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L’appuntamento più importante: un colloquio con noi stessi

A cura di Carlotta Gisonni

Cari lettori, 
come state?
Per rispondere seriamente a questa domanda, vi chiedo ancora, vi siete fermati ad ascoltarvi? Riuscite ad ascoltarvi senza fermarvi?             
Quale momento migliore allora, se non il nostro consueto appuntamento domenicale, per sorseggiare virtualmente una tazza di tè e scorgervi sul fondo il nostro riflesso, in modo più limpido.
Mettersi in contatto con se stessi difatti, non è facile.
Non lo è mai stato per l’essere umano che vive troppo poco o fugacemente il presente, rimanendo eccessivamente ancorato al suo passato o proiettandosi già in un ideale di futuro, in funzione del quale agisce.
Ed è ancora più faticoso farlo oggi, in un’era digitale per cui siamo perennemente connessi e riceviamo senza sosta una miriade di impulsi distraenti, che riescono a catturare per diversi secondi ognuno, la nostra attenzione (la cui soglia media è ormai pari a quella di un pesce rosso, 8 secondi), riducendo all’osso i momenti catartici, nei quali abbandonarsi alla propria essenza. Per di più l’irresolutezza dell’attuale momento emergenziale, contribuisce da un lato a caricare i nostri bagagli emotivi di una buona dose di incertezze e preoccupazioni, tra cui riconoscere il proprio reale stato d’animo risulta un’impresa; dall’altro con il distanziamento sociale e dunque la notevole diminuzione dei momenti di condivisione interpersonali, va a intaccare la definizione del proprio io, che come Aristotele ci insegna, passa prima per il confronto con l’altro e quindi mediante l’attribuzione di un ‘tu’.
È di fondamentale importanza allora, provare a ritagliarsi di tanto in tanto dei momenti di conoscimento e di comprensione personale (magari praticando attività che ci facciano stare bene o circondandoci delle persone giuste per noi), come esercizio di amor proprio volto a intraprendere un dialogo interiore, che quanto più profondo sarà, tanto più ci consegnerà maggiori risposte sulla persona che siamo e conseguentemente su quella che intendiamo essere.
Un monito emblematico a tal proposito, risiede nelle parole di Petrarca, che nella sua opera del Secretum, dice: “sarò presente a me stesso quanto potrò, raccoglierò gli sparsi frammenti della mia anima e diligentemente veglierò su di me”.

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