi alla quale un più mite sostenitore del medesimo progetto politico si sarebbe fermato. Grazie al suo coraggio di self-Made lady possiamo oggi sapere cosa sta al di là di scelte tanto radicali da sembrare salti nel buio, abbiamo scoperto che tolto il cuscino paracadute dello stato sociale esiste la forza dell’individuo che lo risparmia dal baratro, che alla riduzione radicale dei tributi può corrispondere il maggior benessere degli ultimi. Una donna coraggiosa, entrata nella storia per la capacità di imporre con uno stile deciso ed elegante la più radicale delle riforme e di non disperare nemmeno di fronte agli apparenti fallimenti preliminari. Uno era il fondamento di un tale coraggio, la ferma fiducia di avere la conoscenza scientifica dei meccanismi che regolano la realtà e l’economia grazie a un approccio empirico diretto a un obbiettivo preciso: il maggior benessere materiale della società nella conservazione dei valori superiori che ne caratterizzano la vita.

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