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L’Italia ancora una volta si ritrova divisa. Una divisione profonda e netta tra governo e cittadini, tra negazionisti e chi invece sostiene l’esistenza del virus, tra chi protesta in piazza e chi invece, guarda dall’alto dei balconi, tra chi è a favore dei nuovi decreti-legge e chi, invece, si vede sottratta la propria libertà ed il proprio lavoro. Un’Italia che non accetta le misure prese da un governo che si ritrova indeciso, si perché il problema è proprio l’indecisione. Dati alla mano, i casi sono aumentati vertiginosamente nell’arco delle due ultime settimane riuscendo a superare la quota 20.000 (contagi). Numeri che ricordano per certi versi quelli della quarantena dello scorso aprile, ma che portano con sé un elevato numero di tamponi e quindi una conseguente percentuale più bassa tra test effettuati e positivi (che si attesta intorno al 10%). Ciò che desta scalpore però, sono le direttive del Governo prese in queste due ultime settimane. Tre decreti-legge con effetto immediato sono entrati in vigore, ognuno di essi con progressive e conseguenti limitazioni che portano ad un coprifuoco dalle ore 23:00, alla chiusura obbligatoria di qualsiasi attività di ristorazione entro le ore 18:00 ed al divieto di praticare sport individuali o collettivi con conseguente chiusura di palestre e circoli sportivi di qualunque genere.

Non si sa come agire ed il governo pur avendo imposto pesanti limitazioni cerca di evitare di pronunciare quell’inglesismo che ormai è entrato nel dizionario delle case di tutti gli italiani, lockdown. Sì, perché è proprio questo “strumento”, nonché l’unico possibile per sconfiggere definitivamente una pandemia che si cerca di non concretizzare una seconda volta. Uno strumento, l’unico verosimile ed attuabile al giorno d’oggi che agisce quasi come una sorta di chemioterapia. Uccide sia le cellule buone che quelle cattive, e purtroppo l’effetto sulle PMI, su chi ha una propria partita Iva o fa un lavoro part-time, è la decisone abissale e profonda tra salute e soldi.

Intanto le piazze di alcune tra le più grandi città d’Italia si rivoltano. Si manifesta contro delle decisioni che purtroppo colpiscono la grande fetta dei lavoratori italiani, ma lo si fa senza rispettare la distanza sociale (a differenza di quanto invece è successo in Israele dove le manifestazioni anti-governo si sono realizzate nel rispetto delle norme di distanziamento sociale), si manifesta compiendo atti di violenza inaudita verso le forze dell’ordine le quali si sono trovate impreparate a tale forza d’impatto, si manifesta contro un presidente di regione che ad un mese di distanza (dopo essere salito con il 70% del consenso popolare) non piace più.

Allora, come agire? Da ambo le parti vi sono contraddizioni e purtroppo qualunque sia la scelta presa comporta la preclusione di determinati aspetti della vita.  

L’opposizione di centro-destra, intanto, si dichiara apertamente contro ogni decisione presa da un presidente del consiglio che rappresenta il nocchiere di un’Italia che si trova in acque tempestose.

Un centro-destra che vuole impugnare al T.A.R. sull’ultimo decreto emanato e che con un pizzico di populismo e incoerenza si schiera a favore del popolo italiano, a favore di chi attualmente vede vanificati gli sforzi di una vita. “Dobbiamo combattere il coronavirus o la cirrosi epatica?” gridava lo scorso 15 ottobre in Parlamento la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. E’ soprattutto la mancanza di unità nazionale a venir meno al presente. Si recitano due canovacci ormai già consolidati, l’opposizione che rema contro qualsiasi decisione presa dalla controparte ed un governo che agisce senza il consenso di molti italiani. Si continua, ahimè, a venir meno sulle decisioni importanti e ciò comporta un indebolimento dell’Italia stessa.

In un presente camusiano, dove l’uomo davanti alle piaghe si trova sempre impreparato, sono già le 18:00. Il sole è tramontato da un paio d’ore e si prepara a chiudere. Le imposte vengono sbarrate, le luci spente ed i tavoli accatastati all’ interno. Tutti si dirigono verso casa con passo lento e la testa bassa, ormai stanchi di un virus che non accenna a diminuire e da una situazione mondiale che pone più domande che risposte.

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