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91 volte Hamilton

A cura di Valerio Francesco Silenzi

Lewis Hamilton entra di nuovo nella storia. Vincendo il Gran Premio di Eifel il pilota britannico della Mercedes eguaglia il record di 91 vittorie di Michael Schumacher in Formula 1. Dopo una gara che non è stata mai in discussione, Hamilton è salito per la novantunesima volta sul gradino più alto del podio ma prima di farlo ha ricevuto il casco dell’asso tedesco ai tempi della Mercedes direttamente dal figlio di Michaal, Mick, che posterà in seguito sui social una fotografia dell’evento accompagnata da una frase di congratulazioni: “Grandi complimenti a Lewis, questo è l’impressionante risultato ottenuto da un pilota davvero eccezionale. Non possiamo negare che ci sarebbe piaciuto che Michael fosse ancora il detentore di tale record, ma come lui stesso diceva sempre: i record sono fatti per essere battuti.”
Questo record è servito a coronare la carriera di un grande campione che, a differenza della maggior parte dei suoi colleghi, è venuto dal nulla ed è arrivato ai vertici della Formula 1 solo grazie alle sue forze e quelle di suo padre che ha dedicato tutto sé stesso per alimentare i sogni del figlio.
Tuttavia, questa vittoria lascia qualche perplessità e soprattutto non rende questo evento sensazionale come dovrebbe. Infatti, nonostante le qualità indiscutibili di Hamilton come pilota, questo risultato arriva dopo sei anni dall’introduzione del motore turbo ibrido e dopo sei anni di assoluta supremazia Mercedes dove, tranne rare eccezioni, la vittoria al titolo di uno dei due piloti della scuderia tedesca era inevitabile. Quindi mentre il raggiungimento del record di Schumacher è sembrato più “sudato”, vista la maggiore competitività delle scuderie rivali, il traguardo di Hamilton appare quasi scontato, nonostante, ripetiamo, il talento enorme e indiscutibile del pilota.
A questo punto sembra d’obbligo fare una riflessione da appassionato di Formula 1: è una buona idea continuare con questo regolamento che permette ormai da anni ad una scuderia di avere un distacco irraggiungibile e che con la macchina vincente taglia il traguardo, non più con qualche secondo di vantaggio, ma con spesso almeno un giro avanti a tutti gli altri minimizzando il valore dei piloti in confronto a quello della monoposto? I dati dicono di no.

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